In Canada George Russell mastica amaro. Anzi, amarissimo. Fino al trentesimo giro della gara il suo era un fine settimana praticamente perfetto: doppia pole position, vittoria nella Sprint Race e momentanea leadership del GP. Poi, in un attimo, tutto diventa drammatico: la Mercedes si spegne, lo tradisce e lo costringe al ritiro. Lui è giustamente nervosissimo, dopo essere sceso dalla W17 parcheggiata in mezzo alla pista scaraventa per terra il supporto per il collo, stessa cosa fatta poi con l’HANS una volta arrivato al di là delle recinzioni.
Sbraita, non si dà pace. È un ko pesante, con Antonelli che ne approfitta e porta a 43 i punti di vantaggio in classifica dopo aver siglato la quarta vittoria di fila su cinque gare. Per l’italiano è un momento magico, mentre dall’altra parte del box sembra stiano vivendo un incubo.
Una volta tornato nel paddock l’inglese è scuro in volto mentre continua ad alzare gli occhi al cielo. Poi, quando arriva al ring delle interviste, finisce per ridere istericamente parlando di sfortuna e di un inizio di mondiale caratterizzato da un momento negativo dopo l’altro: “Non me ne va una giusta in questo momento. Sarebbe stato meglio che mi fosse successo a Miami quando ero sesto, non qui a Montreal quando ero in testa”, racconta deluso a Sky Sport.
Ma la lista dei rimpianti non è assolutamente terminata: “Anche in Giappone l’ingresso della Safety Car poteva succedere un giro prima, o il guasto in qualifica in Cina. Persino la bandiera rossa del Q1 a Melbourne, senza di quella Kimi sarebbe partito ultimo. C’è qualcosa che non va per il verso giusto per me al momento”.
Finito? Macché: “Non voglio augurare sfortuna a nessun altro, però voglio solo lottare, potermi giocare le mie carte qua dentro e avere le stesse opportunità. Al momento la fortuna non è proprio della mia parte”, conclude l’inglese già col giubbotto indossato mentre in pista Antonelli si avviava in solitaria verso la vittoria.
Che sia stato un inizio di stagione complicato non si discute: di sfortune ce ne sono state parecchie, e i punti persi a Montreal pesano come un macigno. Nel frattempo, quella di Antonelli è diventata a tutti gli effetti una prima fuga mondiale, nonostante l’italiano continui giustamente a ripetere che per adesso bisogna affrontare una gara dopo l’altra senza guardare troppo alla classifica.
Eppure, anche gli errori non sono mancati: a Montreal, prima del ritiro, più volte aveva subito la pressione del compagno finendo per sbagliare mentre era in testa, o difendendosi al limite, cosa che Kimi non ha mancato di sottolineare nel post gara; a Miami, mentre l’altro volava lui faticava, sempre dietro dall’inizio alla fine del weekend; poi c’è il Giappone, dov’è vero che la Safety Car l’ha penalizzato, ma nel corso della gara ha anche commesso parecchie sbavature finendo per essere addirittura fuori dal podio; e infine c’è la Cina, dove in gara Antonelli ha semplicemente fatto la differenza.
Di sfortuna ce n’è stata, certo, ma è solo una parte di quei 43 punti che lo separano dall’italiano in classifica. E dietro il suo sfogo, forse, si nasconde anche il timore di aver sottovalutato chi gli sta di fianco nel box: perché fino a Suzuka Russell il compagno l’ha sempre snobbato, citando solo Verstappen, Leclerc e i McLaren come principali antagonisti nella lotta per il mondiale. Kimi ha risposto a suon di vittorie, mettendolo in crisi. Perché anche stavolta, nonostante fino a quel trentesimo giro sulla carta tutto era stato perfetto, Antonelli lo aveva messo alle strette più di una volta.
La stagione è ancora lunga e tutto può ancora cambiare, ma la pressione su George continua ad aumentare. Doveva essere il suo anno, ma finora tutto non è andato secondo i piani.