C'è una sala a Lissone. Quattro muri, monitor accesi, e il segreto del calcio italiano che si tiene dietro un vetro. È la sala del Centro Var della Lega Serie A, il luogo dove si prendono le decisioni che spostano campionati, dove le immagini vengono analizzate, e dove, il primo marzo 2025, sarebbe accaduto qualcosa di molto difficile da ignorare. Qualcuno avrebbe bussato. Qualcuno avrebbe guardato dentro. Qualcuno avrebbe cambiato il corso di una partita, o almeno questa è l'ipotesi che la Procura di Milano sta cercando di verificare. Quel qualcuno, secondo gli inquirenti, si chiama Gianluca Rocchi. Toscano, 52 anni, ex arbitro internazionale di lungo corso, dal 2021 designatore degli arbitri di Serie A e Serie B. L'uomo che decide chi fischia cosa, chi va in campo, chi siede davanti ai monitor. La mattina del 25 aprile 2026, Rocchi ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Milano. L'ipotesi di reato è concorso in frode sportiva. La stessa dicitura che nel 2006 fece esplodere Calciopoli.
Com'è nata l'inchiesta?
Tutto comincia da un esposto. Lo firma Domenico Rocca, ex assistente arbitrale, tesserato Aia, dismesso dall'associazione. Rocca, nella sua denuncia, descrive un presunto intervento del designatore Rocchi all'interno della sala Var di Lissone durante la partita Udinese-Parma del 1° marzo 2025, gara del campionato poi vinto dal Napoli al fotofinish sull'Inter. L'esposto viene trasmesso alla Procura Federale della Figc guidata da Giuseppe Chinè. Siamo nel maggio del 2025. L'indagine sportiva viene aperta, vengono ascoltati tutti i soggetti coinvolti, le testimonianze vengono raccolte. Il procedimento si chiude rapidamente e viene archiviato. Nel frattempo, però, un'altra indagine è in corso. Quella penale, condotta dal pm Maurizio Ascione della Procura di Milano, guidata dal procuratore Marcello Viola. E qui le cose assumono proporzioni differenti. La Procura milanese non si ferma a Udinese-Parma. Allarga il perimetro, individua altri episodi, analizza altre partite dei campionati 2023/24 e 2024/25. Il 25 aprile 2026, mentre l'Italia festeggia la liberazione dal nazifascismo, arriva l'avviso di garanzia a Rocchi.
Le partite valutate dalla Procura
I capi d'imputazione riportati dall'agenzia Agi sono tre. Il primo riguarda Bologna-Inter del 20 aprile 2025. Secondo la ricostruzione della Procura, Rocchi “quale designatore arbitrale dell'Aia, in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di Coppa Italia, combinava la designazione del direttore di gara per la partita di campionato di serie A Bologna-Inter nella persona di Andrea Colombo, siccome arbitro gradito alla squadra ospite, l'Inter, impegnata nella lotta alla corsa scudetto, ormai alle battute finali della stagione calcistica”. Va detto che in quella partita l'Inter perse 1-0, con gol di Riccardo Orsolini in pieno recupero. Elemento, quello della sconfitta, che non ha rilievo investigativo. Il secondo capo d'imputazione riguarda la Coppa Italia e il derby Milan-Inter. Secondo l'accusa, Rocchi “quale designatore in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di andata di Coppa Italia del 2 aprile 2025, combinava o schermava la designazione del direttore di gara Daniele Doveri, ponendolo alla direzione della semifinale del torneo del 23 aprile 2025, onde assicurare poi all'Inter direzioni di gara diverse dal poco gradito Doveri per la eventuale successiva finale di Coppa Italia e per il resto delle partite del campionato di serie A”. Anche in questo caso, il risultato sportivo smentisce almeno il successo dell'ipotetica manovra: nella semifinale con Doveri arbitro, l'Inter perse 3-0. Il terzo capo d'imputazione è quello più documentato, perché si intreccia con il video circolato ampiamente nei mesi precedenti: l'episodio della sala VAR di Lissone durante Udinese-Parma dell'1 marzo 2025. In quella circostanza, Rocchi avrebbe violato il protocollo Var, che prevede la totale autonomia dei responsabili Var, inducendo la chiamata all'On Field Review da parte dell'arbitro Fabio Maresca ai fini dell'assegnazione del calcio di rigore a vantaggio dell'Udinese. Le immagini della sala Var mostrano Daniele Paterna che si gira, guarda indietro, e dal labiale pronuncia “è rigore”. Verso chi si gira Paterna è la domanda a cui questa inchiesta deve rispondere. Nell'indagine figura anche la partita Inter-Verona del 6 gennaio 2024, nella quale uno degli Avar avrebbe, secondo l'ipotesi investigativa, omesso di chiamare l'on field review al momento di un fallo intenzionale di Alessandro Bastoni su Duda del Verona, commesso lontano dall'azione ma immediatamente precedente alla rete decisiva dei nerazzurri. Il dialogo tra l'arbitro Michael Fabbri e il Var Luigi Nasca su quell'episodio era già stato reso pubblico in sede di Coverciano. Infine, risulta nel mirino degli inquirenti anche Salernitana-Modena dell'8 marzo 2025, partita di Serie B.
