Allora. Facciamo una premessa, così siamo tutti tranquilli. Truffa ed evasione fiscale sono le accuse della Procura di Roma che hanno portato all’arresto, stamattina, Marione Adinolfi, okay? Ecco Adinolfi lo avevamo sentito qualche giorno fa sullo scisma dei lefebvriani e adesso nei commenti i soliti leoni lasciano dietro di sé prevedibili oscenità e insulti. Ecco, anzitutto, leoni da tastiera: “VADE RETRO”. Poi, va bene, l’aggiunto Maurizio Arcuri sostiene che attraverso il meccanismo ideato da Adinolfi, ovvero quello della “scommessa collettiva” sarebbero stati raccolti milioni di euro “da privati ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive”. accuse di truffa (ad ora presunta) e evasione per 400mila euro (sempre presunta fino a sentenza). Rispettiamo anche il lavoro de “Le Iene” che hanno scoperto questa cosa. Niente da dire. Detto questo la giustizia farà il suo corso e chi è colpevole pagherà, ma ecco, in più di una persona dovrebbe forse guardarsi allo specchio e rispondere a questa domanda. Il vecchio adagio di Wanna Marchi “i coglioni vanno inculati (cazzo)!” non ha insegnato niente a nessuno?
Diciamo che ogni riferimento ai lesi dal sistema della “scommessa collettiva” orchestrato da Mario Adinolfi è puramente casuale e che di mezzo, probabilmente, c’è stata parecchia voglia di arricchirsi attraverso un complesso sistema di specchi e leve basato sul gioco d’azzardo che prometteva faville. Uuuh, famiglie truffate, per carità. Ma quanti peccati che Dio punirebbe nell’aldilà con le pene dell’inferno! Se quei soldi non fossero andati perduti, nessuno avrebbe denunciato Adinolfi, e invece si è preferito accusare piuttosto che prendersela con i veri colpevoli. Ovvero chi ha scelto di riporre i risparmi delle proprie famiglie nelle mani di Mario Adinolfi. I soldi facili non esistono e la colpa sì, va bene, sarà pure di Adinolfi che ha tutta una sua storia incredibile di giornalista, pokerista e cattolico militante. Stiamo parlando di un vero e proprio soldato di Cristo in terra armato della sua stazza imponente e della sua fede zelante, “larger than life” insieme a tutte le sue preziose contraddizioni. Divorziato e risposato nel 2013 a Las Vegas dopo essersi candidato a guida del Pd nel 2007, ex democristiano e membro dell’assemblea costituente del Partito Popolare Italiano. Un personaggio devastante. La Guardia di Finanza, poi, ha bussato alla porta di casa di Adinolfi il giorno del compleanno di sua figlia. La giustizia farà certamente il suo corso, ma come si fa a non ammettere che parte della colpa di questo disastro risieda proprio in quelle famiglie che Adinolfi hanno denunciato?
Non tanto per aver integrato alcun reato, ma per essersi lasciati trascinare in un piano che contempla necessariamente la vittoria del banco, ovvero Marione NAZIONALE Adinolfi, stratega folle in un mondo ancora più folle. Come si fa a non capire questa basilare lezione di vita? Forse il sistema della “scommessa collettiva” non è molto diverso da quello proposto dai molti influencer Zanzaro-centrici che sui social, forti del loro seguito, propinano pronostici sicuri al 100% su partite di calcio e quant’altro prendendosi la percentuale su quel 99,99% di investitori sconfitti dalla sfortuna. Forse lo stratagemma di Adinolfi, semplicemente non ha funzionato, ma a dargli la propria fiducia sono state quelle persone che hanno scelto, tramite il libero arbitrio, di affidargli la propria rovina. In buona fede o meno, sperando in più danaro. Poi va bene, Adinolfi non ci avrà pagato le tasse su e questo è un altro discorso, ma è pure quello che fa rosicare lo stato italiano. Che qualcuno guadagni soldi senza passargli una percentuale non va bene. Insomma, arriverà certamente una sentenza, di condanna o meno, ma fino a quel momento… di cosa stiamo parlando?