Salmo ha fatto l’All in. Tutto incluso. Come quelle vecchie promozioni telefoniche. Ma lui l’ha fatto più forte. Nel momento giusto, per la società e per il rap. Perché questo il rap fa. Come cazzo ve lo dobbiamo dire, cari rapperini di strada? Che su quella strada che tanto decantate vi siete addormentati. Ma niente paura: ci ha pensato Lebon al mic. D’altronde è così che apre All In: “torna a dormire bro, che fuori è un brutto mondo”.
Low Kidd stende il tappeto e Maurizio Pisciottu ci scanna sopra quello che ci deve scannare. Salmo è per chi vuole rimanere sveglio, con tutti i rischi del caso. Rimanere svegli è attitudine dei coraggiosi e di chi non ama poggiare il culo su un trono comodo mentre fuori brucia l’inferno. “Meglio un clochard che una spia del moussad”. E ancora: “Ho fatto un sogno: ho visto il diablo con la faccia di un banchiere ebreo”. E gli artisti e i rapper ignavi muti, strozzati dalle loro collane d’oro. E muti pure quelli che si espongono al massimo sui social con qualche slogan copiato e incollato da altri. Così si fa: l’idea, la resistenza, l’ingiustizia che ci fa incazzare si mettono nei testi. E si mettono proprio come lo fa Salmo. L’artista deve rischiare, perché se gli togli le idee all’artista, cosa rimane? Una canzonetta da cantare in discoteca? Non è più tempo. L’intrattenimento è già troppo e questi tempi pretendono spessore. Israele non è solo un Paese che ne sta bombardando un altro, è un sistema di potere. E l’unico antidoto al potere è il pensiero, la cultura. Mentre pure in Italia si insidia il pensiero politico più becero e barbaro, Salmo lo evidenzia: “Niente compassione in nome della nazione. Gridano in coro note: do, re-migrazione”. Perché il rapper sardo non lo imita e basta Vannacci, lo percula e lo sfancula con la chiusa della sua All In: Non credo nella patria, il militare non lo faccio. Ci scusi, generale, noi ce ne sbattiamo il cazzo. Niente croci nei giardini e fasce nere al braccio. Io che ho sempre fatto di tutta la merda un fascio”.
Questa è la voce della generazione che ci piace. Di quella che si incazza con chi si deve incazzare e non con il capro espiatorio additato dal politico estremista di turno. Salmo ha una fanbase vasta, ma ad ascoltarlo sono tanti giovani. La rabbia , si sa, è della gioventù e così deve essere. Ma finché ci sono artisti come Salmo che provano a indirizzarla per il verso giusto, la musica può ancora respirare.
All In non è una lista di parolacce contro Israele o Vannacci, è molto di più: è un invito brutale alla riflessione, quella di cui vogliono privarci. C’è un passaggio, per esempio, che evidenzia: “Se fai il riarmo, torni a casa in un sacchetto. Ma tuo figlio è così fashion con l'elmetto”. Qui Salmo ci sbatte in faccia le conseguenze delle nostre scelte: l’elmetto è il nostro, non è il “loro” e non è quello del generale Vannacci. L’odio che certi personaggi politici alimentano in noi, non farà altro che ritorcersi contro di noi, contro i nostri figli. Un concetto logico semplice, ma che nell’era dell’odio cieco sembra passare inosservato. E se di sorbirci dibattiti pseudo politici in tv ci siamo stancati, c’è ancora la musica che sa come essere efficace. O almeno una parte di musica. Quella che si alza e indossa l’elmetto, non per combattere il nemico, ma per individuarlo e smascherarlo. “Menomale che Salmo c’è” - semi cit.