È uscito 5, il nuovo album delle Bambole di Pezza.
Tra il polverone di Sanremo 2026 e la realtà dei club, le ragazze sono tornate e tutti ormai ne hanno sentito parlare. E mentre il web discute se siano ancora “abbastanza punk”, c’è una generazione di bambine che impara a dire “no” guardando queste donne. Ed è la vittoria più grande.
Diciamocelo chiaramente: scrivere delle Bambole di Pezza oggi non è come farlo vent’anni fa. Allora erano l’eccezione cromata in un mondo di maschi col plettro tra i denti; oggi, con l’uscita del loro quinto disco, intitolato semplicemente 5, sono più mature e si vogliono prendere tutto perché loro la gavetta l'hanno fatta davvero.
La loro maturità non sta nella compostezza, ma nel sapere esattamente cosa succede quando entrano in una stanza: il volume si alza e i pregiudizi crollano. Sono cinque donne e sappiamo bene quanto tutto questo possa mandare in tilt chi cerca ancora di incasellarle ma le risposte non le trovi nelle recensioni: la trovi sotto il palco.
Sono un gruppo che ha costruito la loro credibilità chilometro dopo chilometro, furgone dopo furgone.
Questa forza esplode nelle tracce di 5, ma affonda le radici in un’attitudine che non è mai cambiata. Penso a mia figlia, che canta a squarciagola il loro inno Mi hai rotto il cazzo. Anche se quel brano è un capitolo precedente, è il cordone ombelicale che lega la loro storia al presente. Vederla lì, piccola com’è, che urla quelle parole non è un capriccio infantile. È una bambina che guarda queste donne e decide che vuole essere quella donna lì. Una donna cazzuta, che sa dire basta, che sa tracciare un confine in maniera netta.
In un mondo che insegna ancora alle bambine a essere educate e silenziose, le Bambole di Pezza regalano loro il diritto di essere sgarbate, se serve a proteggere la propria libertà.
Ad esempio Resta con me funziona proprio per questo. Non è una supplica ma un modo di stare nella relazione senza sciogliersi dentro. Che è esattamente il contrario di quello che spesso ci si aspetta da una canzone emotiva.
Essere 'nuda ma alla moda' è una nudità che non è fragilità, ma una scelta consapevole di chi non ha più nulla da nascondere perché ha già dimostrato tutto sui palchi di mezza Italia. È l'eleganza di chi sa dare un calcio al perbenismo restando fottutamente rock.
La gavetta è finita, il messaggio è arrivato forte e chiaro. E mia figlia, con i suoi “vaffanculo” liberatori e la voglia di spaccare il mondo, ne è la prova vivente. Il regno delle Bambole è appena iniziato.