Il 4 luglio 2026 è inciso nella storia, dicono. Riunire 250.000 persone in un unico concerto? Chapeau. E su questo non ci piove. Al di là delle diverse critiche sull’organizzazione, alla fine al concerto di Ultimo a Tor Vergata non ci sono stati incidenti o circostanze particolarmente spiacevoli di cui ci si può lamentare. Partecipare a un concerto di quella portata e pretendere di stare freschi e comodi è un po’ pretenzioso, soprattutto se queste lamentele vengono sollevate da chi ha scelto di accamparsi a Tor Vergata diversi giorni prima del concerto nonostante le temperature tropicali: doveva saperlo prima che non si sarebbe trattato di un soggiorno in un hotel a cinque stelle. Le polemiche stanno a zero. Nonostante la grandezza dell’evento, la divisione in sei PIT, cui ognuno equivaleva a sette prati di un concerto standard, no, sull’organizzazione non abbiamo nulla da dire. Certo, magari chiamarli “PIT” è già di per sé una paraculata, visto che quelli che si trovavano “tra gli ultimi” hanno sentito più il concerto dei fan delle file avanti che quello del loro idolo.
Qualcosa da evidenziare, però, ce l’avremmo sulla prosopopea che ha contraddistinto questo evento. 250.000 spettatori in una sola data è un numero da record, sì. Ma siamo sicuri che nessun altro artista avrebbe raggiunto questi numeri se avesse scelto di fare un'unica data?
Prendendo in considerazione solo i tour dell’anno corrente: il rap non ce la fa, o quasi. Nonostante sia il genere predominante nelle classifiche streaming, il ritorno dei Club Dogo nel 2024 ha venduto 120.000 biglietti distribuiti in dieci date al Mediolanum Forum di Assago; il Marrageddon di Marracash, unendo il numero di biglietti venduti tra Milano e Napoli non arriva a più di 150.000, ma il Marra Stadi25 ne vende in totale 270.000 su 300.000 disponibili, superando già i 250.000 di Ultimo a Tor Vergata.
Ma andiamo al pop, genere in cui Ultimo gioca una partita alla pari con nomi quali Cesare Cremonini e Max Pezzali. Cremonini Live 2026 domina con oltre 950.000 biglietti distribuiti in sei date, che se avesse preso in prestito Tor Vergata per una sera, così come ha fatto Ultimo, sarebbe dovuto arrivare almeno fino a Frascati e riempire ventitré PIT, se la matematica non è un’opinione.
Ma attenzione a Max Pezzali che col suo Gli anni d’oro 2026 non ha fatto meno, anzi: in quindici date ha staccato ben 670.000 biglietti in giro per l’Italia, qualcuno se n’è accorto?
Se ci spostiamo sul rock poi, impossibile non considerare i numeri raggiunti dai due colossi della musica dal vivo in Italia: Ligabue e Vasco Rossi. Ligabue Certe Notti Tour 2026 arriva a staccare oltre 250.000 biglietti distribuiti in quattordici date, tra palasport e Arena di Verona. Vasco Rossi sta già preparando il tour 2027 per il suo mezzo milione di biglietti, per quello che è stato definito il Giubileo della musica frammentato in dieci date allo Stadio Olimpico di Roma. Senza contare il precedente Vasco Live Duemilaventicinque, in cui sono stati fatti fuori complessivamente più di 400.000 biglietti in poche ore. Ma Vasco, si sa, rimane imbattibile. Anche se lo stesso si è complimentato sportivamente con Ultimo per il “record battuto”, forse non ha considerato che il cantautore romano con questa mossa ha voluto vincere facile in fatto di numeri.
Con questo non vogliamo dire che il successo di Ultimo non vada celebrato, si tratta comunque di un traguardo immenso, ma talvolta la narrazione può essere fuorviante. Ultimo è un artista che sa bene di andare forte nei live. Nello stesso suo tour del 2025 aveva già venduto 250.000 biglietti. Quindi no, Ultimo non ha battuto nemmeno se stesso. Possiamo affermare che il cantautore romano abbia scelto una mossa strategica come quella di Tor Vergata e sia arrivato a raggiungere un record, sì, ma solo sulla carta. Perché se anche Marracash, Cesare Cremonini o Max Pezzali avessero scelto di far convergere il proprio pubblico in un’unica grande data, Ultimo sarebbe rimasto l’ultimo tra i grandi e oggi non parleremmo di record, ma “solo” di un artista che ha raggiunto un grande traguardo.
Grande sì, ma non inarrivabile. I numeri parlano chiaro. Anche in questo caso ciò che davvero fa la differenza è la narrazione.
Ma poi siamo sicuri che riunire 250.000 persone in un’unica data sia davvero un atto di altruismo? Considerato che dai PIT più distanti era più facile sentire gli aerei atterrare da Ciampino, forse l’idea di Ultimo è stata più un modo per dire: guardate quanto ce l’ho grosso. E l’arrivo in elicottero, scusate, ma tutto ci sembra fuorché un esordio modesto.
E non ci sarebbe nulla di male perché nell’artista c’è anche l’ego. C’è quella spinta verso il riscatto e Niccolò Moriconi ce l’ha raccontata bene attraverso la poesia recitata sui social e poi la sera stessa a Tor Vergata: la storia di un bambino che voleva salvare il mondo con le sue canzoni e che nel 2017, con 700 persone connesse in una sua live su Instagram, chiedeva quanti di questi sarebbero venuti a un suo concerto. Tutto bellissimo, ma dopo tutto forse la retorica ha manipolato un po’ i fatti. E alla luce di questi, l’unica data di Ultimo, più che La Favola Per Sempre, ci sembra la paraculata del secolo.