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28 aprile 2026

Ma perché nessuno parla dell'inchiesta su Milan, Inter e il Comune per la vendita di San Siro? Scandalo vero o è l'ennesima bolla giudiziaria?

  • di Michele Larosa Michele Larosa

28 aprile 2026

Nove indagati, chat riservate tra sindaco e presidenti dei club, una perizia modificata in corsa e un rogito firmato cinque giorni prima che scattasse un vincolo culturale sul Meazza. L'inchiesta sulla vendita di San Siro ha tutti gli ingredienti di uno scandalo. Eppure quasi nessuno ne parla

Foto di: Ansa

Ma perché nessuno parla dell'inchiesta su Milan, Inter e il Comune per la vendita di San Siro? Scandalo vero o è l'ennesima bolla giudiziaria?

La procura di Milano sembra essersi particolarmente appassionata al calcio. Lo scandalo che coinvolge il mondo degli arbitri, quello sulla vita notturna dei calciatori, ma c'è un'altra inchiesta di cui si sta parlando poco. È quella che coinvolge il Comune di Milano e le società di Milan e Inter in merito alla compravendita da parte di queste dello stadio di San Siro e dell'area circostante. L'indagine è scaturita della più ampia inchiesta sull'urbanistica di Milano e sulla presunta commistione fra gli interessi pubblici e quelli privati teorizzata dalla procura.

Al centro di questo filone c'è San Siro, la Scala del calcio, il tempio del pallone meneghino e il tentativo di farlo rinascere e sopravvivere. L'attuale stadio infatti è ormai assimilabile a un pezzo da museo, bellissimo sì, ma vetusto rispetto agli standard dei grandi stadi europei. Le esigenze delle squadre sono cambiate, e l'attuale San Siro non è più in grado di stare al passo. Per questo motivo, già da qualche anno, Milan e Inter hanno iniziato a guardarsi intorno. San Donato, Rozzano, le due squadre di Milano fuori da Milano, un paradosso che per un periodo è sembrato concretizzarsi. Poi la fumata bianca, nel 2021 il Comune, Milan e Inter trovano l'intesa, nel 2025 firmano il rogito che ufficializza il passaggio di mano del Meazza e dei diritti edificatori dal Comune di Milano ai due club.

Ma qualche mese dopo, nel marzo 2026, la Guardia di Finanza bussa alle porte del Comune di Milano, della società M-I Stadio e delle abitazioni di alcune delle persone coinvolte nell'iter. La procura ha iscritto nove persone nel registro degli indagati, ipotizzando i reati di turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio. L’ipotesi d’accusa è che la compravendita sia stata combinata tra venditore e compratore, favorendo gli interessi dei due club piuttosto che quelli pubblici.
Secondo la procura l'Avviso pubblico lanciato dal Comune per raccogliere "manifestazioni di interesse" per l'acquisto dello stadio sarebbe stato strutturato in modo da non attirare concorrenti rispetto a Milan e Inter, di fatto riducendo la gara a una formalità. Il tutto attraverso lo strumento della "legge stadi", che permette operazioni immobiliari attorno agli impianti sportivi con procedure semplificate rispetto al codice degli appalti. Una scelta legittima sul piano formale, ma che secondo i pm avrebbe lasciato troppo spazio discrezionale, creando un terreno fertile per le presunte irregolarità contestate.

Buona parte del materiale in mano agli inquirenti proviene dai telefoni sequestrati nell'estate 2025 nell'ambito di una separata inchiesta sull'urbanistica milanese. Da quei dispositivi sono emersi scambi di messaggi che la GdF considera rilevanti per ricostruire i rapporti tra l'amministrazione comunale e i club.
Tra i messaggi agli atti, uno in particolare ha attirato l'attenzione: il 6 agosto 2024, Alessandro Antonello — allora CEO corporate dell'Inter — scrive a Fabrizio Grena, consulente nerazzurro, aggiornando varie parti sull'andamento delle trattative. Nel messaggio si fa riferimento a una telefonata tra il sindaco Sala e il presidente del Milan Scaroni, durante la quale Sala avrebbe "messo di nuovo pressione per ricevere la manifestazione di interesse" da parte dei club.
In un altro scambio emerge la preoccupazione del Comune rispetto a possibili ostacoli da parte della Soprintendenza sulla demolizione del secondo anello. Sala, in un messaggio inoltrato via chat, scriveva: "Le squadre vanno fuori Milano e il Comune rimarrà con San Siro vuoto. Chiederò al Governo di comprarselo perché questo è un danno economico enorme per il Comune e anche un gigantesco danno di immagine per Milano."

