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25 maggio 2026

[VIDEO] Gunther Steiner, Son of a Butcher: “Se potessi prenderei Marquez e Bezzecchi. Kimi Antonelli? Veramente bravo. Liberty Media in MotoGP? Ci vorranno anni”

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

25 maggio 2026

In MotoGP c’è chi pensa che Gunther Steiner guidi Tech3 per fare business. Eppure quello che ci si presenta davanti è un uomo profondamente innamorato di questo mondo e dei suoi piloti. Gunther Steiner ci ha parlato del talento come unica vera certezza, dell’arrivo di Liberty Media, del cambiamento che serve in MotoGP e di quella volta che prese fuoco: “Tu però non provarci, credimi”

Nel paddock dicono che Gunther Steiner guidi il Team Tech3 solo per rappresentanza, che sia stato messo lì per elevare l’immagine della squadra e muovere denaro. In parte è vero. In parte, invece, il passato di un uomo racconta il suo futuro: questo signore di un metro e novanta, figlio di un macellaio dell’Alto Adige, pensa alle corse da quando era un bimbo con la fissa del motore, sempre sicuro del cosa e mai del come. È il suo metodo. 

A 61 anni Gunther Steiner può dire di essere riuscito a declinare la passione per le corse in buona parte delle sue forme, per altro senza fare il pilota di mestiere: sui camion, nel rally, nel DTM e nella NASCAR, fino ad arrivare in Formula 1 e rimanerci per vent’anni, diventando un personaggio noto nell’ambiente grazie alla serie Netflix Drive to Survive durante gli anni da Team Principal della Haas.

Nel 2025, il manager altoatesino ha rilevato il Team Tech3 di Hervé Poncharal in MotoGP. Steiner non se la tira più di altri, è solo meno bravo o interessato a nascondere la propria considerazione di sé. In breve, è meno ipocrita. Lo incontriamo nella sua hospitality prima del weekend di Barcellona, quando darà l’annuncio che Tech3 continuerà a lavorare come team satellite di KTM.

Nasci il 7 aprile 1965 in Italia, nel Sud Tirolo. You’re a son of a butcher, sei figlio di un macellaio. Come arriva il figlio di un macellaio a fare il team principal in Formula 1?

“Per prima cosa il 1965 è tanto tempo fa, tu non sapevi neanche che andavi a esistere. Forse neanche i tuoi parenti erano nati. Non so come abbia fatto, io ho sempre avuto passione per le macchine, le moto, tutto quello che ha un motore. Una cosa stranissima, perché come sai in Alto Adige non c’è il motorsport, c’è pochissimo. Io avevo questa passione, mi interessava sempre e da bimbo chiedevo sempre al mio papà di portarmi all’unica gara che c’era da quelle parti, la Appiano-Mendola, una gara in salita del campionato europeo. Andavo sempre lì da quando avevo sette anni, una volta l'anno. A me piaceva però… e non ho mai pensato che potesse essere un lavoro, per me era passione. Una cosa che ti piace, da fan. Dopo il militare ho visto un annuncio su di un giornale tedesco in cui c'era scritto che cercavano dei meccanici in Belgio per il World Rally, che era molto più grosso di adesso”.

Eh, c’era il Gruppo B.

“Bravo. Fatto sta che sono andato a finire lì”.

E la tua vita è decollata.

“Sì, poi una volta che sei dentro l’ambiente… lavori duro e ti comporti bene, fai le conoscenze giuste… sono arrivato anche in Formula 1”.

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Gunther Steiner con i fan della Formula 1. Ansa

Quindi parti dal rally, passi alla Formula 1 e adesso sei in MotoGP. Le tre grandi specialità del motorsport.

“In mezzo ho fatto anche il DTM per un anno e un po' in NASCAR, in America. Bello anche avere la possibilità di fare questa esperienza”.

Quanto è diverso un pilota che corre nel WRC rispetto a chi sta in Formula 1 o in MotoGP?

