Quattro vittorie consecutive su cinque Gran Premi, l’unico nella storia a riuscirci dopo aver conquistato la prima assoluta in F1. Primo nella Sprint Race di Miami, stesso fine settimana in cui aveva conquistato la terza pole position di fila dopo quelle a Shanghai e Suzuka. Fin qui, Kimi Antonelli è sembrato inarrestabile e i suoi numeri sono impressionanti. Tutto ciò a 19 anni e alla sua seconda stagione in F1.
Un inizio capace di lasciare tutti quanti a bocca aperta, Mercedes compresa. E non è un dettaglio di poco conto essere riusciti a stupire una squadra disposta a metterti in macchina contro tutto e tutti, al posto di Sir Lewis Hamilton. Erano convinti di avere un gioiello tra le proprie fila, ma forse non avevano capito a pieno quanto quel pilota potesse essere fenomenale.
Perché non c’è altro aggettivo capace di descrivere quanto fatto dall’italiano fin qui. Dominante, veloce come il vento, mastino e capace di demolire sportivamente parlando George Russell, che in questo 2026 avrebbe dovuto essere l’uomo da battere. Fin qui così non è stato e la risposta all’inglese è arrivata direttamente da quel ragazzino con cui condivide il box, che spesso aveva snobbato nel pre-stagione parlando degli avversari da temere. Citava Max, Charles, Hamilton o i due McLaren, ma mai Antonelli.
Si sbagliava di grosso. E soprattutto, di Kimi a impressionare non sono soltanto le vittorie, quanto il modo in cui queste sono state costruite. Un percorso lungo e fatto di duri colpi da incassare, quelli che nella sua stagione d’esordio nel Circus l’avevano portato a dubitare di se stesso dopo un filotto di gare negative passate a rincorrere e a sbagliare.
Anche in quel caso l’inizio di mondiale era stato da urlo, ma poi - com’è normale che fosse - i momenti complicati non avevano tardato ad arrivare. Per superarli ha dovuto cambiare approccio, capendo che la F1 è tutta un’altra storia sotto ogni punto di vista. E proprio quei momenti sembrano averlo forgiato e fatto crescere prima del tempo: lui, abituato a stravincere stracciando i suoi avversari fin dagli anni del kart, si trovava prima di tutto a dover fare i conti con se stesso, poi con tutto il resto.
Si è fatto aiutare e il percorso, come non ha mai nascosto, non è stato facile. Eppure, a un anno di distanza, eccoci qui. Leader del mondiale di F1 a nemmeno vent’anni, in fuga dopo appena cinque gare. Da fuori Kimi sembra rilassato e in controllo totale della situazione, divertito da tutto ciò che sta succedendo. Tanto che, almeno finora, non ha nemmeno patito quella pressione che tanti temevano potesse rendere tutto più complicato da gestire.
Ha approcciato la situazione con maturità, ma soprattutto con estrema consapevolezza: ormai sa di essere veloce con questa macchina, spesso più del compagno di squadra, ma allo stesso tempo sa bene quanto quella stessa velocità sia soltanto una parte della storia. Lo ha imparato proprio la scorsa stagione, quando i lampi erano evidenti ma tutto il resto spesso diventava un problema.
In questo momento gode di una fiducia smisurata, in se stesso oltre che di quella squadra diventata ormai una seconda famiglia. Lo si percepisce subito osservandone i comportamenti dentro al box, o dal modo in cui spesso si lascia andare con i suoi ingegneri, Bono su tutti. È sereno e non lo nasconde, ma quando abbassa la visiera diventa un animale.
Lo ha dimostrato in Canada, forse più che in ogni altro weekend di questo 2026. A Montreal era estremamente veloce, ma Russell, tra esperienza e furbizia, gli è stato davanti in entrambe le qualifiche così come in Sprint Race, quando l’ha accompagnato fuori con una difesa durissima per tenersi la testa della gara. Era stata la risposta a un attacco dettato dalla foga del momento, come lui stesso ha poi ammesso al termine della gara. “Ora farò un reset”, aveva poi promesso, e così è stato.
Perché in gara, in quei primi trenta giri passati a battagliare con George curva dopo curva, si è visto un Kimi nettamente diverso rispetto a quello che aveva fatto perdere il fiato alla Mercedes (e non solo) il giorno prima. Prima di attaccare ha studiato Russell da vicino, senza fretta, mettendogli pressione e restandogli attaccato agli scarichi finché a sbagliare non fosse l’inglese. Ed è un copione che si è ripetuto più di una volta.
Un salto che solo chi ha quella roba lì riesce a fare, senza mai commettere lo stesso errore due volte. Ecco, questo è un altro tratto venuto fuori in queste prime cinque gare: oltre ad essere estremamente veloce, ha sempre imparato dalle sbavature e dagli errori senza lasciarsi sopraffare. Si è fatto trovare pronto e, adesso, sta vivendo il proprio sogno settimana dopo settimana.
Ha già frantumato più di un record e la sensazione è che tutto questo possa essere soltanto l’inizio. Perché se dopo nemmeno trenta gare in F1 corri così, non puoi che essere un fuoriclasse. Ed è per questo che oggi Kimi Antonelli fa davvero paura. Roba da fuori di testa.