Quando sei una superstar è un attimo diventare il mostro del giorno sbattuto in prima pagina. Ma Usher è davvero un molestatore? Sul web il dibattito si accende, ma prima di sputare sentenze, è importante analizzare com’è andata. Durante una tappa del suo tour a Nashville, Usher ha invitato sul palco una spettatrice per uno dei momenti più iconici dei suoi concerti, caratterizzato da un'atmosfera sensuale e coinvolgente: la performance di Can U Handle It? Tuttavia, la giovane è apparsa fin da subito piuttosto a disagio, mantenendo le distanze e mostrando poca partecipazione. Accorgendosi del suo evidente imbarazzo, il cantante ha scelto di interrompere la scena senza forzare la situazione. Con una smorfia, ha commentato al microfono: “Non credo che lei voglia stare sul palco” e ha invitato la sicurezza ad accompagnarla al suo posto. Il filmato dell'episodio è rapidamente diventato virale, alimentando un acceso dibattito sui social. Molti utenti hanno apprezzato la decisione della fan di rispettare i limiti personali, sottolineando l'importanza del consenso anche in un contesto di spettacolo. Altri, invece, ritengono che chi accetta di salire sul palco durante un concerto di Usher sia già consapevole del tipo di interazione prevista. Questo è quanto accaduto.
La ragazza di Nashville è stata identificata subito dopo. Si tratta di Gabrielle Cheyenne, un'infermiera di Chattanooga. La stessa ha risposto alle critiche pubblicamente, specificando di trovarsi al concerto in quanto fan di Chris Brown e non di Usher, con il quale l’artista condivideva il palco, e che se le fosse successa la stessa cosa con Brown, la sua reazione sarebbe stata diversa. Ha poi commentato le critiche ricevute dicendo di essere rimasta fedele a se stessa, chiudendo la questione con una scritta postate tra le sue storie Instagram: “Unbothered” (indifferente). Nessuna morale, dunque, da parte della ragazza. Nessuna narrazione vittimistica e, soprattutto, nessuna accusa di molestia da parte sua.
Cosa ci racconta tutto questo? Che molto più spesso di quanto si creda, ad alimentare le polemiche è più il dibattito pubblico che il fatto in sé. Il web, si sa, è polarizzante. E la scena che abbiamo visto, apparentemente è una scena forte. Cosa ci sfugge, però? Che si tratta di performance, appunto. Da qui l’atteggiamento di Usher, che molti nei commenti sui social hanno definito “viscido”. Il punto è sempre il contesto, è sempre quello che fa la differenza. Se non riusciamo a distinguere una performance da una molestia sessuale, vuol dire che il concetto di “consenso” non ci è ancora ben chiaro. Poi si può contestare il tipo di performance, è legittimo. Ma da qui ad etichettare Usher come viscido molestatore, ce ne passa. I fatti raccontano un’altra storia: Usher stava ripetendo una performance del suo show, ha scelto la ragazza sbagliata e non ha insistito. Se c’è una cosa su cui ci si può focalizzare, se mai, è il momento successivo: quando Usher coglie il disagio della ragazza, si ferma e invita la sicurezza a riaccompagnarla al suo posto. Lì avviene il cortocircuito. Perché il modo in cui lo fa non è particolarmente garbato. Il rapper sembra infastidito e contrariato. Probabilmente perché, dall’alto del suo ego artistico, non si aspettava un rifiuto. E lì, sì, c’è una nota che stride. Perché Usher avrebbe potuto scusarsi e reagire con più eleganza, invece ci lascia la fotografia del superuomo che, non appena rifiutato, ricorda un bambino a cui è stato tolto il gioco dalle mani e che fatica ad accettare di non avere più il controllo del momento. Questa è la sfumatura da contestare. Che poi sfumatura non è. E non importa se quel tipo di performance fosse già prevista nel suo show e nemmeno ci interessa se la ragazza fosse a conoscenza o no di ciò che si sarebbe verificato sul palco. È l’eleganza che fa la differenza. Perché la sua reazione infastidita ha fatto sì che si creasse la polemica: è lì che si è innescata.
Il rapper ha creato una crepa, un margine di ambiguità che forse si sarebbe potuto evitare con un gesto più semplice: un sorriso o una battuta o delle scuse alla fan per averla messa in una situazione non gradita. Avrebbe potuto chiudere il momento con la stessa leggerezza con cui era iniziato, trasformando un piccolo imprevisto in un episodio di complicità con il pubblico. Invece quel segnale di fastidio ha lasciato spazio a due narrazioni opposte: chi ha visto un artista rispettoso del consenso e chi, al contrario, ha percepito l’atteggiamento di un uomo incapace di accettare un rifiuto. E, nel frattempo la ragazza - che non ha di certo il seguito e la credibilità mediatica di Usher - è passata come l’elemento che rovina la festa. E anche se in molti sul web si schierano a favore di lei, il punto è che la creazione di questo schieramento poteva essere evitato: ad Usher sarebbe bastato poco. Ed è proprio questa la parte più interessante della vicenda: non il fatto che Usher si sia fermato, perché quello è accaduto, ma il modo in cui ha gestito quel momento. A volte non sono le azioni a determinare la percezione di una scena, ma i dettagli che arrivano subito dopo. Quindi no, Usher non è un molestatore, ma fermarsi non è stato abbastanza.