Il futuro da uomo d’ufficio di Zlatan Ibrahimovic ha delle basi d’argilla. È lui l’uomo scelto da Gerry Cardinale per la ripartenza. Il Milan non sarà in Champions League, il proprietario ha fatto fuori le prime linee tecniche, Massimiliano Allegri e Igli Tare, e anche Giorgio Furlani e Geoffrey Moncada sono stati allontanati. Ibra, invece, ha resistito alla ventata: lui resta al fianco di Cardinale. E anzi sembra proprio l'ex fuoriclasse il pilastro intorno a cui costruire la direzione tecnica. Sono già partiti i sondaggi per il prossimo allenatore, da Vincenzo Italiano a Andoni Iraola, forse il preferito. Un cambiamento era necessario, invocato da tutto San Siro nell’ultima di campionato persa contro il Cagliari, sconfitta fatale che vale un meno 70 milioni a bilancio. La rivoluzione messa in atto da Cardinale, però, non sembra quella auspicata dagli ultras. È infatti apparso uno striscione fuori dallo stadio con un messaggio inequivocabile: “Allegri e Tare gli unici uomini veri. Ibra male assoluto”; “Giocatori e società tutti colpevoli”. Firmato Old Clan. La scelta di far fuori il mister e il direttore sportivo è fuori fuoco per i tifosi. L’unico rimasto è il primo che se ne sarebbe dovuto andare.
Fuori da Casa Milan i Banditi della curva Sud avevano esposto un altro striscione nel pomeriggio: “Non deve restare nessuno. Via anche Ibra, subito”. E invece Cardinale, in direzione ostinata e contraria, ha mandato via tutti tranne Ibra. Vista la scarsa esperienza dell’ex attaccante i dubbi sono leciti: potrà Zlatan reggere un progetto che ad oggi è senza radici? Tanto dipenderà da chi siederà in panchina. Ma è previsto anche un importante flusso di giocatori in uscita, in primis di Rafael Leao, e vanno considerati anche i 40 anni di Luka Modric (fulcro del centrocampo di quest’anno insieme a Rabiot) e la pochezza dell’attacco. Sarà in grado Ibra di guidare il Milan in questa terra inesplorata? I Banditi della curva Sud, gli ultras e tutto il mondo rossonero vive nella preoccupazione. Non basta la gloria guadagnata sul campo per garantire il futuro di un club. I tifosi lo sanno. E non accettano facili soluzioni.