C’è qualcosa di poetico, nella chiusura de La Sonrisa. Che tanto per iniziare non era un semplice ristorante, ma un castello: un prodotto figlio di una certa cultura popolare, pasciuto sotto l’occhio delle telecamere di Real Time, crollato sotto i colpi della lottizzazione abusiva da cui era sorto. Ma non per questo vissuto invano: nell’anno in cui il castello della famiglia Polese chiude infatti, Sal Da Vinci piomba sul Festival di Sanremo con il suo matrimonio. Accussì, per sempre sì, di bianco vestito per la finale, una vita di gavetta che l’ha ripagato dopo anni di palchi e sacrifici; il volto positivo di chi, del nazionalpopolare più spinto, ha fatto valore aggiunto. L’immaginario di chi, senza quel Castello delle Cerimonie andato in onda per tredici stagioni, non avrebbe avuto un contesto di riferimento rispetto al pubblico del Paese tutto.
Invece, prima di Sal Da Vinci, c’era lui: il trash de Il Castello delle Cerimonie. Il “boss” Antonio Polese, i fuochi d’artificio, le celebrazioni baraccone, le Comunioni che sembravano matrimoni, i matrimoni che sembravano una porta aperta su un'altra dimensione, i diciottesimi da “principessa”. C'erano gli stereotipi sulla napoletanità, così marcati da diventare orgoglio e appartenenza; c’era pure la sigla neomelodica su “Nu matrimonio napulitano”, manifesto d’intenti che non lasciava spazio a dubbi. Ogni puntata, un rito di iniziazione alle cerimonie del Castello; ogni puntata il trash che faceva il giro e, a modo suo, diventava sublimazione.
La Sonrisa, teatro e palco della rappresentazione, chiude quando la missione è ormai compiuta: ha portato al grande pubblico il suo immaginario, e ora quello può camminare sulle proprie gambe. Tant’è che nell’ultimo Festival di Carlo Conti, andato avanti col pilota automatico, l’unico scossone l'ha dato proprio il cantante più tradizionalista di sempre: il matrimonio, la promessa d’amore, per sempre sì, la fede in bella vista.
Andato in onda per dieci anni, dal 2014 al 2024, Il Castello delle Cerimonie è stato uno dei titoli di punta di Real Time, che in quegli anni era pure quello de Il Boss delle Torte Buddy Valastro, di chi non sapeva di essere incinta, di chi cercava l’abito da sposa perfetto, delle coppie di Alta Infedeltà. Il “boss” delle cerimonie Antonio Polese, il cui testimone è poi passato alla figlia Imma, è stato uno dei personaggi che più di tutti hanno contribuito a trovare un pubblico di riferimento per la rete, una volta Sky poi passata in chiaro nel 2010. Gli sfarzi, gli arredi eccessivi, la tenuta che si espandeva per cinque ettari di terreno: una voglia di grandezza che incarnava un sogno. Uno semplice e per niente economico: per un giorno, la voglia di una festa da celebrità. Sentirsi famosi senza esserlo; aspirare ad essere le persone di cui gli invitati parleranno per giorni. Intanto, intorno, un'ostentazione talmente grottesca da risultare irresistibile.
Quando Sal Da Vinci arriva al Festival con la fede al dito, il neomelodico, la napoletanità spinta a ogni occasione, il pensiero va subito a “don Antonio Polese”: e lui col matrimonio “napulitano” in scena ha vinto, tra gli applausi generali. Insomma, il cerchio s'è chiuso: Antonio Polese ha corso perché Sal Da Vinci potesse trionfare al Sanremo.