Il weekend di Isack Hadjar a Monaco è stato semplicemente folle. Tutto inizia venerdì, nel peggior modo possibile: all’uscita della chicane delle Piscine sbanda, va a sbattere, la RB22 è distrutta. Sventola la bandiera rossa, lui rientra ai box a testa bassa mentre i meccanici della Red Bull sono costretti a lavorare in maniera forsennata, in una lotta contro il tempo per rimettere insieme la RB22 prima della seconda sessione di libere.
Ci riescono, ma quando tra le stradine del Principato vai a muro tutto diventa più complicato: Isack arriva alle FP2 con pochissimi giri completati e senza alcun riferimento, come ha raccontato poi nel post gara, in conferenza stampa: “Ho perso tutta la fiducia perché non avevo alcun feeling con la macchina”. Il problema più grosso che a Monaco si può avere.
Il sabato, però, cambia tutto. Nelle FP3 va forte e in qualifica piazza la zampata: chiude quinto in Q3, davanti alle McLaren e alla Mercedes di Russell. Non è soddisfatto al cento per cento perché la squadra aveva combinato un disastro in Q1, tra gomme sbagliate e traffico, con tanto di “the worst prep ever” urlato via radio. Però, considerati i problemi patiti dopo nemmeno mezz’ora in pista il giorno prima, è tutto sommato un buon risultato.
La domenica è poi un’altra giornata da cuore in gola. Parte bene, ma dal giro 12 la Red Bull smette quasi del tutto di funzionare: problemi alla power unit, la potenza va giù con prima e seconda marcia che fanno quello che vogliono. “Era semplicemente inguidabile. A Monaco non puoi permetterti il lusso di non usare la prima o la seconda marcia, ed era proprio lì il problema”.
Nel frattempo, tra un muretto e l’altro, il team lo guida switch per switch dalla radio, mentre lui cerca di tenersi alle spalle la McLaren di Oscar Piastri che lo segue da vicinissimo e non smette di mettergli pressione. Il problema persiste, Isack per più volte è costretto a staccare una mano dal volante per muovere i mille ma manettini presenti sullo sterzo, cercando di metterci una pezza.
Poi arriva la bandiera rossa sventolata dopo il botto di Leclerc e a causa di un asfalto che, alla Anthony Noghes, ultima curva, si stava sbriciolando. Le vetture rientrano in pista, il francese si ferma ai box e i meccanici della Red Bull iniziano a smontare la RB22 in cerca di una soluzione, ma la FIA li ferma. Rimontano tutto così com’era, lui riparte ma la Federazione lo mette sotto investigazione, con il responso che arriverà solo nel post gara. Taglia il traguardo in quarta posizione, ma davanti Pierre Gasly viene penalizzato e lui ne approfitta, venendo promosso in terza posizione nonostante tutto dovesse essere confermato. Il verdetto arriva la sera, quando Isack e la Red Bull avevano già festeggiato. La FIA conferma il terzo posto, il suo primo podio con il team di Milton Keynes.
“A un certo punto ho pensato davvero che sarebbe stato un weekend fuori dai punti”, spiega sorridendo in conferenza stampa. E invece no. Quando poi gli viene chiesto di paragonare il podio a quello di Zandvoort, il suo primo in carriera, è diretto: “Quello è stato conquistato in pista, ho lottato duramente. Questo fine settimana ho affrontato uno scenario opposto, con la fiducia nella macchina sotto i piedi. Ieri sono riuscito a scavare a fondo dentro di me, a spegnere il cervello e buttarmi. Sono entrambi speciali, ma il primo resta sempre il migliore”.
Un lottatore, così come nel paddock lo chiamano per attitudine e modo di correre, uno che non molla mai. Non l’ha fatto nemmeno stavolta e alla fine è arrivato un risultato insperato: proprio a Monaco, sulla stessa pista dove anni prima si era guadagnato la chiamata della Red Bull e del dr. Marko con un weekend da panico in Formula Regional, nel 2021, vera sliding doors della carriera. Da lì la scalata fino alla F1, meritata nonostante non siano arrivati titoli nelle serie propedeutiche, sorprendentemente vista la velocità sempre dimostrata. E adesso, pian piano, il Circus sta scoprendo un nuovo personaggio, perché in questa F1 non c’è solo Antonelli.
Un personaggio, sì, e per capire perché basta guardare cos’è successo subito dopo la gara di domenica, con un’immagine che ha fatto il giro dei social prima ancora che iniziasse la conferenza stampa. Hamilton pubblica una foto sul suo Instagram in cui si vede Hadjar, in attesa dei giornalisti, guardare la MotoGP sul telefono, ma non solo: il francese aveva trascinato anche Sir Lewis a seguire il motomondiale con lui.
Un interesse non nuovo per Isack, che a Le Mans aveva prima sventolato la bandiera a scacchi la domenica, poi scambiato il suo casco con quello di Jorge Martin dopo averlo fatto mesi prima con Fabio Quartararo. La MotoGP per lui è una passione vera, dichiarata e coltivata anche nei weekend in cui ha altro a cui pensare, tipo gioire per un podio conquistato con una macchina piena di problemi per più di cinquanta giri, mentre alle sue spalle gli avversari mettevano pressione.
Il fine settimana nel Principato non ha solo incoronato Antonelli: ha posto l’attenzione su Isack, 21 anni e chiamato all’impresa di non affondare al fianco di Max Verstappen. Finora c’è riuscito benissimo.