Chi sono gli indagati?
Rocchi non è solo. Con lui, indagato per concorso in frode sportiva, c'è Andrea Gervasoni, supervisore Var. Nell'avviso di garanzia notificato a Gervasoni, e visionato dall'agenzia Agi, si legge che durante lo svolgimento della partita Salernitana-Modena, con la concessione del calcio di rigore a favore della squadra emiliana da parte del direttore di gara Antonio Giuia, Gervasoni "incalzava e sollecitava l'addetto Var Luigi Nasca affinché questi richiamasse Giuia all'on field review ai fini della decisione iniziale sull'episodio di gioco". L'indagine è in fase preliminare e dovrà chiarire se i comportamenti contestati integrino reati, illeciti sportivi, o non abbiano rilevanza penale.
Le dichiarazioni di Rocchi
La mattina del 25 aprile, dopo aver appreso dell'avviso di garanzia, Rocchi rilascia una prima dichiarazione all'Ansa: “Questa mattina ho ricevuto un avviso di garanzia. Sono sicuro di aver agito sempre correttamente e ho piena fiducia nella magistratura”. In serata, però, arriva la decisione più rilevante: l'autosospensione. “In merito alla vicenda odierna, in accordo con l'Aia e per il bene del gruppo Can che deve poter operare nella massima serenità, ho deciso di autosospendermi, con decorrenza immediata, dal ruolo di responsabile Can. Questa scelta, sofferta, difficile ma condivisa con la mia famiglia, vuole permettere un corretto decorso della fase giudiziale, da cui sono certo uscirò indenne e più forte di prima. Il grande amore per la mia associazione ed il senso di responsabilità per il ruolo ricoperto mi portano prima di tutto a tutelare un gruppo così importante di atleti che non voglio possa essere condizionato in alcun modo dalle mie vicende, in attesa di novità, che mi auguro quanto prima possano arrivare per chiarire la mia posizione”. L'avvocato Antonio D'Avirro, del foro di Firenze, difende Rocchi: “Conosco il signor Rocchi da anni, è una persona seria e corretta. Al momento non posso fare dichiarazioni, perché devo studiare le carte. Posso però dire che il mio assistito, con cui ho parlato, contesta quel che gli viene addebitato nell'invito a comparire”. L'interrogatorio fissato per giovedì 30 aprile alle ore 10, presso la Procura di Milano, sarà il primo momento in cui la versione dell'indagato verrà messa a verbale davanti ai magistrati.
