Non solo parole gentili, di esortazione, di gratitudine, quelle di Papa Leone XIV durante l’Udienza ai Responsabili del Cammino Neocatecumenale.
Papa Bob, di fronte allo stesso fondatore del Cammino, Kiko Argüello, ha sì ringraziato e dimostrato stima nei confronti del lavoro svolto dal gruppo all’interno della Chiesa, ma ha ricordato che identitarismi e rigidità varie, potremmo dire “ortodossie dell’ombelico”, non vanno molto d’accordo con il Cattolicesimo. Che è uno e indivisibile (se Cattolicesimo è). Così, rimprovera con stile bonario - ma non per questo meno deciso - gli amici neocatecumenali.
“I carismi devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più importante di altri – se non la carità, che tutti li perfeziona e li armonizza – e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente”. Insomma, non separatevi, non giocate un’altra partita. E, soprattutto, non credetevi migliori.
Un altro modo per dirlo è questo: “Andate avanti nella gioia e con umiltà, senza chiusure, come costruttori e testimoni di comunione”.
Un altro modo ancora: “[La Chiesa] ricorda a tutti che dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà. Perciò l’annuncio del Vangelo, la catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere sempre liberi da forme di costrizione, rigidità e moralismi, perché non accada che essi possano suscitare sensi di colpa e timori invece che liberazione interiore”.
Non giogo psicologico, ma attenzione all’ascolto. Dall’ascolto, infatti, nasce la libera pratica della servitù di Dio. Per questo è fondamentale non credersi alternativi alla grande nave che è la Chiesa di Roma. Non si naviga da soli, per quanto si sia attrezzati. Poiché non si tratta di un’esplorazione, ma di un viaggio. Ci sono regole, linee guida, ma anche l’estrema libertà di coordinarsi mentre si avanza. Se si chiude la testa, se si fissano gli occhi solo avanti, si lascia una scia
In questo senso il Papa non cancella l’apertura che la Chiesa, in particolare a partire da Giovanni Paolo II, ha mostrato verso le realtà di movimento, i “militanti”. Ma ricorda che non si può essere militanti particolari di una militanza universale, a vocazione assoluta. Per questo anche Benedetto XVI, nel 2005, bacchettava le tendenze autarchiche e non sempre a fuoco rispetto alla linea tracciata dalla Santa Sede (a quei tempi il tema era il modo di celebrare la messa e di dare la comunione.
È in questa direzione, all’interno della più vasta strategia di ridimensionamento dei movimenti religiosi, che va letto anche il limite ai mandati per gli organi di governo e i fondatori all’interno dei movimenti. Un’operazione di pulizia non solo amministrativa (e dunque politica), ma dottrinaria.