Che grande spreco usare la libertà d’espressione per episodi come questo. A Sal Da Vinci ne abbiamo dette di tutti i colori, anche noi di MOW. Finchè si commenta una performance, una dichiarazione o anche un atteggiamento discutibile, tutto è lecito. Ma ricoprire di fango un uomo che ha palesemente agito in buona fede è proprio da stronzi.
Siamo arrivati al punto in cui un cantante prende in braccio una bambina con disabilità durante un concerto, perché gliela affidano i genitori, la bacia con affetto e il pubblico presente applaude, ma il giorno dopo il processo si celebra su Instagram, TikTok e X. Il verdetto sintetizzato in una parola: pietismo. Con contorno di altre parole di tendenza come esibizionismo, spettacolarizzazione, inspiration porn. E via con la solita gara a chi individua per primo il privilegio. Sal Da Vinci, dopo giorni di polemiche, ha sbottato. E francamente è difficile dargli torto. I fatti sono chiari. Durante un concerto in Sicilia una bambina con disabilità viene fatta salire sul palco. Non ci sale da sola né viene “prelevata”. Sono i genitori ad affidarla al cantante. Lui la prende in braccio e la bacia, dedicandole un momento davanti a migliaia di persone. Finisce lì, o almeno sembra. Un gesto che può piacere oppure no, ma che nasce dentro una dinamica chiarissima in cui c’è una famiglia che vive quel momento come un regalo e un artista che risponde con la spontaneità che lo contraddistingue. Ma poi arriva internet. E internet, ormai, ha un riflesso condizionato, una malafede chirurgica, dunque qualsiasi gesto che riguardi una persona con disabilità deve necessariamente nascondere una forma di sfruttamento simbolico. Se sorridi, stai infantilizzando. Se abbracci, stai spettacolarizzando. Se non fai nulla, non hai cuore e sei indifferente. È una trappola perfetta perché qualunque cosa fai, qualcuno è pronto a spiegarti perché sei nel torto.
Certo, il concetto di inspiration porn esiste. È quella narrazione in cui la persona con disabilità diventa lo strumento per far sentire migliori gli altri. È una critica legittima quando viene usata nei contesti giusti. Invece, come accade per altre tematiche serie e delicate, si finisce per svuotarle di significato.
Anche perché qui manca un “dettaglio” fondamentale: la volontà delle persone coinvolte. La bambina era lì con la sua famiglia e gli stessi genitori hanno scelto di affidarla a Sal Da Vinci. Non è stata usata contro la loro volontà. Anzi, è probabile che quel momento lo ricorderanno con emozione molto più di chi oggi lo commenta indignato da uno smartphone. La replica del cantante è stata dura e ci sentiamo di dire: giustamente. Ha parlato di gente che scrive “puttanate per raccogliere qualche like”. È sicuramente un'espressione poco diplomatica, ma l’unica risposta possibile per mettere fine a questa ennesima sterile polemica.
Questa è una vicenda che fotografa un fenomeno reale. C'è un pezzo del dibattito pubblico che vive di indignazione permanente. Non importa il contesto né la buona fede, ciò che conta è solo trovare il colpevole della giornata. Possiamo discutere se prendere in braccio una bambina durante un concerto sia la scelta migliore? Certo. Si può parlare del linguaggio con cui raccontiamo la disabilità? Assolutamente sì. Ma trasformare automaticamente un gesto di affetto in un caso morale significa ignorare tutti quei fattori che ne sono parte attiva: intenzioni, contesto e soprattutto le persone direttamente coinvolte. E c’è un paradosso, perché nel tentativo di difendere la dignità delle persone con disabilità, si finisce spesso per cancellarne l'autonomia. Come se i genitori non fossero in grado di decidere e come se quella famiglia avesse bisogno di un tribunale dei social che spiegasse loro cosa avrebbero dovuto provare. Noi saremmo di certo genitori migliori, d’altronde. L’idea di base sembra essere sempre questa.
Sal Da Vinci non ha bisogno di essere santificato. Ha semplicemente fatto quello che in quel momento riteneva più opportuno. Ha risposto positivamente a una richiesta: vi immaginate se avesse rifiutato di prendere la bambina? Altro scandalo. Si può discutere tutto, ma attribuire automaticamente cinismo a chi compie un gesto nato in buona fede rischia di dire molto meno di lui e molto di più di noi. Per cui, signori avvocati delle cause perse: anche meno.