Beppe Sala, sindaco di Milano, ha due volti. Gianni Barbacetto traccia il profilo del “Giano Bifronte” in cui si è trasformata la giunta di Palazzo Marino, “amica dei costruttori di Grattacielo Selvaggio; e candidata a costituirsi parte civile contro di loro. Insomma: caldo e freddo, sopra e sotto, salato e insipido”. Il contesto della rappresentazione è quello delle “decine di indagini giudiziarie per grandi irregolarità urbanistiche e abusi edilizi”, peraltro alcune di esse “già arrivate a dibattimento”. Una di queste riguarda un palazzo dal nome romanzesco: Hidden Garden, il Giardino nascosto, ovvero un “palazzone di sette piani nuovo di zecca ma costruito come ‘ristrutturazione’ di un piccolo fabbricato di un paio di piani completamente abbattuto”. Il “nuovo” edificio sorge dentro il cortile che dà su piazza Aspromonte. “Abuso edilizio e lottizzazione abusiva, contesta la pm Marina Petruzzella della Procura di Milano”, che infatti “ha chiesto il rinvio a giudizio del costruttore, del progettista (che nel frattempo è diventato assessore all’urbanistica a Torino: Milano esporta le sue meraviglie) e dei dirigenti del Comune che hanno permesso la costruzione del ‘mostro grigio’ dentro il cortile. E qui sta il doppio volto dell’amministrazione Sala, che dovrebbe essere sia parte lesa, in quanto “dovrebbe rappresentare non solo gli abitanti dell’isolato” e di “tutti i milanesi che sono stati privati di ‘standard’, servizi e verde”; sia parte offesa, poiché “danneggiata da chi ha costruito non seguendo le norme”.
“Eppure non si è costituita ‘parte civile’”, continua Barbacetto, “per far valere i diritti dei cittadini che rappresenta e, in caso di condanne, ricevere il risarcimento dei danni subiti dalla città”. In un altro procedimento, quello sulla Torre Milano di via Stresa, “Antonello Mandarano, capo dell’Avvocatura del Comune, ha depositato una memoria di 35 pagine in cui si schiera apertamente dalla parte degli imputati”. Poi, “la svolta”: la gup Alessandra Di Fazio, che ancora non si è espressa sul rinvio a giudizio, “ha detto di sì a un gruppo di cittadini che, rappresentati dall’avvocata Veronica Dini, chiedevano di essere ammessi come parte civile ‘in sostituzione’ del Comune”. L’avvocata Dini ha fatto riferimento all’articolo 9 della legge 267 che prevede “che i cittadini possano entrare in campo al posto dell’amministrazione inerte, distratta o traditrice”. Altro colpo di scena: “L’avvocato del Comune presente in aula ha chiesto alla giudice tempo per decidere cosa fare”. Eccolo qui il problema del Comune, che “se non si costituisce parte civile, avrà una pattuglia combattiva di cittadini” schierati con la Procura “che sarà parte civile al suo posto, sostenendo le ragioni dei milanesi danneggiati da Grattacielo Selvaggio”. E in quel caso, dice Barbacetto, “sarà a tutti chiaro che il Comune sta invece a fianco di chi è accusato di aver violato le norme urbanistiche e sottratto milioni di euro ai cittadini”, dato che i costruttori pagano meno oneri d’urbanizzazione e monetizzazioni degli standard facendo passare i nuovi edifici come ristrutturazioni. Se al contrario dovesse costituirsi parte civile, “la giunta scalzerà il gruppo di cittadini già scesi in pista, li estrometterà dal processo e dovrà far sentire la sua voce in aula”. Da qui le domande: “Giano Bifronte con quale voce parlerà? Quella dei milanesi danneggiati dalla bulimia immobiliare che negli ultimi anni ha fatto schizzare in alto il costo della vita e dell’abitare e ha espulso dalla città 400 mila abitanti? O quella dei costruttori e dei fondi immobiliari che hanno realizzato enormi profitti e privato la città di 1,5 miliardi di oneri d’urbanizzazione e monetizzazioni degli standard che dovevano essere impiegati per dare a Milano servizi, verde, asili nido?”