“Alla fine i piloti, come tutti gli atleti, sono persone che per passione fanno una cosa a un livello molto alto. Poi ognuno ha la sua specialità, un pilota di NASCAR non può essere veloce in una macchina da Formula 1 e viceversa. Alla fine bisogna essere un po’ matti per fare queste cose qua, perché per quanto tu possa provare di evitarlo ti prendi sempre dei rischi. E ci vuole tanta dedizione… ma la cosa più importante è il talento, senza quello puoi provare quanto vuoi ma non ce la fai. Però alla fine la passione che li porta a fare queste cose qui è sempre uguale. Quello che ho imparato qua in MotoGP e che i piloti devono lavorare molto duramente per arrivare al top, tantissimo. Anche fisicamente”.

A vederla da fuori sembra che un pilota di Formula 1, pagando, possa arrivare più lontano rispetto a uno che corre in MotoGP. È così?

“Prima di tutto costa di più arrivare in Formula 1, questo è chiaro e non lo mettiamo neanche in dubbio. Però se tu hai il talento riesci anche senza essere ricco, se vuoi arrivare solo coi soldi un ricco normale non ce la fa: ti costa talmente tanto… devi arrivare col talento, farti scoprire da una casa e magari finire dentro a un junior program. Ma devi avere una base solida anche solo per partire”.

Hai vissuto la Formula 1 nel periodo in cui è stata acquisita da Liberty Media, per poi diventare famosissimo grazie a Drive to Survive. Come è cambiata la tua vita?

“È cambiata la mia vita ma non sono cambiato io. Io sto bene come sono, non ho bisogno di cambiare. Logicamente la gente ti riconosce di più e diventa un lavoro, c’è richiesta di apparire e roba così. Mi chiedono se mia dia fastidio… a me non fa piacere ma non mi dà neanche fastidio, di base è che senza la gente non c’è lo show. La gente ci fa fare quello che possiamo fare. Io ho avuto la fortuna di fare sempre il lavoro che mi piacesse, non ho mai dovuto lavorare perché ho sempre voluto farlo. Perché è stato possibile? Per questa gente qua. Se adesso la gente mi ferma e chiede una foto come faccio a dire di no, è il minimo che possa fare. Sono stati loro a farmi fare la vita che sto facendo”.

Ora Liberty Media è arrivata in MotoGP e tu hai spiegato che ci vorrà del tempo prima di vederne gli effetti. Quanto tempo? E dove, secondo te, devono essere fatti i cambiamenti più sostanziali?

“Lo step più grande deve essere commerciale. E bisogna portare lo sport a più gente, tuttavia non devi toccare niente dello sport in sé. È fantastico. È un prodotto, chiamiamolo così, che in pochi nel mondo hanno. Dobbiamo essere capaci di portarlo a più gente in modo da avere investimenti commerciali e, di conseguenza, arrivare ancora a più persone. Difficile dire quanto ci vorrà, anche se non meno di due o tre anni. Quando Liberty è arrivata in Formula 1 io ero lì… e la gente non lo sapeva, non se n’è accorta. Qui invece c’è la grande aspettativa che con Liberty cambierà tutto. No, è un processo. Non c’è un interruttore on-off”.

Una volta hai detto che la gente nel paddock ama talmente tanto le corse della MotoGP da non rendersi conto delle opportunità che offre. Cosa intendi?

“Commercialmente. Questa gente qua, anche i meccanici, gli ingegneri… sono tutti appassionati, vogliono far correre le moto. Non riescono a vedere il mondo che c’è fuori, se lo portassimo a più gente riusciremmo a fare meglio, a rendere questo sport più grande. Per loro è fantastico, fanno quello che gli piace. Per questo dico che la base è molto sana, adesso bisogna solo farlo vedere alla gente questo sport, però loro… l’entusiasmo che c’è qui dentro per le corse è incredibile”.

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Gunther Steiner con Enea Bastianini Tech3 Racing

Come si sceglie un pilota?

“La prima cosa è il talento. È la cosa più importante. Poi logicamente dipende dalla squadra che rappresenti, devi trovare sul talento più grosso che c’è lì fuori e che voglia venire nella tua squadra. E poi devi avere i soldi per pagarlo, perché per esempio se qui in MotoGP andassi a fare una proposta a Marc Marquez avrei due problemi: lui non vuole venire qua perché non è una squadra ufficiale e noi non abbiamo i soldi per pagarlo”.

Facciamo che sei pieno di soldi e hai la moto giusta: prendi Marc Marquez e…?

