Non chiamatela chiesa: oggi il Duomo di Nola è un’altra roba che c’entra poco con la giustizia divina: dovrà essere una piazza laica che, invece, chiederà insieme che si faccia, intanto, quella terrena. Col dolore per un bambino che voleva vivere e non ha potuto e col rigore di una magistratura che non potrà, e non dovrà, trovare scusanti. Sì, è il giorno dell'ultimo saluto a Domenico Caliendo. Il cardinale Battaglia amministrerà l'ultimo gesto di pietà, quella stessa pietà che aveva già offerto al piccolo poco prima del decesso, ma fuori dal sagrato c’è già la cronaca reclama il suo spazio. Cronaca cruda. Tecnica. Necessaria. Perché se oggi è il giorno delle lacrime, ieri è stato quello della verità anatomopatologica. E è una verità che aggiunge dolore al dolore, rivelando altre bugie sopra le bugie.
Luca Scognamiglio, il medico legale che assiste la famiglia, lo ha messo nero su bianco dopo tre ore di esame autoptico al Secondo Policlinico: quel cuore arrivato da Bolzano il 23 dicembre scorso era sano. Non ci sono lesioni macroscopiche, non c’è quel fantomatico "taglio sul ventricolo" di cui si era sussurrato per giorni e dietro cui hanno provato a nascondersi dal Monaldi di Napoli. Tradotto dal linguaggio della medicina legale a quello della realtà: il muscolo cardiaco destinato a Domenico era integro al momento dell'espianto. Quel cuore è diventato "inutilizzabile" o "congelato" dopo.
L'inchiesta, che ora vede sette indagati tra medici e paramedici, si muove ora anche su una certezza in più oltre verbali e testimonianze che dipingono un quadro comunque inquietante. Domenico sarebbe rimasto con il torace vuoto, senza il suo vecchio cuore, per almeno 45 minuti, mentre lo tiravano da quel box con il ghiaccio secco, tra procedure di scongelamento improvvisate e disperate e il tentativo di rimediare senza stare a dire niente. Come si fa quando si combina una qualche cazzata semplice. Lì c’era di mezzo un bambino da salvare e ce ne era di mezzo un altro che non aveva potuto salvarsi, ma che aveva appena donato il suo cuore. Il cardiochirurgo Guido Oppido continua a difendersi anche urlando contro ai giornalisti. Rivendica tremila interventi e undici anni di vita spesi per i bambini della Campania, dichiarandosi vittima di un sistema. Ma non risponde all’unica domanda a cui dovrebbe: perché procedere al clampaggio dell'aorta e alla cardiectomia prima di aver verificato le condizioni reali dell'organo da trapiantare?
Il Gip Mariano Sorrentino ha dato il via all'incidente probatorio, un pool di super periti avrà 120 giorni per ricostruire tutto quello che è successo. Si tornerà in aula l'11 settembre, dopo un altro passaggio cruciale il 28 aprile. Intanto, la direttrice dell'Azienda dei Colli, Anna Iervolino, rivendica la tempestività delle indagini interne iniziate già il 30 dicembre, senza però specificare che proprio in quel giorno – guardacaso – un giornalista aveva fatto sapere che sul piccolo Domenico stava conducendo un’inchiesta e avrebbe pubblicato articoli. respingendo le accuse di occultamento.
Ministero, Regione e forse anche Giorgia Meloni (che oggi dovrebbe essere presente ai funerali) dovranno spiegare anche questo e da un punto di vista civile – e se vogliamo anche politico – oltre che aspettare la magistratura, altrimenti sarà solo una miserabile sfilata a Nola tra fiori bianchi e magliette con il volto di Domenico. Anche perché è fondamentale, in ore come queste, evitare ogni strumentalizzazione. Non serve il tifo da stadio tra medici e infermieri, non servono i proclami della politica che oggi si affaccerà al Duomo. Serve il rigore di chi cerca i fatti dietro i "sussurri interni". Se il cuore era sano, il fallimento è solo umano. Procedurale. Gestionale. Tra superbia e sciatteria.