Nel calendario storico della Serie A c’è un prima e un dopo la simulazione di Alessandro Bastoni. Il tuffo in Inter-Juventus e l’esultanza (vergognosa) in faccia a Pierre Kalulu avevano segnato l’anno zero. Al minuto 42 del derby d’Italia di San Valentino cambia tutto: da lì in poi tutti, tifosi e allenatori, club e calciatori, sarebbero stati assetati di giustizia. Derby di Milano, 8 marzo: vince il Milan per 1 a 0, l’apoteosi dell’allegrismo, gol nel primo tempo di Pervis Estupinan e mantenimento fino al novantesimo. I rossoneri si portano a meno sette punti dall’Inter capolista. Campionato riaperto. Se non altro perché i nerazzurri e Cristian Chivu ora qualche fantasma lo vedono. Gli scudetti che si possono “solo perdere” sono i più fastidiosi da gestire. Per tutta la gara, come era già successo a Lecce e Como, Bastoni viene fischiato. A ogni tocco corrisponde una reazione di tutto lo stadio. San Siro e tutta l’Italia hanno deciso chi è il cattivo. I complici del villain sono gli arbitri: ma come fai a non andare a vedere una simulazione così, costata un rosso allo juventino? Ma che regolamento è questo? C’è poco da fare: certi buchi nel protocollo sono inspiegabili. Il direttore di gara La Penna doveva andare a vedere e cambiare la decisione. Bastoni avrebbe dovuto essere cacciato, non Kalulu. Arriviamo oltre il novantesimo del derby, l’Inter butta palloni e qualche preghiera in area. Qualcosa, in effetti, accade. Al novantaduesimo, calcio d’angolo di Federico Dimarco, palla che sbatte su Carlos Augusto ed entra in rete. Ma l'arbitro Doveri ha già fischiato. Nulla di fatto.
Ecco, perché Doveri ha fischiato? E soprattutto: perché non ha fischiato prima che il calcio d’angolo venisse battuto? Di solito bastava che la domanda “perché?” fosse giustificata per scatenare l’ira e gridare al complotto. L’altro episodio, sempre sul finale, è il tocco con il braccio di Samuele Ricci dopo la sponda di Denzel Dumfries. Si spendono i fenomenologi parlando di mancata intenzionalità (cosa irrilevante nei tocchi di mano in area) e spiegano che il movimento successivo dimostra che Ricci stava togliendo il braccio. A questi si aggiungono i fisici: il braccio non aumenta il volume del corpo, dunque giusto così. I romantici, invece, non hanno bisogno di spiegare nulla. Basta il ricorso alla nostalgia: un rigorino così mai lo dovresti fischiare, altrimenti roviniamo il calcio. Tutto verissimo. Resta una questione: perché Doveri non è andato a rivedere l’episodio? Dalla sala Var ha ricevuto solo silenzio-assenso? Guardando al nuovo calendario calcistico italiano, nell’era post-Bastoni, certi commenti fanno sorridere: se lo sono meritato, è il karma, godiamo ancora di più, rubato in casa dei ladri. La sete di giustizia era solo un miraggio nel deserto. L’oasi del “nuovo calcio” fatto di onestà e ammissioni di responsabilità solo un’illusione. Sono tornati i vecchi tempi: quel calendario appena iniziato è già da buttare.