“Sicuramente Marc Marquez, poi Marco Bezzecchi, che in questo momento sta andando molto bene. E poi come ragazzi son della gente, Marquez e Bezzecchi… ci sarebbe da divertirsi”.

Con Liberty Media e questa nuova impostazione Moto2 e Moto3 verranno un po’ allontanate, si parla già di un paddock diverso. Tu che idea hai? Hai un business plan?

“Ce l'ho sempre un piano! Ma non direi che verranno allontanati, in MotoGP è molto bello che le altre due classi vengano molto rispettate, che aggiungano dello show al weekend e che diano tante opportunità ai nuovi talenti. E sono già presenti, sono già nel paddock. È una cosa bella perché ci serve gente giovane In MotoGP. Devono fare un po’… non allontanarli, magari una divisione però... non una barriera. Sai, si potrebbe dividere un po’ per vedere certi livelli e spingere per portarli al livello superiore. Anche per l’ecosystem è molto meglio”.

Parliamo un momento di Formula 1. Kimi Antonelli sta andando fortissimo, da italiani chiaramente ci piace. Agli avversari fa molta paura, anche perché Toto Wolff per lui è come un secondo papà. Psicologicamente questo quant’è difficile per tutti gli altri, a partire da George Russell?

“Quello che ha fatto Toto… ci ha creduto e ha fatto anche una scommessa. Non sempre vanno bene 'ste cose, lui è stato molto bravo: l’hanno scoperto quando lui aveva 11 anni, mi sembra. Adesso è maturato e vince le gare. Non una, lui vince proprio le gare, al plurale. È veramente bravo. Per gli altri… non lo so, alla fine è un fatto è ci devi vivere. L’unico modo che hai per avere ragione è andare più forte di lui, anche considerando che pure George ha avuto quel privilegio: Toto ha investito presto su di lui quando era più giovane. Certo, avrà avuto 15 o 16 anni. Però hanno dato una mano e sicuramente c’era un bel rapporto. Però ognuno a un certo punto deve essere libero dai parenti. Ora come abbiamo detto Toto è il suo secondo papà - non diciamo il primo perché se no Marco si arrabbia, non facciamo casini in famiglia - però a un certo punto anche Kimi farà la sua strada. Uno come George non ci pensa troppo, la performance è quello che conta. E se Kimi va più forte di lui non è certo per colpa di Toto, è perché c’è il talento”.

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Kimi Antonelli vince il GP del Canada davanti a Lewis Hamilton e Max Verstappen. Ansa

Una volta hai preso fuoco: come è andata?

“Eh sì, non è stato bello. Ero al Safari Rally, c’era ancora la strada aperta, diciamo che eravamo in corsa e come sia successo non lo so, però ho preso fuoco. Nnon è una cosa bella prendere fuoco, sai, io ne sono uscito bene… poca roba, però un altro ragazzo è stato ferito gravemente. È una di quelle cose che ti succedono e come sia andata tu davvero non lo sai, stavamo facendo benzina con un bidone da 30, 25 litri. E boom! Si è accesa la fiamma e ha preso fuoco tutto. In quel momento non pensi più a niente: scappi. È l’unica cosa che fai”.

Non hai mai questo pensiero, questa paura?

“No, però non dimentico mai il rumore. Sai, quando predi fuoco - adesso non dico esplodere - è tutto un woof, una cosa incredibile. Quando lo vedi nei film... nella verità è uguale. Però non provarci, credimi”.

Cosa sono i soldi per Gunther Steiner?

“I soldi sono importanti però non sono la cosa più importante. Io ho fatto sempre così: i soldi li devi guardare - perché li devi guardare — però io quando sono andato a fare le cose non mi sono mai domandato quanti ne avrei potuti fare, perché se fai una cosa bene arrivano da soli. Basta che lavori e i soldi arrivano. Se invece pensi sempre… c’è gente che è brava solo a pensare ai soldi, però io non parto con un progetto per fare i soldi”.

L’ultima: credi in Dio?

“Ah. Credo in Dio, sì. Non sono praticante, devo dire la verità. Però c’è qualcosa di superiore a noi”.

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Gunther Steiner con Pit Beirer, KTM Motorsport Director, e Gottfried Neumeister, Amministratore delegato KTM, annuncia il rinnovo tra Tech3 e KTM.
https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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