“Provo sempre un certo imbarazzo quando leggo che un uomo di spettacolo, che quindi ha una visibilità pubblica, vuole schierarsi in maniera così netta, apodittica, su questioni internazionali di guerra”.
Questa è un’affermazione di Francesco De Gregori, non di Sal Da Vinci, da cui - con il dovuto rispetto - non ci si aspettano disquisizioni sociali e politiche di alto rilievo, perché il linguaggio della musica neomelodica semplicemente non le contempla. E allora se questa affermazione l’avesse fatta Sal Da Vinci, il post sarebbe già stato pubblicato su Trash italiano e sarebbe partita la gara a chi lo sf*tte e lo insulta di più.
Invece l’ha detto De Gregori, simbolo del cantautorato intellettuale, che è anche lo stesso che ha scritto Generale, per citarne solo un brano simbolo. E allora si apre il dibattito.
Un dibattito che non dovrebbe neanche aprirsi. E non perché vogliamo essere totalitari, ma perché la domanda posta al cantautore non è stata: “Ti va di dichiarare se voti destra o sinistra?”. Gli è stato chiesto cosa pensa dei colleghi che si schierano su questioni riguardanti le guerre contemporanee.
La guerra, quell’azione malvagia che nessun uomo presente sulla faccia della Terra dovrebbe ritenere argomento di discussione, almeno facendo riferimento alla memoria storica. Ma anche facendo riferimento alla sua stessa Generale, per esempio. O dobbiamo ritenere che quanto scritto da De Gregori nelle sue canzoni sia pura demagogia? Perché facile dichiararsi contrari alla guerra, senza poi prendere posizione quando si entra nello specifico.
De Gregori, ha poi anche aggiunto: “ Io non faccio proclami perché non mi sento superiore a nessuno da potergli insegnare come si vive o come si legge un articolo di giornale o quale posizione prendere su Gaza o su Israele o sull’Iran. Non mi sento in grado di dare lezioni”.
Ritenere che un artista che prende posizione su temi di solidarietà internazionale sia addirittura imbarazzante, potrebbe essere un’aperta dichiarazione di ignavia, ma è anche peggio: è la supponenza pigra di chi accusa gli altri di supponenza. Quella di De Gregori è più un’autocontraddizione performativa.
Ci sta comunicando che chi prende posizione non ha le competenze per farlo, ma lui evidentemente ha le competenze per dire che gli altri non ne hanno. Tant’è che aggiunge: “Se devo andare a lezione da qualcuno leggo un filosofo, ma non un uomo di spettacolo. Non ha nessun ruolo, non è predominante. Che titoli ha?”. Bisogna avere titoli per schierarsi dalla parte degli oppressi, dunque. E sensibilizzare significa dare lezioni, secondo il pensiero dell'artista, ci pare di capire.
Tra l’altro, anche lui è un uomo di spettacolo, affermando che l’uomo di spettacolo non abbia nessun ruolo, sta svalutando perfino se stesso. Esattamente come le persone che dicono: “Non vado a votare perché il mio voto non fa la differenza. E tanto non ne so niente di politica”.
Con queste affermazioni rivendica il valore dell’ignavia e dell’ignoranza. E lo ribadisce pure: “Ho le idee confuse. Mi sembra onesto avere le idee confuse”. Poi ci piazza pure Whitman: “Contengo moltitudini”. Giusto per dare credibilità alla sua tesi, prendendo una citazione di un poeta e decontestualizzandola a suo piacimento. Perché una caz*ata sembra meno una caz*ata se la avvalori con un aforisma letterario.
Durante la conferenza stampa di presentazione dei concerti Nevergreen al teatro Out Off di Milano, però, De Gregori ha anche giustamente puntualizzato sull’argomento: “Tutto ciò che ci sta attorno va analizzato con estrema cura”.
Un concetto sacrosanto. Peccato che ciò che dovrebbe essere analizzato, secondo De Gregori, è un gen*cidio. Andiamo diretti, a volte non serve la diplomazia, basta una parola a sintetizzare. E se non dovesse bastarvi questa parola, andiamo alle immagini: quelle di bambini innocenti a Gaza, per esempio, che non vedranno più la luce a causa di chi quella guerra ha scelto di considerarla una valida opzione.
E allora, scusate se riteniamo che non ci sia proprio nulla da analizzare. Può bastarci questo per dire che chiunque commetta crimini contro l’umanità va condannato, anche attraverso proclami, soprattutto se sei un uomo di spettacolo.
Perché cultura e politica non sono compartimenti stagni e che proprio a De Gregori - cantautore che ha sempre dimostrato una certa sensibilità sociale - sfugga questo dettaglio, è quantomeno paradossale.
Chiaramente tra coloro i quali “fanno proclami” ci sarà sempre il furbetto che lo fa per captatio benevolentiae. Quello che sposa lo slogan facile, senza approfondire alcuna analisi. Ma questo non basta a privare di valore la voce di chi protesta contro dei criminali di guerra.
Enzo Iacchetti ha commentato l’affermazione del cantautore: “Grande cazzata. L’uomo di spettacolo è un uomo che pensa al mondo e al futuro dei suoi figli. Che delusione che sei”. E Morgan, ancora più duro: “Volete intascare i vostri soldi putridi di sangue rappreso? Almeno tacete”.
Francesco De Gregori continuerà ad essere libero di non schierarsi, perché per fortuna noi la libertà possiamo ancora esercitarla, proprio grazie a chi si è schierato. Ma, in fondo, confidiamo ancora nella sua sensibilità e per questo pure noi tiriamo fuori la citazione intellettuale: “Se sei neutrale in situazioni di ingiustizia, hai scelto la parte dell’oppressore”, Desmond Tutu.