Il leone torna a ruggire e il Canada esplode in un boato clamoroso quando taglia il traguardo. Lewis Hamilton era chiamato a rispondere presente in un weekend in cui si è parlato tanto del suo futuro, e lo ha fatto con una gara delle sue, da “Hammer Time” dal primo all’ultimo giro al netto di un lungo nelle fasi iniziali che sembrava potesse complicare tutto il resto. Lui però ha continuato ad attaccare, forse dimenticandosi che a Montreal la Ferrari pagava un gap di potenza importantissimo rispetto agli avversari, tornando in parte a far emozionare.
È stato il protagonista di una seconda metà di gara spettacolare, che prima lo ha visto recuperare cinque secondi su Verstappen e poi attaccare l’olandese per artigliare la seconda posizione, un risultato per certi versi insperato. Lo ha fatto con un sorpasso da manuale, all’esterno in staccata di Curva 1 gestendo la situazione alla perfezione, tanto da evitare anche il contrattacco di Max. Poi si è difeso senza commettere la minima sbavatura quando la RB22 numero #3 gli è tornata negli scarichi, coprendo ogni possibile attacco fino al traguardo.
Certo, sul risultato finale il disastro McLaren ha aiutato con Norris e Piastri fuori dalla lotta dopo una scelta folle, optando per gomme intermedie in partenza vista la possibile pioggia, jolly che non ha funzionato, ma è il modo di correre di Sir Lewis ad aver fatto la differenza.
In controllo totale della SF-26, capace di spingere e sfiorare il limite danzando tra una curva e l’altra, mettendo insieme una prestazione che alla fine salva il fine settimana della Scuderia. “Oggi è stato un pilota a tutto tondo”, ha detto Ivan Capelli al temine della gara, capace di tornare a fare la differenza dopo un paio di gare piuttosto opache. Quello espresso dall’ex pilota è un concetto che descrive alla perfezione cos’ha fatto Hamilton in Canada, evidenziato anche dal distacco pesante - questa volta a suo favore - su Charles Leclerc.
Fare più di così però non era possibile, come raccontato dallo stesso Sir Lewis una volta tornato nel paddock: “Non avevamo il passo per prendere le Mercedes, erano troppo veloci”, spiega comunque sorridente a Sky Sport. “Siamo riusciti a tenere il loro ritmo per un po’, ma poi hanno staccato sia me che Max mentre mi trovavo in terza posizione. Forse la battaglia sarebbe stata un po’ più semplice se fossi riuscito a riprendere Max prima, ma ho avuto un bloccaggio, sono andato dritto e ho dovuto faticare parecchio per cercare di colmare il divario. Oggi abbiamo dato tutto. Sono grato a tutti i ragazzi per il grande lavoro che stanno facendo in fabbrica e per come stanno continuando a spingere. So che non è il risultato che vogliamo raggiungere alla fine, ma per oggi va bene così”.
Stavolta parla da team player, ripetendo le parole pronunciate al suo arrivo a Maranello: “Voglio riportare il mio team al vertice, credo che questa squadra se lo meriti dopo tanti anni difficili. Sto dando tutto me stesso insieme a Fred [Vasseur, ndr], che sta facendo un lavoro fantastico come leader, ai nostri ingegneri e a tutte le persone in fabbrica. Fare passi avanti è un processo lungo, ma se siamo riusciti a ottenere questo risultato su una pista dove la potenza del motore è determinante, penso che sui circuiti in cui la potenza incide di meno potremo fare ancora meglio. Per questo guardo con fiducia a Monaco”. E un attimo dopo, quando Mara Sangiorgio gli chiede se si sentisse pronto a giocarsi tutto nel principato, lui risponde senza giri di parole: “Sono pronto a dare battaglia”.
È stato il fine settimana delle rassicurazioni sul suo futuro, così come quello del caso simulatore dopo le parole del giovedì in conferenza stampa e del venerdì dopo la Sprint Qualifying: Hamilton non l’ha usato per preparare il GP e non ha smesso di sottolinearlo, definendo questo “nuovo” approccio una delle chiavi dietro la sua forma smagliante.
Forse è stato davvero cruciale, o forse è solo una parte della storia perché non bisogna dimenticare come a Montreal di record ne abbia scritti in carriera. Di sicuro, però, è una gara che lancia un segnale forte: Sir Lewis non ha dimenticato come si guida, né come si aggrediscono le curve o come si può fare la differenza. Il modo migliore per rispondere alle critiche e ai dubbi.