Ammettiamolo: abbiamo guardato tutti l’Intelligenza Artificiale con lo stesso sospetto con cui, anni fa, guardavamo il cambio automatico. Dicevamo che era roba per chi non sapeva guidare, che toglieva il piacere del controllo, che limitava l’uomo in una cosa che sa fare benissimo. Poi, però, provi la comodità di non dover sfrizionare nel traffico e capisci che non è pigrizia, è evoluzione.
Oggi il dibattito si sposta sulla musica. Eclissi è il nuovo singolo di Salmo, terzo estratto da Hellvisback 10 Years Later.
In questi giorni il web si è spaccato: da un lato chi approva, dall’altro i puristi secondo cui Salmo si sarebbe "inginocchiato" alla comodità dell’AI.
Ma la verità, per quanto Salmo una sua l’abbia data, secondo me è molto più profonda.
C'è una sottile ironia nel prendere lo strumento che minaccia di sostituire l'artista e usarlo per urlare. Salmo ci ricorda che è l’idea a creare, mentre lo strumento resta al servizio dell’uomo. E guai se fosse il contrario.
Il rapper sardo ha deciso di usare l'AI per riprendersi il controllo creativo: non è la macchina che usa Salmo per sembrare umana, è Salmo che usa la macchina per sembrare post-umano. Ha scelto di usare lo strumento più potente del momento per perdere il controllo invece che per esercitarlo. In un mondo che cerca la perfezione millimetrica, questa è probabilmente la scelta più radicale che si possa fare.
Il punto non è "bello o brutto". Il punto è che si capisce benissimo che non è reale. E deve essere così.
Se fosse stato un deepfake perfetto, sarebbe stato solo un esercizio di stile tecnologico, magari inquietante ma sterile. Invece, mantenere quel sapore di artificiale, di "finto che urla di essere finto", cambia completamente il messaggio.
Oggi siamo ossessionati dall'IA che non si distingue dalla realtà (pensate alle foto virali del Papa col piumino). Salmo va nella direzione opposta: sceglie un’estetica cruda, dove i pixel sbavano e le proporzioni saltano. Non c'è inganno, non c'è il tentativo di truffare l'occhio. Ti sta dicendo: "So che sai che questo non è vero". E proprio perché sai che è finto, puoi finalmente concentrarti sul significato e non sulla tecnica.
Il Rock, in fondo, è sempre stato questo: sporcare il pulito. Se l'IA standard è un pavimento di marmo lucidato a specchio, Salmo ci ha camminato sopra con gli anfibi infangati.
Mentre tutti usiamo l'IA come un correttore per sembrare migliori, Salmo l'ha usata come un acido e se dovessi paragonare questo lavoro a qualcosa, lo farei con un quadro di Francis Bacon: ti scuote, ti mette a disagio e non riesci a non riguardarlo altre 1000 volte.
Proprio come nei quadri di Bacon, dove spesso si vedono figure umane in momenti di estrema vulnerabilità o intimità ma completamente distorte, così Eclissi ci regala una canzone d'amore "bella" che però non può fare a meno di mostrarci il mostro che abbiamo dentro, le nostre insicurezze, il nostro scendere a compromessi per “andare bene”.
Eclissi in conclusione funziona perché è melodico, ha un tiro che guarda dritto al pop-punk moderno, con quelle chitarre che ti restano in testa e una struttura che ti invita a cantare.
Possiamo discutere quanto vogliamo sulla tecnologia, ma la verità è che se metti un pilota vero su una macchina col cambio automatico, andrà comunque più forte di tutti gli altri.
Salmo non resta a piedi: ha semplicemente smesso di sfrizionare per concentrarsi sulla traiettoria, dimostrando che non è il software a fare l'artista, ma lo stomaco di chi lo usa. Con la sua voce e questa voglia di sperimentare, oggi resta il punto di riferimento più rock che abbiamo in Italia.