Se Torino avesse avuto un programma spaziale come la NASA, i suoi razzi non sarebbero partiti da una base asettica, ma direttamente dalle arcate dei Murazzi: meno burocrazia, molta più cassa dritta e i piedi ben piantati nel fango del Po. Quei razzi sono i Subsonica, che da trent'anni decollano dal cemento per portarci altrove. I Subsonica non hanno intenzione di celebrare il loro trentennale con il solito "best of" statico.
Il progetto 96-26 è un viaggio dinamico: ogni show presenta una scaletta diversa con una rotazione di brani storici che cambierà di serata in serata. Un’occasione totale per ripercorrere tre decenni di musica insieme alla band che ha rivoluzionato il suono dell’elettronica in Italia.
La chicca? Il concerto è solo l'inizio. Al termine di ogni live i Subsonica salgono in consolle alternandosi per un DJ set che trasformerà ogni data in un vero e proprio party.
Questa energia, però, non resta chiusa tra quattro mura, perché l’intera città è diventata un museo a cielo aperto.
Dal 31 marzo al 12 aprile, Torino si accende con un programma di eventi “diffusi” che raccontano tre decenni di asfalto e sperimentazione. Una narrazione che prende forma fisica non appena ci si imbatte nella tuta spaziale di Amorematico del 2002: vederla oggi esposta alle OGR fa un effetto strano. Mentre il resto dell’Italia a quei tempi si accontentava del solito pop “sole-cuore-amore”, Max, Boosta, Samuel e soci decidevano che era il momento di sbarcare sulla Luna portandosi dietro l'odore della strada.
La mostra è un'immersione totale in un’estetica tra Blade Runner e un laboratorio meccanico di periferia, dove i quadri tecno-sciamanici di Daniele Galliano trasudano ancora il sudore acido dei club anni '90.
È un vero porn0 per gli amanti del synth: ti ritrovi a scovare tra mixer analogici che sembrano usciti da un bunker della Guerra Fredda e tastiere mangiate dal tempo che nascondono i segreti di una rivoluzione sonora lunga trent'anni.
Ci sono gli spartiti originali che visti immobili in una bacheca sembrano quasi trattenere a stento la pressione sonora. Ma il vero corto circuito è quando passi dai reperti immobili di una mostra a un live che dura tre ore filate senza un solo secondo di pausa.
Cominciato il concerto la nostalgia muore e lascia spazio a una scenografia che ride in faccia ai soliti palchi rock visti e stravisti: i led montati persino sul soffitto pulsano in sincrono con i sintetizzatori di Boosta, deformando la percezione dello spazio mentre i BPM ti colpiscono dritto in faccia.
La scaletta è un equilibrio millimetrico che non concede tregua alle gambe per centottanta minuti di trance collettiva, quando esplodono i bassi di Nuova Ossessione o il ritmo martellante di Discolabirinto, la sensazione è che i brani storici siano stati letteralmente riaggiornati per il 2026, resi ancora più acidi, sporchi e pesanti.
La voce di Samuel taglia l’elettronica con una nitidezza che non risente minimamente degli anni, guidando questo rito collettivo senza mai fermarsi, ricordandoci che dietro i bpm folli c’è sempre stata una scrittura pop visionaria.
Quando in scaletta arriva Straniero, l'atmosfera nel palazzetto cambia, questa canzone è il manifesto politico e umano dei Subsonica di oggi. In un mondo che alza muri e confini, la band usa questo pezzo per ricordarci che siamo tutti “stranieri” in cerca di un luogo dove sentirci a casa, e che quel luogo, stasera, è sotto questo soffitto di LED.
Proprio per questo, i Subsonica non hanno intenzione di fermarsi all'ombra della Mole. Dopo il bagno di folla torinese, la band ricarica le pile per un'estate infuocata: il tour “TERRE RARE 96-26” riparte ufficialmente il 26 giugno da Padova, portando il loro sound elettrico in tutta Italia.
Questa maratona live è la prova definitiva che quel linguaggio è l’unico che sappiamo ancora ballare con la verità negli occhi.
I Subsonica non sono lì per celebrare il passato, sono lì per dimostrare che dopo trent'anni di assalto sonoro il loro microchip è più acceso, cattivo e maledettamente necessario che mai.
Volevo chiudere questo pezzo di storia tornando lì, tra le pareti della mostra, perché i Subsonica sono molto più di tutto quello che vi ho raccontato e di tutto quello che avrei ancora da dire.
Sul finire del percorso, ci si imbatte in un pannello bianco, essenziale, dedicato al ricordo di Caterina Farassino, Pasquale Modica e Talu.
Vederlo lì, circondato dalle istantanee di vita vissuta — i backstage, i sorrisi stanchi, i momenti rubati tra un concerto e l'altro — ti fa capire che il “cerchio” di cui parlano non è fatto di loghi o di marketing. È un cerchio di persone, di sguardi e di fatiche condivise.
E anche se oggi quelle persone non sono più fisicamente sul palco o dietro le quinte, restano il carburante segreto, quella spinta invisibile che permette a questi razzi di continuare a decollare, ogni notte, dalle arcate dei Murazzi.