Questa protesta non avrà mai fine. Il popolo della Lazio è stanco di Claudio Lotito: vuole che il presidente se ne vada. O meglio: che liberi la Lazio. Gli ultras della curva Nord si sono schierati ogni fine settimana a Ponte Milvio per lanciare cori contro la proprietà, sventolare bandiere ed esporre striscioni con messaggi chiari, duri, diretti. Ai gruppi organizzati si sono uniti anche i tifosi ordinari. Tutti uniti per innescare un cambiamento. Tommaso Paradiso, cantante di cuore biancoceleste, ha scelto il Corriere dello sport per inviare una lettera al “Non più caro presidente”, perché “una lettera a un presidente dovrebbe iniziare così. Con rispetto, con riconoscenza, magari perfino con affetto. Ma con lei no. E forse non è mai stato possibile”. Questo perché Lotito “Ha desertificato un popolo nato nel 1900, una delle tifoserie più viscerali d’Italia, forse del mondo. Ma attenzione: il popolo laziale non è sparito. È ancora vivo, enorme, compatto. Semplicemente ha scelto di allontanarsi da lei”. E ancora: “Lei, negli anni, non ha perso occasione per attaccare i tifosi della Lazio. Interviste, telefonate, battute, risposte sprezzanti a numeri sconosciuti. Ogni occasione è diventata buona per colpire chi, invece, avrebbe dovuto proteggere. Noi”. Paradiso ricorda una frase pronunciata dal proprietario del club, tra le “più tragiche mai pronunciate da un presidente di calcio: che il tifoso laziale deve ringraziare di essere vivo. Come se la Lazio fosse una concessione. Come se dovessimo essere riconoscenti non per un sogno, ma per una semplice esistenza biologica”.
La lettera prosegue evidenziando “il paradosso più grande”, e cioè “che la gente laziale continua ad amare la Lazio nonostante lei. Più di trentamila abbonati l’anno scorso. Più di trentamila anime dentro uno stadio con il mercato bloccato, con una squadra ferma, con un futuro opaco. Un miracolo d’amore che lei non ha mai veramente riconosciuto. Lei non invita il suo popolo allo stadio. Non gli tende la mano”. Anzi, la distanza tra tifosi e società non è mai stata così ampia. I laziali, dice Paradiso, sono stanchi: “Stanchi di sentirci dire che dobbiamo aspettare. Stanchi di ascoltare sempre le stesse frasi dal 2004. Con una differenza enorme, però: prima almeno ci vendevate un sogno. Adesso neanche più quello. Adesso ci dite apertamente di non averne. Siamo rimasti soli, Presidente. Come naufraghi che scrivono ‘Help’ sulla sabbia aspettando una nave che non passa mai. E forse, ormai, il vero grido del laziale è diventato questo: qualcuno ci venga a salvare. Una volta i Beatles cantavano: ‘And in the end, the love you take is equal to the love you make’”.
A questa lunga lettera, da tifoso a presidente, da artista che ha la voce per farsi sentire a un imprenditore e proprietario di una squadra che è di tutti, che risposta è stata data? “Sticaz*i”. Claudio Lotito ha liquidato così la faccenda: “Io non ascolto la musica, non ballo, non ho tempo. Dormo tre ore a notte, poi lavoro. Non so chi sia”. Non c’è tempo di star dietro alla contestazione. I tifosi, sui social e a Ponte Milvio, gli chiedono di andarsene e anche a loro ha dedicato una battuta: “È stata una stagione maledetta con migliaia di infortuni. Io non mi devo scusare di niente, se non dei risultati che non sono venuti. Forse all'inizio dell'anno ho delegato troppo, poi ho ripreso la società in mano e i risultati sono venuti. Io faccio pure l'ammortizzatore sociale, ‘sti stron*i sennò con chi si sfogano? Faccio pure il punching ball, Friedkin invece è un fantasma…”. E allora “‘sti stron*i”, a maggior ragione (e con maggior forza), rimarranno fermi sulla loro posizione: “Lotito vattene”.