Cosa trama nell’ombra della Procura di Milano?
Una misteriosa nota di 36 pagine spunta nel fascicolo di denuncia nei confronti della sua ex collaboratrice Valentina Varisco (accusata e poi rinviata a giudizio per l’accesso abusivo ai suoi sistemi informatici), presentato da Gian Gaetano Bellavia, noto consulente antiriciclaggio, che – a sentire i diretti interessati – non sarebbe stata redatta né da lui né dal suo ex avvocato, Gianluigi Tizzoni (sì, lo stesso avvocato della famiglia Poggi) e che a rigor di logica sarebbe stata inserita nel fascicolo di denuncia, dopo la sua deposizione. Da chi? Bella domanda. È proprio questo il punto. Dopodiché, cosa succede? Come se fosse tutto normale, questo documento da 36 pagine viene allegato da Maurizio Gasparri nel suo esposto – depositato in Procura a Milano contro Bellavia il 15 gennaio – nel quale il deputato forzista accusa il consulente di passare carte riservate in combutta con Report, attribuendo peraltro a lui la misteriosa nota. Almeno, così si spiega Gasparri sul proprio sito personale, ma già lo aveva dichiarato in seguito alla puntata di Report sulla strage di Capaci. Ragazzi, che sta succedendo? Bellavia smentisce di aver prodotto questa nota. E con lui il suo ex avvocato, che ad ottobre ha scelto di rinunciare a difenderlo. Dite un po’, ma non è che qualcuno – non si capisce bene chi – sta cercando di incastrare Gian Gaetano Bellavia? Ma andiamo con ordine, perché questa storia è complicata e puzza di marcio.
Partiamo dall’inizio. Bellavia deposita la denuncia il 13 marzo 2025 contro l’ex collega Valentina Varisco per accesso abusivo a sistema informatico, verosimilmente avvenuto tra giugno e settembre 2024. In quell’atto, però, Bellavia si limita a quantificare la mole dei dati sottratti – circa un milione e 353 mila file – senza alcun riferimento al contenuto. Contenuto che invece compare dettagliatamente nella famigerata nota di 36 pagine, priva di firma e timbro, inserita nel fascicolo solo in un secondo momento. Come si fa a stabilirlo? Semplice, la nota fa riferimento a fatti del 3 giugno 2025, quindi non può essere stata depositata insieme alla denuncia del 13 marzo. Il fascicolo viene digitalizzato il 17 giugno prima di finire agli atti delle parti ed è in quella finestra temporale che il documento sarebbe stato inserito, da chi però rimane un bel mistero. Anche l’ex legale di Bellavia, Gianluigi Tizzoni – Gianni per gli amici e a proposito del caso Bellavia anche per i giornali, che sembrano essersi dimenticati il suo nome completo, a differenza di quanto accade quando lo citano in quanto legale della famiglia Poggi – nega qualsiasi coinvolgimento e dice di poterlo dimostrare se sciolto dal segreto professionale. Eppure Bellavia sostiene di riconoscere in quella nota stralci di mail riservate inviate proprio a Tizzoni.
Poi c’è la versione successiva. Bellavia racconta in seguito di aver anche informato il 10 giugno la Pm antimafia Silvia Bonardi che tra i dati sottratti figuravano consulenze relative a inchieste ancora segrete. Una del Pm Ardita a Catania e una della stessa Bonardi a Milano. In quell’occasione, dice, le avrebbe consegnato un documento riassuntivo, che la Pm avrebbe potuto a sua volta girare al procuratore capo Marcello Viola nel corso di una conversazione. Sempre in quel contesto, Bellavia avrebbe espresso un giudizio negativo sui nuovi datori di lavoro della Varisco, auspicando ulteriori accertamenti da parte della collega Biondolillo, depositaria della sua denuncia. Quel documento riassuntivo potrebbe essere – è lo stesso Bellavia a lasciarlo intendere – la misteriosa nota di 36 pagine. Ma qui la storia si ingarbuglia ancora di più. Bonardi nega di aver accettato il documento e dunque di non averlo passato alla Biondolillo, per non interferire con il suo fascicolo. Sostiene, anzi, di aver suggerito a Bellavia di fissare un appuntamento con il procuratore. Marcello Viola, Procuratore capo, dal canto suo, nega che Bellavia abbia mai menzionato quel documento, né nel primo incontro né nel secondo, avvenuto con il nuovo avvocato Luca Ricci per integrare la denuncia. Nel frattempo, Bellavia si sarebbe rivolto anche al procuratore aggiunto Pellicano. Il Corriere sottolinea un altro dettaglio, che getta definitivamente fumo negli occhi. Nella nota di 36 pagine compaiono 19 magistrati, alcuni dei quali non avrebbero mai affidato consulenze a Bellavia. Che diavolo succede? Ma soprattutto, come ha fatto Gasparri ad avere accesso alla misteriosissima nota e ad allegarla al proprio esposto, depositato solo il 15 gennaio in Procura a Milano?
Sicuramente c’è una spiegazione, ma per il momento non la si può intuire troppo facilmente. È un groviglio molto intricato da decifrare, che sa di complotto e di voci rimaste inascoltate. Forse proprio quella di Bellavia a proposito della gravità del furto, che poi gli si sono ritorte contro? Sarebbe interessante leggere l’esposto presentato in Procura da Maurizio Gasparri per capire se sia proprio lo stesso il documento di cui parla. Gasparri aveva già annunciato con anticipo del fatto che avrebbe depositato l’esposto in questione, ma solo dopo che la vicenda del furto di dati sensibili dall’archivio di Bellavia venisse a galla. Senza accusare nessuno di nulla ci domandiamo, qualcuno – non si capisce bene chi – sta cercando di incastrare Gian Gaetano Bellavia? Perché noi, probabilmente dei boomer, quella nota di 36 pagine non l’abbiamo trovata su internet, a differenza di Gasparri, il quale sostiene che stia ampiamente circolando. Dato che quella nota contiene indicazioni sensibili su processi ancora segreti, qualora stia davvero circolando in rete sarebbe un problema di sicurezza nazionale.