Marcelo Bielsa l’ha fatto ancora. Senza copione, senza doppi fini, mettendoci la faccia (ma non il volto). E insegnando al mondo del calcio e non solo, che si può essere diversi, unici, coerenti con noi stessi, in un mondo dove l’esposizione, il sorriso alla telecamera, il percepito, contano più della sostanza. Ha abbassato la testa, come a non volersi uniformare a un mondo che non gli piace più, quello della spettacolarizzazione del calcio moderno come prodotto commerciale. Niente sguardo verso l’obiettivo che stava scattando l’istantanea dello shooting ufficiale Fifa per il Mondiale 2026. Gli occhi possono guardare giù, verso il campo. L’unica cosa che conta nella filosofia del “Loco”, alla guida della nazionale dell’Uruguay che, all’esordio, ha pareggiato 1-1 contro l’Arabia Saudita. Ai microfoni, Bielsa, quando i giornalisti gli hanno chiesto il motivo del rifiuto allo scatto fotografico, ha risposto con una frase che chiude tutto e centra il punto: “Non sono un modello, non abbiamo l'obbligo di comportarci come tali per rispettare pretese che non hanno fondamento”. Bum! Potrebbero sembrare parole semplici, quasi una boutade, ma il messaggio è totale: il commissario tecnico dell’Uruguay sfida la società di Instagram e TikTok, la visibilità, l’esposizione, la costruzione del personaggio prima dell’uomo. Tutti i mali anche di un calcio sempre più spinto verso il puro intrattenimento: passerelle, spot, rituali mediatici e contenuti social studiati a tavolino. Vissuti con fastidio dal Loco che ci ha sempre spiegato come questa trasformazione rischi di far smarrire le vere radici popolari del Fútbol, non un “prodotto” per pochi, ma uno sport di tutti, denunciando più volte l’aumento dei prezzi, la perdita di centralità dei tifosi e la trasformazione degli stadi in luogo pensati per il consumo, non per sviluppare passione.
Non sappiamo se il rifiuto allo scatto fotografico sia stato una protesta o un gesto dell’uomo in difesa di qualcosa di più grande di una partita di calcio. Perché, se in campo l’Uruguay ancora non ha impressionato (bene solo a sprazzi nel secondo tempo), Bielsa, alla sua terza partecipazione al mondiale, ha già fatto sentire il peso specifico di uno degli allenatori più iconici del pianeta. Lui che, più volte, ci ha insegnato limportanza della sconfitta e che il percorso vale più dei trofei. Storica e rivoluzionaria, in un mondo ossessionato dalla vittoria e dalla supremazia, è la sua frase: “Il successo è deformante. Ti rilassa, ti inganna, ti rende peggiore. Il fallimento è formativo, ti rende solido, ti avvicina alle tue convinzioni”. Geniale come quando, parlando con i calciatori a Marsiglia, disse loro: “Essere il migliore ti toglie la felicità”.