image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
    • MotoGp
    • Tennis
    • Formula 1
    • Calcio
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
    • Sport
    • motogp
    • tennis
    • Formula 1
    • calcio
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Sport

15 giugno 2026

L’ipocrisia Mondiale (e Occidentale) sul Marocco, il (falso?) segno del “White Power” dell’arbitro Evans: bene, il tribunale social si attiva in tutta la sua stupidità anche nel calcio

  • di Gianni Miraglia Gianni Miraglia

15 giugno 2026

Cominciati i Mondiali di calcio, cominciata la bagarre sociale. È una Coppa del mondo controversa e contraddittoria, lo sappiamo. Ma a guardar bene l’ambiguità a volte si trova anche nello sguardo di noi Occidentali: i casi del Marocco e del presunto segno del “White Power” fatto dall’arbitro Shaun Evans sono emblematici. Ecco tutto quello che non funziona

Foto: Ansa

L’ipocrisia Mondiale (e Occidentale) sul Marocco, il (falso?) segno del “White Power” dell’arbitro Evans: bene, il tribunale social si attiva in tutta la sua stupidità anche nel calcio

Nel nome del Tribunale del Web e della cecità selettiva d’Occidente: oggi il livello di schizofrenia ideologica ha trovato il suo perfetto, grottesco manifesto nel caso di Shaun Evans. L'arbitro neozelandese, un professionista stimato con più di trent’anni di onorata carriera alle spalle, è finito sul banco degli imputati dell'onda social-woke per un frammento di secondo rubato dalle telecamere. Un banalissimo gesto d'intesa, il classico segno di “Ok” con pollice e indice uniti e tre dita tese, è stato decontestualizzato, isolato e marchiato dalla folla digitale come un simbolo del “White Power”. Un processo sommario, basato sul nulla, imbastito dall’inquisizione virtuale che non cerca la verità, ma un capro espiatorio da sacrificare sull'altare del politicamente corretto. Questo rigore puritano, che confina con la pura follia censorio-ossessiva, non è però un caso isolato: è la norma che l'Occidente applica spietatamente a se stesso e ai suoi simili. Basti pensare ai Mondiali in Qatar, quando alla azionale della Germania i tirapiedi di Infantino vietarono categoricamente di indossare la fascia arcobaleno OneLove, costringendo i giocatori tedeschi a una protesta tanto disperata quanto sterile, posando con la mano sulla bocca davanti ai fotografi per denunciare il bavaglio della Fifa. O ancora, si guardi al trattamento riservato alla Croazia, giustamente punita e messa all'indice dalle istituzioni calcistiche internazionali per i cori identitari dei propri tifosi e i riferimenti allo slogan nazionalista “Za Dom Spremni”. Il grande abbaglio del calcio globale si consuma in questa rassegna iridata, festival di brand, time-out e genuflessioni ai nuovi faraoni della finanza, ma al contempo paradosso culturale: un Occidente affetto da un perenne senso di colpa, ossessionato dal purificare se stesso da ogni forma di nazionalismo e tradizionalismo, che però cade in una sorta di trans estatica e romantica di fronte agli stessi identici valori, purché siano esotici.

L'arbitro Shuan Evans e il presunto gesto del "White power"
L'arbitro Shuan Evans e il presunto gesto del "White power"

Il caso del Marocco ne è la plastica dimostrazione: una nazionale composta in gran parte da giocatori nati all’estero, disposti a dare anima e talento per il trittico “Dio, Patria e Re” cantato a squarciagola, con tanto di “Akbar” nelle partite della Coppa d’Africa: ma tutto viene condito dalla nostra retorica gaudente sui figli della diaspora nati a Madrid o Utrecht che sconfiggono il colonialismo. Il tutto nel paradosso storico di un paese che è stato a sua volta potenza coloniale nell’area trans-sahariana. Quando c’è di mezzo il cosiddetto Sud del mondo, la nostra percezione si tinge di un esotismo acritico. Se un calciatore italiano o spagnolo dedicasse una vittoria a Gesù Cristo, al proprio re e agli altri tragici ammennicoli che tanto piacciono ai tardo-patrioti, verrebbe bandito dal dibattito pubblico come un pericoloso reazionario. Questo corto circuito etico si sposa perfettamente con l'agenda economica della Fifa. La decisione di allargare i Mondiali a 48 squadre non risponde a un romantico desiderio di inclusione, ma a una cinica strategia di mercato. C'è il bisogno di espandere i propri confini verso mercati ricchi, emirati e paesi emergenti: nuove potenze economiche che dei diritti civili se ne fottono e che fanno di questa inammissibile verità la ricetta del proprio successo: basti pensare agli operai senza nome morti per costruire stadi istantanei in mezzo al deserto qatariota.

