Il punto più basso della stagione del Milan. Non c’è altra espressione utile a definire la domenica rossonera. La sconfitta contro l’Atalanta per 3 a 2 a San Siro è grave per ciò che è accaduto in campo - zero idee di gioco, tanti errori individuali, piatti davanti e fragili in difesa – e pure per la contestazione che, sulle tribune del Meazza, hanno visto tutti. “G.F out”, “Giorgio Furlani deve andarsene”. I tifosi e la curva Sud hanno scelto con chi prendersela. Prima ancora che con i calciatori e il mister, di certo co-responsabili della debacle di questo girone di ritorno, la rabbia è rivolta alla dirigenza. È già stato così in passato ed è così ancora oggi. La squadra, invece, nel bene e nel male, tranne la sospensione del tifo di inizio stagione causa blacklist, ha sempre giocato con il sostegno della gente. Fino ad ora, almeno. Al 51esimo della ripresa Giacomo Raspadori fa il terzo gol della Dea e a quel punto gli ultras non ci stanno e lasciano San Siro. Era il segnale per far scattare l’uscita della gente: dalle prime linee sarebbe arrivato il messaggio “se fanno il terzo usciamo tutti”. Il punto di non ritorno di una gara che quasi viene riaperta con due reti nel finale ma che non lava via quanto accaduto nelle settimane precedenti. Prestazioni impalpabili, zero personalità. E ora persino zero risultati. Il Milan è quarto, ha buone chance di andare in Champions League. Vero, ma per qualche giornata, nel cuore della stagione, l’ambizione balenata di fronte agli occhi del popolo rossonero è stata la vittoria finale. Di scudetto da tempo non si parla più. Aggrappati (e condannati) a una lotta per l’Europa migliore.
Via social è un susseguirsi di storie che ritraggono la coreografia: “G.F out”. Una frase costruita con i corpi e le luci dei tifosi, la seconda a San Siro simile a quella che, contro la Juventus, aveva denunciato il costo esagerato di un posto in curva Sud: 139 euro. Un prezzo inadeguato per lo spettacolo andato in scena sul terreno di gioco. Zero a zero, la noia. Mancano due partite alla fine del campionato. Massimiliano Allegri a Reggio Emilia era sembrato stanco e sfiduciato; contro l’Atalanta al fischio finale fugge via con lo tutto lo stadio, o almeno ciò che ne resta, che fischia. Fischi rivolti un po’ a tutti. E sempre sui social circola un video in cui Paolo Scaroni e Furlani ridono mentre la contestazione in curva va avanti. Un ossimoro che all’ambiente non è piaciuto. A fine gara gli ultras hanno comunque atteso i giocatori nei parcheggi dello stadio per un confronto che poi non c'è stato. Calciatori e staff hanno lasciato San Siro evitando i propri tifosi.
C’è tanta delusione tra gli ultras, l’atmosfera è pessima. Siamo a maggio e ormai serve tenere duro. Le due partite che mancano, a partire dalla prossima con il Cagliari, non vedranno scioperi. Il Milan avrà i suoi tifosi e il sostegno della sua gente. A obbiettivo raggiunto, poi, la protesta continuerà. I toni saranno bassi: c’è timore di altre limitazioni come a inizio stagione? Possibile. Anche perché tra le ragioni alla base delle blacklist c’è anche la contestazione organizzata sotto la sede del club lo scorso anno, contro la dirigenza e Jerry Cardinale. In quell’occasione anche Marco “Pacio” Pacini aveva lanciato i cori davanti al popolo rossonero ed è stato prima escluso dalle partite casalinghe e infine daspato. La curva ha dovuto fare a meno del suo leader per tutto l’anno, che ora è ancor più defilato. Gli altri capi sono in carcere o ai domiciliari in attesa del secondo grado del processo Doppia Curva. Luca Lucci, invece, è accusato di essere un narcotrafficante.
“La protesta sotto Casa Milan, assolutamente pacifica, ha comunque portato blacklist e daspo”, dicono, “ormai contestare è diventato impossibile perché ti fanno fuori, succede anche nelle altre piazze”. L’altro esempio è il processo finito con l’assoluzione di sei ultras Irriducibili della Lazio, accusati di aver fatto pressioni illecite su Claudio Lotito per costringerlo a vendere. O ancora i Torino Hooligans, in aperta guerra con Urbano Cairo e colpiti nel corso degli anni da piogge di daspo e blocchi. Contro il Cagliari la partita è fondamentale. Il tifo, probabilmente, ci sarà. Finirà questa stagione e se l’Europa sarà quella più prestigiosa o meno cambia poco. La contestazione andrà avanti. Ma sono accadute troppe cose in questi anni in curva Sud. Il Milan è sgretolato, dentro e fuori dal campo.