Il primo duro colpo del mondiale è arrivato. Giro 30 di una gara tiratissima, Antonelli è alle spalle di Russell. In frenata di Curva 8 l’inglese tira dritto, salta sull’erba e poi si ferma. Sembra un errore, ma in realtà non lo è: la parte elettronica della sua Mercedes va in black out, lo tradisce. Tira pugni nell’abitacolo, lancia per terra l’head rest, poi continua a picchiare sulla W17. È incredulo, oltre che giustamente incazz*to. È un ritiro che pesa come un macigno dopo trenta giri di fuoco a suon di botta e risposta con Kimi, letteralmente incollati dalla prima staccata fino a quella curva. Anche perché, 38 giri dopo, l’italiano taglia per primo il traguardo alzando il pugno al cielo, ma senza rinunciare ad un bel gesto pronunciando in radio un chiaro “Non avrei voluto vincere così”.
Una domenica maledetta per George, forse quella della consacrazione per Kimi: dopo un fine settimana passato a inseguire con tanto di caos in Sprint Race, accontentarsi e correre in maniera cauta sarebbe stato uno scenario possibile. E invece no, nemmeno per un po’: parte a cannone e si mette davanti, poi paga un mezzo problema e finisce alle spalle del compagno. Gli si incolla agli scarichi, continua a mettergli pressione fino a farlo sbagliare. Lo sorpassa, poi commette lui una sbavatura in frenata al tornantino e la lotta ricomincia daccapo.
Si fa vedere negli specchietti curva dopo curva, poi lo affianca e per difendersi George lo accompagna fuori in staccata dell’ultima curva. Kimi passa davanti, ma Mercedes gli chiede di cedere la posizione. Accenna qualche lamentale, perché in verità la sua vettura era già davanti a quella di Russell in frenata, poi obbedisce.
E proprio quando la maratona sembrava poter ricominciare, perché è così che sono sembrati quei trenta giri, l’inglese si ferma. Qualcuno potrebbe dire che la vittoria è arrivata soltanto per quel problema, ma la verità è che al di là di ogni risultato Kimi in Canada ha dimostrato perché è in lotta per questo mondiale e perché Mercedes lo ha portato in F1 a nemmeno vent’anni. Questo è un fuoriclasse e la prima metà di questa gara diventa il testamento di una stella che alla velocità della luce si sta prendendo il Circus.
A 19 anni scende in pista dimenticando tutto ciò che è successo in questo fine settimana, fa un reset e attacca come una furia. Non ha paura di sbagliare, nemmeno quando le due macchine sono fianco a fianco e più che una gara sembra una lotta a chi mantiene i nervi più saldi, a chi non crolla sotto pressione. E la verità è che ne è uscito vincitore nonostante qualche sbavatura, diventando sempre più il peggior incubo del compagno, quello che doveva dominare questo mondiale.
Tutto sta andando in maniera diversa e non resta che godere di questo ragazzo, che è pura magia. +43 in classifica mondiale, quattro vittorie da fila come mai un rookie aveva fatto nella storia della F1. Che spettacolo.