Sembrava finita lì, quando era stata ufficializzata la fine della collaborazione di Beatrice Venezi con la Fondazione Teatro La Fenice. Lo scorso aprile infatti, il sovrintendente Nicola Colabianchi aveva firmato il provvedimento che annullava il rapporto lavorativo tra la direttrice d’orchestra e La Fenice; Colabianchi, cioè colui che quella scelta l’aveva sostenuta a dispetto delle proteste degli orchestrali e delle polemiche che erano montate. Colui che l'aveva difesa pubblicamente dalle accuse, negando che la nomina fosse politica.
Poi però, non era piaciuta l’intervista rilasciata al quotidiano argentino La Nacion, in cui la Venezi dichiarava che la Fenice sarebbe “un'orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio”. A quel punto, l’orchestra aveva risposto esprimendo “profonda costernazione e amarezza”, ritenendo tali affermazioni “gravi, false e offensive” e sottolineando che i musicisti dell’orchestra vengono selezionati “esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali basati sul talento e sul rigore procedurale”. Si era così arrivati alla rottura, con Colabianchi che metteva nero su bianco la fine dell’incarico: l’egemonia culturale della destra aveva avuto durata breve.
Tempo un mese e mezzo circa, ed ecco che arriva pec alla Fondazione; intorno alle 21.30 di martedì 9 giugno, scrive l’Ansa. I legali di Beatrice Venezi hanno fatto sapere che la scelta di interrompere la collaborazione sarebbe stata un atto “nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio”. Nella lettera inviata inoltre, la Venezi chiarisce che “intende continuare a mettere a disposizione della stessa Fondazione le proprie energie e prestazioni artistiche professionali e compiere tutte le attività professionali, organizzative e produttive preliminari ed essenziali al rapporto lavorativo siglato tra le parti". I legali, infine, si riservano di adottare provvedimenti ritenuti “più opportuni e prudenziali” a tutela dei diritti e degli interessi della loro assistita.
Beatrice Venezi dunque sostiene di volere continuare la collaborazione fino al 2030, in quanto le motivazioni del provvedimento sarebbero generiche; le dichiarazioni contestate inoltre, non sarebbero state specificate. Ma Colabianchi dichiara che non era stato formato alcun contratto con la Venezi, di essere perciò sereno perché la Fondazione ha rispettato in pieno il contratto tra le parti.
Rimane infine un altro nodo da sciogliere: la nomina di un nuovo direttore musicale. Per ora, la parola d’ordine è cautela: la vicenda Venezi ha suscitato grane attenzione, per cui adesso l’intenzione è quella di ponderare fino in fondo ogni decisione. Prendere tempo per individuare il profilo giusto, quello che possa portare il maggior valore aggiunto possibile: una figura internazionale che dia lustro alla Fondazione, insomma.
Un accordo economico tra le parti? Per ora, è escluso.