Le dichiarazioni delle istituzioni
Il Ministro dello Sport Andrea Abodi è intervenuto con un lungo post su X nella serata del 25 aprile: “C'è solo un modo per tutelare il sistema sportivo in tutte le sue articolazioni e rispettare i tifosi, gli appassionati e gli innamorati dello sport, a partire dal calcio: trasparenza, tempestività e parità di trattamento quando si affrontano ipotesi di inosservanza delle norme sportive, tanto più quando hanno possibili risvolti penali. E farlo sempre e con chiunque! Leggo, come tutti voi, i risvolti che stanno emergendo sull'indagine della Procura di Milano, partita dalla denuncia di un ex tesserato dell'Associazione Italiana Arbitri. Lasciando all'autorità giudiziaria il compito di svolgere il proprio lavoro e senza voler entrare nel merito dell'operato del designatore della Can Rocchi, l'aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all'interno del sistema calcistico. Finora nessun riscontro pubblico, così come non sappiamo chi abbia ricevuto la denuncia e quale organo sia stato investito della questione per verificarne la sussistenza”. E ancora: “Mi aspetto di ricevere formalmente dal Coni, prima possibile, informazioni in merito alla vicenda. Nel caso in cui fossero accertate responsabilità, non potranno non esserci conseguenze”. È un attacco diretto alla gestione del caso da parte delle alte sfere del calcio, che si aggiunge a una relazione già tesa dopo la terza mancata qualificazione consecutiva dell'Italia ai Mondiali. Anche il Procuratore Federale della Figc, Giuseppe Chinè, ha parlato del caso affermando che “alcuni organi di stampa stanno diffondendo notizie non veritiere e financo fantasiose, prive di qualsiasi aderenza alla realtà degli accadimenti, all'esclusivo fine di tutelare il puntuale e scrupoloso operato della Procura Federale della Figc che mi onoro di guidare, ci tengo a confermare di aver ricevuto il 21 maggio 2025 esclusivamente l'esposto firmato dall'assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala Var del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma. A seguito di tale esposto, nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata immediatamente aperta un'indagine sportiva, con l'audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall'esponente. All'esito di tali atti istruttori e delle testimonianze rese dalle persone presenti nella palazzina di Lissone, non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo a carico di alcun tesserato Aia”. L'archiviazione, specifica, è avvenuta con la condivisione e l'avallo della stessa Procura Generale dello Sport.
Il contesto
L'indagine su Rocchi arriva in un momento di estrema fragilità per le istituzioni calcistiche italiane. Il presidente dell'Aia Antonio Zappi è già inibito per 13 mesi, con il ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport del Coni fissato per il 28 aprile. Se il ricorso non venisse accolto, Zappi decadrebbe dalla presidenza. Rocchi, in quella prospettiva, era considerato il favorito per la successione. Nel frattempo, l'Aia ha convocato d'urgenza il proprio Comitato Nazionale per valutare la situazione e decidere come la Can proseguirà il lavoro per le restanti giornate di campionato. Anche Andrea Gervasoni ha comunicato la propria autosospensione dal ruolo di supervisore Var, portando il calcio italiano in una condizione di sostanziale vuoto ai vertici dell'organo arbitrale.
Gli scenari
Giovedì 30 aprile Rocchi sarà interrogato dal pm Ascione. Il suo legale, Antonio D'Avirro, stando alle prime dichiarazioni, si presenterà all'interrogatorio con una linea difensiva che contesta integralmente gli addebiti. Quello del 30 aprile non è un interrogatorio finale, ma il primo contatto formale tra indagato e magistratura. Le sue risposte determineranno in larga misura la direzione delle prossime settimane. Lo scenario che si staglia sullo sfondo, e che diversi media e lo stesso governo non escludono, è quello del commissariamento della Figc da parte del Coni, dato che lo statuto prevede questa possibilità in tre casi: gravi irregolarità nella gestione o gravi violazioni nell'ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi; constatata impossibilità di funzionamento degli organi direttivi; mancata garanzia del regolare avvio e svolgimento delle competizioni sportive nazionali. La Procura Federale ha già chiesto gli atti alla Procura di Milano. Se gli atti trasmessi conterranno elementi nuovi rispetto a quelli già valutati in sede di archiviazione, Chinè potrebbe essere nella condizione di riaprire l'indagine sportiva. In quel caso, il procedimento disciplinare potrebbe portare a conseguenze autonome rispetto al processo penale, in tempi molto più rapidi. Sul tavolo resta anche la questione dei risultati sportivi legati alle partite sotto inchiesta. In teoria, se venissero accertate condotte di frode sportiva che hanno influenzato i risultati, si potrebbe aprire il tema delle revisioni. In pratica, il percorso è estremamente complesso e lungo, e non necessariamente connesso all'esito dell'indagine penale. Il campionato in corso, nel frattempo, deve proseguire: mancano diverse giornate alla fine della stagione, e l'Aia deve garantire la designazione degli arbitri anche in assenza dei suoi vertici ordinari. Qualora la Procura Figc ritenesse il comportamento di Rocchi e degli altri con cui il designatore avrebbe combinato il giro di arbitri, spiega l’avvocato Lubrano al Messaggero, “potrebbe deferire i tesserati per responsabilità diretta e le società per responsabilità oggettiva. Le sanzioni potrebbero anche essere consistenti con sospensioni, squalifiche fino ad arrivare anche a penalizzazioni in classifica per le società coinvolte”.