Pagare centinaia di euro per assistere a un concerto senza vedere l'artista? Non possiamo più definirla una truffa e non è neanche un errore del sito di ticketing o una svista dell’acquirente. È scritto nero su bianco. Per alcune date del tour di Bruno Mars sono stati messi in vendita posti “audio only”, ovvero destinati esclusivamente all'ascolto. Si tratta di sedili dietro al palco, senza alcuna visuale dello show. A Wembley è già successo, con decine di fan finiti letteralmente alle spalle del palco. Nel New Jersey, per una delle prossime date, esistono posti indicati come “vista limitata” che, guardando la mappa, limitata non è: è inesistente. La reazione più immediata è indignarsi. Come si può arrivare a vendere un concerto senza il concerto?
Ma forse la domanda giusta è: come abbiamo fatto ad arrivare fin qui senza accorgercene? Perché, in realtà, questa storia non nasce con Bruno Mars. Bruno Mars - o chi si occupa dell’organizzazione dei suoi tour - è soltanto il primo a non fingere. Per anni il problema è stato esattamente l'opposto. Migliaia di persone hanno comprato biglietti per concerti convinte di vedere uno spettacolo e hanno scoperto solo entrando nello stadio che davanti avevano una torre audio, un maxischermo, una struttura metallica, se non direttamente il retro del palco. E spesso quei posti non erano nemmeno segnalati come “visibilità limitata”.
È successo durante l'Eras Tour di Taylor Swift. Nel 2023 e poi ancora nel 2024 centinaia di fan hanno denunciato sui social e alle associazioni dei consumatori di aver acquistato posti che non riportavano alcuna indicazione di visuale ostruita, salvo ritrovarsi davanti enormi torri tecniche. In Canada la vicenda è arrivata fino a Consumer Protection BC, che ha ottenuto un accordo con StubHub per consentire rimborsi ai fan che avevano acquistato biglietti rivenduti senza che fosse indicata la visuale limitata.
È successo anche ai concerti di Beyoncé. Durante il Renaissance Tour numerosi spettatori hanno raccontato di aver pagato biglietti a prezzo pieno, salvo trovarsi il palco nascosto da impalcature e torri luci mai indicate al momento dell'acquisto. Alcuni hanno ottenuto lo spostamento di posto rivolgendosi ai servizi dello stadio, altri no. Le proteste sono finite sui giornali internazionali e hanno alimentato un dibattito enorme sulla trasparenza del ticketing. Il problema, insomma, non sono i posti dietro il palco. Il problema sono stati tutti quelli venduti come normali.
Esiste perfino una lunga storia di contenziosi sui biglietti dei concerti. Negli Stati Uniti già nel 2001 alcuni spettatori citarono Ticketmaster sostenendo di aver acquistato biglietti senza che fosse comunicata la visuale completamente ostruita. La causa è diventata uno dei primi casi simbolo sul tema e ancora oggi succede. Soltanto pochi mesi fa un fan degli Oasis ha denunciato di aver pagato quasi 500 dollari per un posto premium salvo ritrovarsi davanti una gigantesca tenda VIP che copriva parte del palco. Il biglietto, sostiene, non riportava alcuna indicazione di visuale ostruita, anche perché non sarebbe costato tanto. Per questo Bruno Mars, paradossalmente, rappresenta quasi un passo avanti, perché almeno nessuno può dire di essere stato ingannato. Al tempo stesso, però, rappresenta un enorme passo indietro. Perché se siamo arrivati al punto di farci ingannare sfacciatamente, di scegliere la fregatura deliberatamente, allora Wanna Marchi - con la sua celebre frase - forse un po’ di ragione l’aveva. Ti stanno vendendo l'assenza dello spettacolo e te lo stanno pure dicendo, ma tu compri lo stesso e neanche a poco prezzo. E questo lo scrive chi con quella stessa frase di Wanna Marchi non è minimamente d'accordo, perché lei si riferiva a chi, in un momento di difficoltà, si affida a maghi e oggetti miracolosi. In questo caso è molto peggio: chi acquista biglietti "audio only" ne ha piena coscienza. E va bene che ognuno con i propri soldi ci fa un po' quel che gli pare, ma quando acquistiamo un biglietto di questo tipo, stiamo davvero rispondendo a un nostro desiderio o a quello di qualcun altro?
Sembra assurdo, ma è probabilmente più onesto di tanti concerti in cui la sorpresa arrivava soltanto dopo aver passato i tornelli. Il punto è che l’industria del live ha semplicemente capito una cosa: esiste un pubblico disposto a comprare qualsiasi cosa pur di poter dire “io c'ero”, quindi non si pone nessun limite. Anziché cogliere le proteste di quella parte di pubblico, che in precedenza ha pagato un biglietto per concerti ignaro che non avrebbe visto niente, l’industria che fa? Non attua una soluzione per far sì che questo non accada più, ma lo legittima attraverso una dicitura esplicita. E a quel punto, se compri comunque il tuo biglietto “audio only”, l’unico responsabile sei tu.
E qui arriva la parte più scomoda. Possiamo prendercela con Ticketmaster, Live Nation, gli organizzatori di concerti, i promoter, i cachet milionari e le produzioni sempre più gigantesche. Tutto vero. Ma ogni volta che quei posti finiscono sold out il messaggio è chiarissimo: fatene altri. Se qualcuno paga 320 euro per ascoltare un concerto senza vedere il cantante, il mercato non legge indignazione. Legge domanda. È il principio economico più semplice del mondo. Se il prodotto vende, il prodotto si moltiplica. È esattamente quello che è successo con il dynamic pricing, con i VIP package, con i biglietti platinum, con le prevendite infinite e con i “posti premium” che spesso premium hanno soltanto il prezzo. Ogni volta il pubblico protesta. Ogni volta compra lo stesso.
E allora forse Bruno Mars non sta inaugurando una nuova era, sta semplicemente togliendo l'ultima ipocrisia. Per anni ci hanno venduto concerti che non si vedevano facendo finta che fosse un incidente. Oggi vendono direttamente il “non vedere” come categoria commerciale. Il vero scandalo non è che esistano i biglietti audio only, ma che, evidentemente, c'è abbastanza gente pronta a comprarli da renderli un affare. E sappiamo bene perché questo accade. La risposta sta in una parola sola: FOMO. La paura di “restare fuori” ci induce a comprare qualsiasi cosa. Perché tanto quello che conta è l’esperienza, non quella che può essere vissuta, ma quella che può essere condivisa sui social. Consumo, dunque sono, scriveva Bauman: “Nella società dei consumatori, nessuno può diventare soggetto senza prima trasformarsi in merce”.