Lo sapevamo già, ma ora è tornata a fare notizia: il programma di Antonio Ricci chiude definitivamente. Lo riporta Dagospia, secondo cui l'azienda starebbe decidendo il da farsi su Striscia la Notizia, tuttavia le valutazioni porterebbero tutte verso la cancellazione.
Una notizia che lo è solo nella forma, dato che era stato chiaro fin dal primo stop, che il destino del programma fosse segnato: da quando Pier Silvio Berlusconi aveva deciso di spostare Paperissima Sprint nel primo pomeriggio di Italia 1, sostituirla nell’access prime time di Canale 5 con La Ruota della Fortuna e annunciare che Gabibbo e veline sarebbero tornati in onda a settembre. Non fu così, tanto che settembre diventò novembre e, infine, gennaio: è a quel punto che Antonio Ricci si è giocato tutto. Perché Striscia la Notizia che già aveva tanto faticato nella fascia oraria per cui era stata pensata, per quanto dilatata rispetto alle edizioni iniziali, passava in prima serata: una promozione sulla carta, una dimostrazione di grande fiducia ad un occhio distratto; una micidiale arma letale nei fatti. Il programma si trovava infatti a dover reggere un’intera prima serata: mica facile, senza snaturarsi. O si cambia il format o si muore: ma Striscia, a cambiare il format, diventa altro; nello specifico, qualcosa di molto simile alle Iene.
Lo sa benissimo il suo creatore, tant’è che Ricci aveva puntato proprio sull’identità: le stesse risate fuori campo, gli stessi personaggi, i due conduttori storici, il parco veline rinforzato a voler rimarcare la figura femminile simbolo del programma che, negli anni, è stata tanto criticata. Piazzare cacche insieme a Maria De Filippi sulle macchine di chi parcheggia sul posto disabili però, era bastato solo alla prima puntata: dopo gli ascolti inaspettati dell’esordio, Striscia si era inabissata sui fondali dei dati Auditel, chiudendo con un Greggio e Iacchetti che avevano già scritto in faccia il destino del fu “tg satirico”.
In mezzo a un bivio in cui qualsiasi scelta si sarebbe rivelata controproducente, Ricci aveva rivendicato la natura di Striscia: così Mediaset non ha nemmeno dovuto prendere la decisione di fermare il programma, l’ha rimessa direttamente al pubblico. Il quale, di nuovo, ha confermato che un campione di bike trial picchiato che si trasforma in stana-spacciatori, le veline che quasi nessuno conosce, le rubriche sui ritocchi dei personaggi famosi, i tormentoni di Ezio Greggio non interessano più; le polemiche sui pacchi del programma rivale non vengono nemmeno più percepite come denuncia ma, appunto, polemiche.
Si consuma così la fine di un programma che ha fatto la storia non solo di Canale 5, ma del costume del Paese: un Paese dove la giustizia è stata percepita ingiusta, e a cui è diventato abitudine dire quel “adesso lo dico a Striscia” davanti allo spreco di denaro pubblico di opere incompiute, a un truffatore, alle barriere architettoniche che complicano ulteriormente la vita di una persona disabile.
Se ne va così allora Striscia la Notizia: nel silenzio assenso, nella scelta di non pronunciarsi davanti alla stampa. Nell’atteggiamento di chi, pur non sbilanciandosi, ha già detto tutto: e chi vuol capire, capisca. Per un programma che ha denunciato, sbertucciato, inseguito le storie senza mai mollarle, la negazione di un’eredità televisiva.