Al circo di Donald Trump e Dana White c’era un pubblico largo. Il presidente festeggiava 80 anni e il 250esiumo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Nell’ottagono per Ufc 250 “Freedom” si sfidavano Justin Gaethje e Ilia Topuria nella categoria pesi leggeri e Josh Hokit e Derrick Lewis tra i massimi. Hanno vinto Gathje e Hokit. Ma in realtà poco importa. Ciò che contava piuttosto era la celebrazione di un anniversario, la nascita di The Donald, e la gloria di un Paese, concretizzata nell’insulto del campione dei pesi massimi Hokit rivolto a Michelle Obama: “È un uomo”. Joe Rogan, altra testa dell’idra “Maga”, gli ha offerto il microfono. Tra Mondiali e Ufc la colonna sportiva trumpiana ha trovato un nuovo strumento di propaganda. Per il calcio a dire il vero ci sarebbe già Gianni Infantino a fare gli onori del presidente: Trump è stato già premiato con il Nobel per la pace nonostante le guerre e seguito da Infantino ai colloqui di Sharm El-Sheikh per questioni che vanno ben oltre il calcio. Così come vanno oltre il calcio i permessi di soggiorno negati alla nazionale iraniana. Ma su quello no: il presidente Fifa non poteva farci nulla. Il connubio tra “soccer” e comunicazione trumpiana trova nuova espressione proprio nell’evento organizzato da Dana White fuori dalla White House: a bordo ring, infatti, erano presenti pure Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic, le due colonne del Milan del futuro, coloro che hanno scelto Ruben Amorim come prossimo allenatore e che indirizzeranno il destino tecnico del club rossonero. Sono giorni fondamentali per mettere le basi del progetto. La stagione si è conclusa con un disastro: fuori dalla Champions League, via tutti, da Allegri a Cardinale e Tare, e Rafa Leao, il miglior talento, pronto ad andarsene. Il momento migliore per starsene dall’altra parte dell’Atlantico.
La curva Sud probabilmente non avrà gradito il viaggio verso casa di Cardinale. Magari avrebbero voluto in città il proprietario, impegnato in una campagna di ricostruzione dalle macerie di fine stagione. Fuori da Casa Milan è stato esposto un messaggio: “Cardinale go home… again”. Della serie: restaci, negli Stati Uniti. Ibra invece negli States ci starà ancora un po’ in quanto commentatore della competizione per Fox Sports, già sfottuto nei giorni scorsi da altri tifosi per i palleggi con Thierry Henry. Scene che non sono piaciute all’ambiente del tifo organizzato milanista, che percepisce distante il dirigente di riferimento in queste settimane così importanti. Ibra e Cardinale, due cuori negli Stati Uniti di Donald Trump. Invitati al compleanno del presidente, alle botte Ufc fuori dalla Casa Bianca. Milano sembra molto lontana.