Gianni Infantino, presidente Fifa
Gianni Infantino, presidente Fifa Ansa

È un patto faustiano che vende l'inclusione a parole, ma nei fatti svuota il calcio europeo dei suoi storici valori comunitari per compiacere regimi e colossi commerciali globali. In questo scenario di isteria collettiva, dove lo sport di squadra è diventato un veicolo di propaganda geopolitica o un tribunale morale, forse esiste un unico sport che riesce ancora a sopravvivere e a salvarsi dal baratro: il tennis. Lavvento del mito Sinner e dei vari Cobolli, di questi atleti dandy scevri di tatuaggi che fanno dimenticare i viziati di una nazionale azzurra, ora schierata a Formentera, con tanto di reel in cui dimostrano il loro quoziente di svergognati minus, miracolati dai loro procuratori. Affidiamoci dunque al tennis che per sua stessa natura e tradizione, ignora la retorica tossica degli inni nazionali e delle bandiere. Sul rettangolo di gioco non ci sono undici soldati chiamati a difendere i confini del sovrano o a espiare le colpe storiche di un continente. Ci sono solo due esseri umani, soli, l'uno di fronte all'altro, privati di qualsiasi sovrastruttura politica. Lì, sul cemento o sulla terra battuta, non contano i tweet indignati, le fasce arcobaleno vietate o le preghiere di Stato. Conta solo la traiettoria di una pallina, il talento e la tenuta mentale. È l'ultimo bastione di un mondo antico e meritocratico, l'unico angolo di sport rimasto impermeabile a un mondo che ha deciso di abdicare alla logica per celebrare le sue stesse ipocrisie.’

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

More

Al circo di Donald Trump c’erano pure Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic. Invece dell’evento Ufc per il compleanno del presidente non dovrebbero pensare al Milan? La curva Sud non gradirà…

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi
Al circo di Donald Trump c’erano pure Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic. Invece dell’evento Ufc per il compleanno del presidente non dovrebbero pensare al Milan? La curva Sud non gradirà…

Questo sarà il Mondiale delle asiatiche. Il “modello” Giappone che funziona, la consacrazione della Corea del Sud e l'ascesa calcistica di un continente intero: perché il pallone guarda a est

di Federico Giuliani Federico Giuliani
Questo sarà il Mondiale delle asiatiche. Il “modello” Giappone che funziona, la consacrazione della Corea del Sud e l'ascesa calcistica di un continente intero: perché il pallone guarda a est

Tutta l’anima di Edin Dzeko nella lettera ai bambini della Bosnia: “Niente è impossibile”. Una favola Mondiale dai cecchini di Sarajevo all’impresa di Zenica contro l’Italia: la lezione d’amore di una leggenda

di Michele Larosa Michele Larosa

la favola del cigno

Tutta l’anima di Edin Dzeko nella lettera ai bambini della Bosnia: “Niente è impossibile”. Una favola Mondiale dai cecchini di Sarajevo all’impresa di Zenica contro l’Italia: la lezione d’amore di una leggenda

Tag

  • Mondiali
  • Calcio
  • Marocco
  • FIFA
  • Denuncia Social

Top Stories

  • Ma perché la Federtennis (finanziata in parte da denaro pubblico) decide di scendere in campo per salvare La Stampa (privato)? La risposta è più complessa del previsto, c’entrano Sechi-Angelucci, Chiara Appendino e un braccio di ferro con il governo

    di Michele Larosa

    Ma perché la Federtennis (finanziata in parte da denaro pubblico) decide di scendere in campo per salvare La Stampa (privato)? La risposta è più complessa del previsto, c’entrano Sechi-Angelucci, Chiara Appendino e un braccio di ferro con il governo
  • [VIDEO] I missili di Fabiano Sterlacchini: i 20.000 giri dell’Aprilia MotoGP, Bezzecchi che lavora come Rossi, Massimo Rivola e tutto il resto

    di Cosimo Curatola

    [VIDEO] I missili di Fabiano Sterlacchini: i 20.000 giri dell’Aprilia MotoGP, Bezzecchi che lavora come Rossi, Massimo Rivola e tutto il resto
  • Siamo rovinati! Roberto Mancini nuovo CT della Nazionale è la cosa peggiore che potesse succedere al nostro calcio. Altro che mondiali

    di Andrea Spadoni

    Siamo rovinati! Roberto Mancini nuovo CT della Nazionale è la cosa peggiore che potesse succedere al nostro calcio. Altro che mondiali
  • “Vinci troppo, così mi raggiungi”: a Monaco Hamilton incorona Antonelli, mentre anche Toto Wolff rimane senza parole (quasi)

    di Luca Vaccaro

    “Vinci troppo, così mi raggiungi”: a Monaco Hamilton incorona Antonelli, mentre anche Toto Wolff rimane senza parole (quasi)
  • Ma che personaggio è Isack Hadjar? Prima si prende il podio a Monaco con una Red Bull disastrata, poi fa guardare a Hamilton la MotoGP in conferenza stampa: che classe

    di Luca Vaccaro

    Ma che personaggio è Isack Hadjar? Prima si prende il podio a Monaco con una Red Bull disastrata, poi fa guardare a Hamilton la MotoGP in conferenza stampa: che classe
  • Già fatto? Aprilia Trackhouse si prepara a far subentrare Francesco Guidotti a Davide Brivio già nelle prossime gare

    di Cosimo Curatola

    Già fatto? Aprilia Trackhouse si prepara a far subentrare Francesco Guidotti a Davide Brivio già nelle prossime gare

di Gianni Miraglia Gianni Miraglia

Foto:

Ansa

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore [email protected]

Next

Toto Wolff avvisa Kimi Antonelli e George Russell dopo Barcellona, perché ora Hamilton e la Ferrari fanno paura: “Non voglio giocarmi il mondiale con lui”

di Luca Vaccaro

Toto Wolff avvisa Kimi Antonelli e George Russell dopo Barcellona, perché ora Hamilton e la Ferrari fanno paura: “Non voglio giocarmi il mondiale con lui”
Next Next

Toto Wolff avvisa Kimi Antonelli e George Russell dopo Barcellona,...

  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy