Un italiano domina la F1 con un team tedesco. O meglio, anglotedesco, visto che il reparto corse della Mercedes si sviluppa tra Brackley e Brixworth, nel Regno Unito. Cinque vittorie di fila, l’ultima a Monaco, sessantasei punti di vantaggio in classifica sul primo degli inseguitori, Lewis Hamilton, sessantotto sul compagno di squadra George Russell. Statistiche da fuoriclasse, migliorate di fine settimana in fine settimana.
L’Italia ha trovato il proprio beniamino anche in F1, ma perché Kimi Antonelli non corre per la Ferrari? È questa la domanda che in tanti si sono posti. Sarebbe stato il binomio perfetto, un pilota fortissimo che corre per la squadra simbolo del proprio paese, quella che più di tutte le altre negli anni ha scritto la storia del motorsport.
Invece no, perché a investire su Antonelli sono stati Toto Wolff e la Mercedes, quando Kimi aveva appena 11 anni. E pensare che per qualche anno, quando correva nella categoria Mini in kart, Kimi il Cavallino Rampante l’ha persino portato sulla tuta vista la collaborazione che in quelle stagioni Ferrari aveva instaurato con il team Tony Kart, riferimento nel mondo del karting.
Le ragioni sono complesse e non hanno nulla a che vedere con una mancanza di lungimiranza, anche perché Ferrari Antonelli lo conosceva benissimo e, oltretutto, tra le parti c’è stata persino una trattativa, poi sfumata. A spiegarlo, l’indomani della vittoria di Kimi a Montecarlo, è Maurizio Arrivabene, allora team principal della Scuderia.
“Nel mio ultimo anno in Ferrari, nel 2018, Antonelli aveva 10-11 anni”, ha raccontato il manager italiano come riportato dall’edizione odierna del Quotidiano Nazionale. “In quel periodo la Ferrari non aveva ancora la struttura per occuparsi di ragazzini così giovani. Parlo non da team principal, ma in riferimento all’azienda. Poi le cose in Ferrari sono un pochino più complicate di altre squadre. Bisogna capire il contesto. Anche oggi non sarebbe così semplice mettere sotto contratto un ragazzino di talento di 11 anni come è ad esempio il figlio di Kimi Raikkonen, Robin”.
Questioni soprattutto politiche, con l’Academy di Maranello profondamente diversa da quella che c’è oggi, strutturata e che nelle ultime stagioni si è imposta come uno dei riferimenti nelle categorie propedeutiche, a suon di vittorie.
E poi, in quegli anni, a Maranello a catalizzare l’attenzione era un’altra situazione: “Nel 2018 noi eravamo impegnati a portare Leclerc in macchina e anche lì è stata dura, non tutti erano d’accordo. Qualcuno pensava che Charles fosse troppo giovane per la Rossa”, ha aggiunto l’ex team principal. Di anni il monegasco ne aveva 21 e, dopo una prima stagione clamorosa con quella che allora era l’Alfa Romeo Sauber, si apprestava a salire in Ferrari per coronare il sogno di una vita. Negli anni precedenti aveva vinto tutto, dominando sia in F3 che in F2, poi confermandosi al passaggio in F1.
Eppure, come sottolineato da Arrivabene, i dubbi per un’operazione che nella storia della Ferrari non si era quasi mai vista c’erano eccome, gli stessi che Leclerc spazzò via in un attimo. E da quel momento, forse, la percezione intorno ai giovani cambiò non solo per la Ferrari, ma per tutto il Circus - Red Bull esclusa, che da sempre operava in maniera aggressiva.
La famiglia Antonelli, però, nel frattempo aveva accettato la corte di Toto Wolff, che gli aveva assicurato un percorso definito ed esclusivo verso la F1. Nessun altro pilota dalla sua età nel programma, attenzione illimitata: un’offerta al tempo impareggiabile. Da lì una scalata velocissima, culminata con ciò che oggi è sotto gli occhi di tutti, a soli 19 anni. Mercedes ora se lo gode, ma per Arrivabene il futuro potrebbe regalare sorprese: “Proprio perché ha questa età ed è fortissimo, secondo me Antonelli avrà tutto il tempo di portarci a casa il titolo iridato anche seduto su una Ferrari”.
Parole forti, per uno scenario al momento lontanissimo. La Scuderia però da tutta questa storia ha imparato la lezione e, oggi, due dei migliori talenti del kart se li è assicurati, Noah Baglin e Filippo Sala. Un po’ più grandi di Kimi al tempo, ma comunque i primi due kartisti ad entrare nel programma giovani di Maranello. Noi li abbiamo visti da vicino e possiamo dirvi che fanno paura.