Beppe Sala e il Comune cosa faranno?
Il sindaco di Milano Beppe Sala Ansa

Un'altra questione riguarda poi i tempi dell'operazione. Nel 2023 la Commissione regionale per il patrimonio culturale della Lombardia, su proposta della Soprintendenza, aveva espresso parere positivo sull'interesse culturale del secondo anello dello stadio — le iconiche rampe elicoidali degli anni Cinquanta. Un vincolo di tutela che, una volta diventato definitivo, avrebbe reso molto più complicata, se non impossibile, la demolizione integrale del Meazza. Secondo i pm, la procedura di vendita sarebbe stata deliberatamente accelerata per chiudersi entro il 10 novembre 2025, data oltre la quale il vincolo avrebbe acquisito efficacia piena. Il rogito viene firmato il 5 novembre, cinque giorni prima della scadenza. Per gli inquirenti non si tratta di una coincidenza ma di un obiettivo esplicito.

La novità di questi giorni riguarda infine la valutazione economica dello stadio. Dopo polemiche e un ricorso alla Corte dei Conti sul prezzo di vendita, il Comune aveva incaricato due esperti indipendenti — Giacomo Morri della Bocconi e Alessandra Oppio del Politecnico di Milano — di una perizia che certificasse la congruità del valore.
Il 18 giugno 2025 i due docenti depositano il loro parere, confermando la stima dell'Agenzia delle Entrate. Ma la GdF ha poi individuato una bozza precedente, datata circa dieci giorni prima. Confrontando i due documenti, gli investigatori ritengono di aver riscontrato modifiche in almeno tre passaggi, che secondo la loro ricostruzione avrebbero avuto l'effetto di allineare i risultati a quelli già fissati dall'Agenzia. Si tratta di una lettura investigativa: i due docenti non risultano indagati e potrebbero avere spiegazioni del tutto legittime per le variazioni tra bozza e versione definitiva.

Lo stadio di San Siro, Milano
Lo stadio di San Siro

Certo, i precedenti non sono incoraggianti a favore della procura. La maggior parte delle inchieste sul “Sistema Milano”, partite in pompa magna con il massimo del clamore mediatico, si sono poi sgonfiate con il passare tempo. Del resto, chi altro avrebbe avuto interesse ad acquistare San Siro se non le due squadre che ogni settimana ci giocano? Parliamo di due dei club più importanti al mondo, un patrimonio inestimabile per la città, che il Comune deve tenersi stretto. Il sindaco Sala infatti si è difeso, dicendo che se Milan e Inter avessero abbandonato San Siro per costruire i loro stadi a San Donato Milanese e Rozzano, “sarebbe stato un disastro”, e al Comune sarebbe rimasto “un impianto obsoleto, costosissimo e utilizzabile solo per qualche concerto in estate”. Del resto, proprio la legge stadi “autorizza, anzi spinge i Comuni, a contrattare direttamente con i club locali, senza bisogno di alcun avviso pubblico”. La distanza tra gli indizi raccolti e una eventuale condanna è ancora molto lunga. I reati contestati — turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio — sono tra i più difficili da provare in giudizio, e le chat sequestrate, per quanto suggestive, raccontano dinamiche e pressioni che potrebbero avere spiegazioni lecite. Certo rimangono da accertare eventuali irregolarità penali e amministrative. Ma forse, più dell'inchiesta stessa, dovrebbe far riflettere il sistema che l'ha resa possibile: una burocrazia così farraginosa, iter amministrativi così lunghi e opachi, da spingere chiunque — amministratori, club, consulenti — a cercare scorciatoie. Di questo passo, quando sarà pronto, il nuovo San Siro sarà già nato vecchio.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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