Per annunciare il disco Santissimo, Sayf si era vestito da Falsissimo.
Nei panni di Fabrizio Corona, il rapper genovese aveva piazzato un freestyle sulla sigla campionata del cliccatissimo programma di Corona. Una vera mossa da maestro di comunicazione: sfruttare l’hype di un fenomeno dello spettacolo per crearne altrettanto e incanalarlo verso la propria musica.
Adesso sappiamo che il disco d’esordio del rapper uscirà l’8 maggio.
Nel post di domenica scorsa, diventato virale, Sayf aveva promesso di annunciare la data d’uscita del disco la settimana prossima, ovvero questa, e nella caption aveva aggiunto: “buona domenica”, che a quanto pare non era solo un saluto di cortesia, ma uno spoiler del titolo del secondo singolo estratto da Santissimo.
Il primo era stato Tu mi piaci tanto, che aveva ottenuto il secondo posto a Sanremo. E, come molti artisti, anche Sayf dimostra di voler battere il ferro finché è caldo. E proprio mentre il suo successo è all’apice in termini di popolarità, butta fuori il disco e gli dà un’ulteriore spinta con questo nuovo singolo, uscito stanotte, Buona domenica.
Il sound è ancora quello che contraddistingue il rapper: beat che strizza l’occhio alla musica latina. Ballabile, potenzialmente estivo. Leggero, ma dal testo pungente. In perfetto stile Sayf.
Un rap che sa conciliare la freschezza del pop ad incastri su cui si può discutere.
Il ricordo d’infanzia è il vero protagonista del brano. Un ricordo che segna il vissuto del cantautore, legato al modo forse un po’ maldestro con cui il padre cerca di comunicargli la separazione dalla madre: “Papà ha detto che deve tornare, ha detto che mi porta al mare. Ha detto non è colpa mia. A volte una coppia deve sbollire, serve tempo a respirare”.
E in qualche modo Sayf porta con sé questo vissuto, lo assorbe tanto da coltivare una certa diffidenza nei confronti delle relazioni, vissute con il filtro della difesa di chi sa quanto possa fare male una separazione e, per questo, evita preventivamente di legarsi per porre la causa di un’eventuale sofferenza che riaprirebbe la ferita traumatica: “Notte, la notte amore, non so fare l’amore. So scappare via. Non ti innamorare perché sono fatto così”.
Oltre ad essere un diffuso meccanismo di difesa nelle relazioni del nostro tempo, è anche un richiamo - probabilmente involontario - alle “relazioni liquide” di cui parla Zygmunt Bauman: le relazioni dalla “minima spesa, massima resa”. Presidiate da instabilità e scarso investimento emotivo, che celano una paura di essere abbandonati. Come succede a Sayf nel brano in questione.
Un tema molto caro alla generazione di cui Sayf si fa voce.
E il brano narra questo fenomeno con un linguaggio contemporaneo ed efficacemente semplice, emanando vibes della stagione estiva, mentre sta descrivendo un punto di rottura interiore.
Ma il vero simbolo del brano si può intercettare nel ritornello, poche semplici parole: “Papà, buona domenica”. Tre parole che portano con sé tutta la malinconia di un bambino che, quando si tratta di relazionarsi, è rimasto tale. Il trauma della separazione genitoriale ha impedito l’evoluzione, in termini relazionali. “Papà, buona domenica” è un saluto troncato, amaro e costretto. Lo si può cogliere dall’insistenza con cui si presenta nel brano: è un congedo che non vorrebbe essere tale, pertanto si prolunga, ripetendosi, in modo da far sì che non si compia mai davvero.
È il saluto apparentemente ingenuo di un bambino che in realtà vorrebbe che il proprio papà rimanesse lì, nel quadro di una famiglia felice, accanto a lui e la madre.
Il padre è la figura centrale del brano, ma non come semplice “personaggio”, ma come simbolo di ciò che Sayf è diventato.
Buona domenica è una canzone che vuole farci ballare mentre ci sta narrando il dramma di crescere senza un padre. Sayf come Stromae, che con Papaoutai aveva usato un gioco di parole nel titolo e un sound da spararsi in discoteca, mentre ci cantava la ferita insanabile dell'abbandono paterno.
La copertina del disco lo vede immerso in una sorta di rituale funebre, con una luce in volto che suggerisce l’idea del titolo. Una pantera a fianco, probabilmente per completare il quadro simbolico della musica di Sayf: amaro sarcasmo, graffiante, dentro una cornice apparentemente leggera.
Di sicuro ciò che premia maggiormente Sayf è la sua capacità di unire i contrasti del suo sound a una lirica che semplifica anche vissuti personali complicati. Il suo “tone of voice” lo fa apparire quasi privo di pathos: nei suoi brani non ci sono picchi particolari, la sua voce rimane sempre ferma, stabile e lineare, ma non per questo tradisce una qualche mancanza di personalità.
Dell’album uscirà anche un Monch Amor Edition con copertina alternativa e in tiratura limitata.
Le premesse per Santissimo sono buone. Sayf continua a promuovere una forte coerenza con il suo progetto artistico che si intreccia sempre di più con il suo vissuto personale. Il disco d’esordio è spesso quello decisivo e, a giudicare dalle premesse, per Sayf pare che l’ascesa sia destinata a proseguire.