La triste storia di “cuore bruciato” purtroppo non ha avuto la stessa visibilità mediatica de “la famiglia nel bosco”, nonostante sia rimasta a lungo in apertura nei maggiori giornali italiani. Con essa condivide un titolo che potrebbe ricordare una favola per bambini, ma non certo la possibilità di un lieto fine. Domenico Caliendo, il bimbo di due anni a cui quel cuore bruciato doveva essere trapiantato purtroppo è morto perché una catena di incompetenti ha lesionato quell’organo unico per lui, con del ghiaccio secco, che può arrivare fino a quaranta gradi sotto zero. Di solito gli organi per i trapianti devono essere conservati a meno quattro gradi.
Il cuore di Domenico, invece, individuato alla vigilia del Natale 2025 è stato sprecato insieme alla sua vita perché trasportato con modalità errate, in un comune box di plastica, dall’Ospedale San Maurizio di Bolzano fino al Monaldi di Napoli, che dai cardiologi di tutta Italia è considerato un’eccellenza nel settore. Eppure, potrebbe essere che il povero Domenico non sia stata l’unica vittima. Qualcosa di analogo potrebbe essere accaduto addirittura nel 2021, perché l’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, è stato contattato da un’altra coppia di genitori che dopo cinque anni di silenzio, ha riconosciuto nel caso di Domenico qualcosa di analogo alla loro vicenda personale. Anche loro hanno perso una figlia a causa di una crisi di rigetto da trapianto di cuore. Anche loro avevano notato un comportamento anomalo da parte di alcuni medici e anche questi avevano utilizzato lo stesso tipo di box frigo che secondo le linee guida stabilite dal Centro nazionale trapianti, non dovrebbe più utilizzarsi dal 2018.
L’inchiesta aperta dalla Procura di Napoli sotto la guida di Nicola Gratteri si sta occupando di accertare le responsabilità in questa catena di eventi, e anche alla luce delle nuove evidenze a proposito dei fatti del 2021 potrebbe venire fuori una verità molto più tragica di quanto non si possa pensare. Gli indagati sono sette medici, tra cui membri dell’equipe che ha eseguito l’espianto del cuore a Bolzano e coloro che hanno partecipato al trapianto a Napoli. La Procura naturalmente sta valutando se ci siano state negligenze o omissioni gravi che abbiano contribuito alla morte di Domenico. Attualmente si parla di omicidio colposo, ma sono considerate anche eventuali lesioni gravi, qualora emergessero elementi di danno precedenti al trapianto su altri organi o su altri pazienti. Nel frattempo l’Azienda ospedaliera dei Colli, di cui il Monaldi fa parte, ha avviato tempestivamente dei provvedimenti cautelari interni, comprese la sospensione dei medici coinvolti e verifiche sulle procedure di trasporto degli organi. La magistratura ha disposto i vari incidenti probatori e le perizie tecniche tra cui pure l’autopsia sul piccolo Domenico e la ricostruzione del viaggio dell’organo, dalla partenza a Bolzano fino all’arrivo a Napoli. Il Gip del Tribunale di Napoli Mariano Sorrentino ha coordinato la nomina dei consulenti tecnici di parte e della Procura a inizio marzo. Tra quattro mesi sapremo qualcosa di più sulle prove raccolte fin’ora, ma già è emerso dall’autopsia che non vi siano state lesioni compatibili con un taglio chirurgico durante l’espianto a Bolzano, dunque per il momento la lesione sarebbe avvenuta durante la fase di trasporto, anche se sarà necessario attendere l’11 settembre per ulteriori sviluppi a proposito. Certo è che questa storia purtroppo se non griderà giustizia, griderà vendetta.