Tempo di addii e di nuovi inizi. D’altronde si va verso l’estate e certi amori, si sa, meglio spezzarli prima che avvelenino le vacanze. Milo Infante abbandona la Rai, Mario Giordano Mediaset e Paolo Del Debbio pure. Entrambi hanno chiuso a distanza di pochi giorni i loro programmi. Come mai? Milo Infante diciamo che con i due giornalisti Mediaset c’entra poco, seppur il suo passaggio a Milano 2 s’incastri in questo momento così volatile e di cambiamento. Il mantra d’ora in poi sarà lasciare e non farsi lasciare. Roberto Vannacci lo ha insegnato bene ai leghisti, e di conseguenza pure ai forzisti, che ora abbandonano la nave e lo seguono in una nuova avventura. Se Milo Infante con questa condizione di sincronicità politica parrebbe c’entrare poco, chi è in piena sintonia con il vento politico che soffia a destra parrebbero essere proprio Mario Giordano e Paolo Del Debbio. Addirittura si vocifera che quest’ultimo sia il candidato di Futuro Nazionale per la corsa a sindaco di Milano. Ne ha scritto per primo Milanoquotidiano, la sezione di cronaca politica diretta da Fabio Massa per il sito di Nicola Porro. Nella destra un moto profondo quello che si sta muovendo e, se ci pensiamo bene, è iniziato tutto a Natale. Si potrebbe addirittura pensare che la prima pietra sia stata scagliata da Fabrizio Corona, ma qui ci allontaneremmo troppo dal punto di rilievo. Dunque andiamo con ordine.
Dicevamo, l’importante è lasciare, e non essere lasciati. Promesse non mantenute e scazzi tra colleghi, vedi il duro e forse pure gratuito scontro con Bruno Vespa, devono aver portato Milo Infante a prendere l’amara decisione e passare dunque al lato oscuro dal quale, invece, due attori di primo piano si stanno allontanando. E come mai proprio ora? Mario Giordano che nel suo ultimo messaggio agli spettatori rimasti orfani di Fuori Dal Coro spiega che almeno non darà “fastidio a nessuno con la nostra – riferendosi alle battute sulla sua di – voce fastidiosa”, ma siamo sicuri sia tutto dovuto al body shaming? Paolo Del Debbio, poi, ha giustificato la chiusura di Dritto e Rovescio la pensione anticipata – questa volta non c’è nessun decreto ad hoc – ma siete sicuri che sarà proprio così? Del Debbio e Giordano sono due personaggi che in casa Mediaset hanno ricevuto molti “colpetti” bassi, per dirla alla Piersilvio, soprattutto per ragioni politiche. Chiamiamolo disincanto, oppure libertà. L’effetto è lo stesso, ovvero l’insofferenza. Di disincanto scrisse Marcello Veneziani nel suo messaggio di Capodanno, criticando aspramente la destra al governo. Scrisse, il grande intellettuale, che nonostante al potere ci fossero ormai da tempo i barricaderi di quella che un tempo era un’opposizione conservatrice e sovranista, non è cambiato niente. E che sarebbe stato sbagliato credere il contrario. Questo lungo testo si attirò una pesante e biliosa critica da parte di Alessandro Giuli, il ministro della Cultura, che certamente uomo organico al partito cui appartiene, non è. Il primo a prendere le difese di Veneziani fu proprio Mario Giordano. Da qui, avrete notato, La Verità ha iniziato ad essere quel quotidiano di destra che “spara”, ogni tanto, verso la destra, senza dimenticarsi mai la propria stella polare, o polemica. Il Quirinale. E il perché di questo bersaglio, lo sa soltanto Maurizio Belpietro. Nel frattempo sullo sfondo la vicenda Signorini, scatenata da Fabrizio Corona è stata più o meno come un barile di benzina gettato nel cratere di un vulcano quiescente, capace di innescare una violenta eruzione e dunque di mettere in moto una serie di correnti magmatiche nel sottosuolo del centro destra non indifferenti. È da questo momento in poi che Marina Berlusconi ha sollevato la testa e ha iniziato a rivolgersi a Repubblica per i suoi comunicati con il mondo esterno e con il suo stesso partito, per il momento – ancora per poco – sotto la guida di Antonio Tajani, un vecchio mondo da abbattere. Quel Futuro Nazionale che sta per emergere? Mai in una coalizione che lo includa. E in casa Mediaset? Orfani su orfani pronti a far le valigie. Del Debbio, ricorderete, manifestò i suoi malumori di certe scelte aziendali dal sostrato politico ben chiaro. D’altronde Dritto e Rovescio, come pure Fuori Dal Coro, data la loro linea editoriale decisamente in linea con i confini della “remigrazione”, non poteva più essere un programma organico al palinsesto Mediaset nonostante gli ottimi ascolti. Eh sì, sono temi che fanno share e, soprattutto, raccolgono voti. A qualcuno, però, per ragioni ideologiche questa cosa non importa. Ma forse sarebbe bene ampliare lo sguardo, perché – lo ha detto Vannacci stesso durante il suo debutto romano all’ombra del Colosseo Quadrato – “remigrazione” è la traduzione politica italiana della “deportation” trumpiana. Essendo europeo necessariamente deve includere la critica al Green Deal, dunque, implicitamente, al Mercato Comune, il primo nemico vero, a livello economico che, forse più direttamente della Cina, gli Stati Uniti puntano a frammentare. Come? Grazie a forze politiche euroscettiche: vedi Afd in Germania, le Rassemblement National in Francia, la Lega in Italia… ops. La Lega non conta più come un tempo. C’è bisogno di un nuovo attore politico… anzi, eccolo qui.
In molti si sono messi a scommetterci su. Inutile ripeterlo, è Futuro Nazionale. Forse una bolla politica necessaria in quanto stampella ad una coalizione che dalle prossime elezioni uscirà necessariamente più fragile, ma ecco, chi lo sa. Torniamo a noi. Dove andranno gli orfani di quella vecchia destra? Ancora più a destra, perché ora c’è un vuoto che si colmerà tra le braccia di Vannacci che no, “non è estrema destra, ma destra autentica”. Cosa abbia voluto dire il Generale da Lilli Gruber ieri sera non è poi così difficile da comprendere. Nel frattempo Fabrizio Corona, tra uno spettacolo a teatro e un’ospitata in discoteca, fa un video in cui apparentemente a caso si mostra capace di aizzare una vasta folla di ragazzi a gridare “duce duce duce”. Credete sia casuale? Certamente dimostra di poter essere utile a qualcuno. Mario Adinolfi qualche tempo fa aveva postato un’immagine realizzata dall’intelligenza artificiale annunciando l’intenzione di muoversi insieme a Corona sotto l’egida, anzi, lo scudo del Generale. Proprio ieri, dicevamo, è uscita l’indiscrezione sulla sua possibile candidatura a sindaco da un sito d’informazione diretto da una persona ben introdotta negli ambienti che contano a Milano, ovvero Fabio Massa, ex direttore di Affaritaliani, per conto di un uomo importante della destra, Nicola Porro, probabilmente anche lui affacciato alla finestra per capire da che parte convenga stare ora che si inizia a giocare sul serio. La candidatura a sindaco di Milano di Del Debbio? Certamente potrebbe non essere facile governare una città per un giornalista, ma non è importante essere eletti. L’importante è la vetrina, e mostrare di avere un candidato.