Dopo l'esplosione della bomba sotto l'automobile di Sigfrido Ranucci, mentre tutti brancolavano nel buio, fra 'ndrangheta, malavita romana e piste nere, Massimo Giletti a Lo Stato delle Cose è stato il primo a parlare di criminalità campana. “Si è parlato di una Panda nera, si è parlato di plastico: né uno né l'altro – ha detto - La macchina usata dagli attentatori non è una Panda nera, l'esplosivo probabilmente è preso da una cava ma non era plastico. Ma la notizia importante che daremo stasera è che gli autori dell'attentato appartengono alla camorra, sono arrivati dalla Campania per l'attentato, non hanno usato una Panda nera ma un altro mezzo, e sono tornati in Campania dopo aver effettuato l'attentato". Da lì la notizia, arrivata tramite una lettera anonima e poi rilanciata dallo stesso Report con il servizio “Il cantiere dei misteri”, di un asse tra Rovigo e la Campania per chiudere la bocca di Ranucci riguardo un caso di traffico d'armi che coinvolgerebbe il cantiere navale Vittoria. Poi, qualche giorno fa, la nuova svolta. Il presunto mandante dell'attentato sarebbe il giornalista, ex direttore de L'Avanti e amico di Ranucci Valter Lavitola. Ma che fine ha fatto la pista sul cantiere Vittoria? Cosa c'entra Lavitola? E le altre piste? Per capirne di più abbiamo telefonato colui che lo scoop lo ha dato, contribuendo in modo significativo all'individuazione degli esecutori materiali, Massimo Giletti:
Intanto, io il 30 marzo, in una situazione in cui si brancolava ancora nel buio, ho dato una notizia: non era una Panda, non era gente di Roma di cui si era un po' parlato, ma una macchina che arrivava dalla Campania con più persone a bordo legate alla camorra.
Questi elementi, che erano dirompenti in quel momento, sono stati confermati nell'ordinanza del GIP due mesi dopo, perché quando gli esecutori materiali dell'attentato hanno sentito quello che dicevo ad Lo Stato delle Cose, sono andati nel panico: hanno abbandonato precauzioni come non parlare al telefono e hanno iniziato a dialogare, pensando di avere altri telefoni non intercettati. Quella puntata è stata decisiva, come riconosce anche il dottor Villani nell'ordinanza, per far inquadrare con ulteriore certezza il coinvolgimento di quelle persone nell'operazione.
L'elemento scatenante, che porta poi a Lavitola, è che a seguire la trasmissione c'era anche un uomo importante di camorra, legato al clan Moccia, che scrive un'email al dottor Villani direttamente e dice: "Guarda, quello che ho sentito in tv posso confermarlo: sono uomini che appartengono al sistema camorra. È vero, ma noi non c'entriamo, non siamo i mandanti". Quindi quella trasmissione ha generato un vero terremoto, che ha portato poi gli inquirenti ad arrivare a Lavitola. Ma io ero già in onda a marzo.
Oggi ci poniamo la domanda alla luce di quello che sappiamo adesso. Probabilmente, visto che se diamo per certo che Lavitola sia il mandante, grande amico di Ranucci, seguendo questa linea è chiaro che la camorra non avrebbe un ruolo diretto. Può essere che quell'ipotesi legata al cantiere di Rovigo fosse comunque valida nel momento in cui l'ho detta. Magari oggi scopriamo che c'è qualcos'altro. Sappiamo che tutto ruota anche intorno a un nome in codice: Corrado. Io ho un'idea di chi possa essere Corrado, ma non la dico oggi, così come non dissi tutto quello che sapevo allora, perché sapevo molte più cose, ma per non interferire con le indagini non le ho rivelate. Penso che tra poco avremo un colpo di scena importante sul movente.
Cosa pensi dell'ipotesi rilanciata oggi dal Fatto, secondo cui Corrado sarebbe uno dei nomi con cui si faceva riferimento a Mancini?
Penso che il livello di un uomo come Mancini abbia poco a che fare con la bassa manovalanza campana. Per me non è un'ipotesi attendibile. Piuttosto è interessante, e apre una nuova riflessione, capire il tipo di esplosivo usato, perché se si tratta di gelatina è qualcosa di già un po' diverso dalla classica "bomba Maradona", quella che può fabbricare chiunque. Questo può essere un elemento interessante da analizzare, anche se non è di mia competenza.
Nel senso che in base alla fattura dell'esplosivo si può capire se si tratta di soggetti “professionali” o meno?
Beh, hanno controllato il territorio per evitare qualsiasi tipo di strage, quindi era un atto intimidatorio, è chiaro. Per le informazioni che ho su di loro, erano persone che facevano continuamente attentati, quindi conoscevano bene sia le armi che l'esplosivo di quel tipo. È tutto legato a Corrado e vedo che i nomi importanti del giornalismo si dividono su chi potrebbe essere.
Perché secondo te i giornali si stanno dividendo in modo così netto sulla questione Ranucci?
Perché ci sono sempre sfumature politiche dietro. È innegabile che la figura di Ranucci divida, e ognuno ha un sottotraccia personale, magari ideologico, che tenta di cavalcare una pista piuttosto che un'altra. Io non sono mai stato ideologico, cerco la verità. Sono un eretico, non me ne importa nulla dell'ideologia: voglio far emergere la verità. E soprattutto in storie come questa non c'è mai una sola verità, forse ce ne sono di più.
Certo, e tutto questo parte dalla puntata de Lo Stato delle Cose...
Quelli dopo la puntata cadono in una specie di trappola, perché erano tranquilli, poi hanno perso la testa. Io so come mai sono caduti in questa trappola, so la verità, ma non posso raccontare di più. Ho sempre grande rispetto per le indagini, e penso che una parola di troppo in questo caso possa creare problemi.
So che Lavitola è molto preoccupato. Durante la perquisizione ha collaborato, ma era estremamente preoccupato, probabilmente per due motivi. Uno: che il colonnello Ferrara e i carabinieri di via In Selci abbiano elementi importanti. Due: che ora, dopo che il dottor Villani è diventato procuratore a Velletri e quindi non può più occuparsi del caso, se ne occupi personalmente Lo Voi, uno dei magistrati più importanti, a capo della Procura di Roma.