Che Vannacci sia sostanzialmente una creatura della sinistra, una sorta di Moderno Prometeo di tutte le proiezioni ansiogene dei progressisti, è stato detto e stradetto fin dai tempi de Il mondo al contrario. La legittimità, invece, non gliela danno più i giornali e i leader del campo largo, ma il popolo. Centomila iscritti al partito in tre mesi, Futuro Nazionale è la realtà che cresce di più sui social e Vannacci sembra voler sorpassare a destra Giorgia Meloni. Chi dovrebbe temerlo? La sinistra, ovviamente, ma anche una buona parte della destra, quella liberale e quella conservatrice che, come ricordava Prezzolini, uno che in biblioteca non avrebbe tenuto Il mondo al contrario insomma, non è reazionaria. Il programma uscirà questo weekend, le alleanze, dice il generale, arriveranno in prossimità delle elezioni politiche del 2027.
Per ora ci restano i proclami, gli eventi dal vivo e una pessima intervista a Otto e Mezzo, La7, nella casa mediatica della sinistra. Un ottimo risultato per Lilli Gruber, prima volta di Vannacci nel suo programma. Ma sorge spontaneo chiedersi perché lo abbia invitato se poi, per tutto il tempo, lo ha trattato da scemo. Esiste un principio fondamentale alla base del dialogo, il principio di carità: bisogna pur dare un po’ di credito al proprio ascoltatore, quantomeno evitando i toni passivo-aggressivi e le frasi smangiucchiate a ogni cambio di tema, giudizi che impediscono all’interlocutore di controbattere perché incalzato su altro. Per esempio quando, dal nulla, al minuto 11 della puntata Gruber chiude una risposta di Vannacci sulle linee rosse violate le quali non accetterà compromessi con altre forze di destra dicendo: “Ecco, però intanto anche a lei le poltrone piacciono”. Boutade lasciata lì, con fare sereno di chi sente di parlare da una posizione diversa rispetto a quella dell’intervistato, alla fine di un discorso che nulla c’entrava con le poltrone. Frase, soprattutto, non dimostrata. Il problema si può sintetizzare con questo: l’intervistatrice parla quasi quanto l’intervistato, trasformando l’intervista in un’autointervista. È lei che, specchiandosi nella sua nemesi, di volta in volta si fa bella.