Ultimamente succede sempre più spesso: un’inchiesta nasce, cresce mediaticamente e poi, quando arriva il tempo delle decisioni dei giudici, la narrazione corre più veloce dei fatti. Molto più veloce, finendoci distante. È anche quello che sta accadendo intorno al servizio andato in onda su Report sui soldi pubblici legati alle imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina.
Avevamo già parlato del servizio dedicato ai fondi sborsati dallo Stato per i Giochi, in particolare, alla costruzione del Villaggio Olimpico di Milano e del palazzetto destinato all’hockey, opere che in teoria dovevano essere finanziate interamente da privati e che in pratica sono state in parte coperte dal pubblico attraverso la compensazione degli extracosti. Il servizio prende le mosse da un'inchiesta della Procura di Milano che prometteva di mettere sottosopra la city, smantellando quella che sarebbe una “cupola” del mattone, ma che ad oggi risulta notevolmente ridimensionata.
Delle sei misure cautelari richieste a luglio, tutte sono state annullate prima del Tribunale del Riesame e poi dalla Corte di Cassazione, non per assenza delle esigenze cautelari ma per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza. La Suprema Corte ha di fatto smontato la tesi accusatoria, già definita dal Riesame una “svilente semplificazione argomentativa”. Nel frattempo Report, pur precisando la revoca degli arresti, continua a sposare le tesi della Procura.
Le “accuse”
Secondo i pm Milano sarebbe governata da un’élite economica legata al mattone, in combutta con la pubblica amministrazione. È la ricostruzione sposata anche dal programma di Rai 3, che mette in evidenza la figura del manager Manfredi Catella, fondatore e amministratore delegato del gruppo immobiliare Coima, finito ai domiciliari a luglio insieme all’architetto Alessandro Scandurra. In oggetto ci sarebbe il ruolo di Scandurra, membro della Commissione Paesaggio del Comune di Milano e, al contempo, libero professionista collaboratore del gruppo Coima, che lo avrebbe quindi corrotto. La Commissione Paesaggio, però, esprime pareri non vincolanti e nulla ha a che vedere con l’approvazione definitiva dei progetti urbanistici. Inoltre era composta da undici membri e, come rilevato dalla Cassazione, “non vi sono evidenze di indebite pressioni o sollecitazioni da parte di Scandurra”. Report poi richiama le parcelle per 138 mila euro pagate all’architetto per lavori svolti per Coima, contestuali, secondo la Procura, all’approvazione del piano integrato sull’area del Villaggio Olimpico. Ma per il Tribunale del Riesame “non vi è traccia di sovrafatturazioni o di fatture false” e non esistono elementi concreti per ritenere che gli incarichi siano stati conferiti in ragione della funzione pubblica.
Quanto a Catella, gli organi giudicanti parlano di rapporti a tratti impropri per l’eccessiva vicinanza tra pubblico e privato, ma escludono l’esistenza di indizi di un rapporto corruttivo con Scandurra. Nonostante ciò, nel servizio di Report Catella viene presentato, attraverso allusioni e omissioni, come il corruttore della pubblica amministrazione.
Sotto accusa anche la corresponsione degli extracosti per la costruzione del Villaggio Olimpico. Spese aggiuntive rispetto al prezzo concordato, derivanti – secondo Coima – dal rincaro dei materiali e dai tempi stretti imposti dall’appuntamento olimpico, per le quali il gruppo ha chiesto al Comune di Milano un’integrazione di 40 milioni di euro. La normativa consente all’amministrazione di approvare variazioni in corso d’opera e riconoscere compensazioni, a fronte di garanzie sui tempi di consegna e di un puntuale rendiconto. Si tratta, infatti, di extracosti di un’opera privata che sostituisce investimenti pubblici, non di un favore al costruttore. A sostegno dell’ipotesi accusatoria vengono citate alcune chat tra Catella, l’assessore Giancarlo Tancredi e il direttore generale del Comune Christian Malangone. Secondo Report Catella detterebbe la linea; secondo il sindaco Sala, invece, “se ci sono extracosti si valutano, ma decide il Comune”. Anche per la Procura quelle conversazioni dimostrerebbero sì un’eccessiva confidenza, non la corruzione. Nonostante ciò, le chat vengono mandate in onda come elemento centrale del racconto.
Un problema di comunicazione
Non si tratta di difendere Catella o Coima, che saranno eventualmente giudicati nelle sedi opportune. L’indagine è ancora in corso e gli elementi giudicati fin'ora riguardano solo fatti emersi nella fase delle indagini preliminari. Il tema è il modo in cui tutto questo viene raccontato. Nel servizio di Report gli indagati, innocenti fino a sentenza definitiva, vengono presentati come protagonisti di un sistema corruttivo che, allo stato degli atti, i giudici hanno escluso.
La tesi della “cupola” che governa l’urbanistica milanese è stata ridimensionata dalle decisioni di Riesame e Cassazione, che hanno parlato al più di irregolarità edilizie, senza alcuna regia occulta. Report accenna appena alla revoca delle misure cautelari, sottolineando solo che Catella e Scandurra sono stati rimessi in libertà dopo pochi giorni, per poi proseguire nella stessa narrazione.
Il risultato è uno “sputtanamento” mediatico in prima serata, una verità costruita su un impianto accusatorio che, al momento, non regge sul piano giudiziario. Una denuncia contro un presunto sistema che, oggi, appare perfettamente legale, con il consueto intento moralizzatore e manettaro rivolto alla pubblica amministrazione.