Cattive Abitudini di Mace, Salmo e Colapesce: non sembra una canzone costruita per fare i maledetti.
C’è una sensazione molto più reale: quella di persone che hanno finalmente smesso di combattere contro i propri casini e hanno deciso di conviverci, senza romanticizzarli troppo, con la fatica e la strana pace della gestione quotidiana del proprio disastro.
La produzione di Mace è perfetta per questo sentimento.
È una produzione notturna che ti fa sentire in quell’immaginario di quando fai tardi senza avere davvero un motivo per restare fuori. Luci accese, insegne, telefoni scarichi, gente che continua a girare anche se sembra ferma da mesi.
Mace traduce in suono un'idea precisa: le cattive abitudini come routine ed è proprio in questo terreno che le parole di Salmo e Colapesce trovano spazio: “Siamo belli quando tutto è spento” racconta benissimo questa generazione capace di sentirsi viva soprattutto nei momenti storti. Quando la notte abbassa il volume del mondo e restano solo le versioni meno filtrate di noi stessi.
Quando dice “Io sono fuori che mi godo il temporale” non sembra il solito spaccone, sembra più uno che si è abituato al caos che uno che vuole impressionare col caos.
E poi c’è quella barra che è un manifesto: “Non ho cercato mai un lavoro dei miei sogni, perché solo uno stupido sogna di lavorare” che detta così sembra quasi una provocazione semplice, invece dentro ha parecchio. C’è tutta la stanchezza di chi è cresciuto sentendosi dire “fai quello che ami e non lavorerai un giorno nella vita” e poi si è ritrovato adulto, stanco e con l’impressione che il lavoro abbia divorato tutto il resto.
Ma la frase che resta davvero addosso è: “La vita ti sorride con i denti cariati”. Racconta quella sensazione atroce che provi quando, dopo tanto tempo di vuoto, si apre finalmente uno spiraglio di luce, un'occasione o una risposta che aspettavi da anni e allora abbassi le difese, salvo poi ricordarti che il tempo è passato, le direzioni sono ormai prese e il presente non può più ospitare quel tipo di bellezza arrivata fuori tempo massimo. Capisci allora che quel sorriso con i denti cariati è la vita che si prende gioco di te.
Colapesce invece entra e cambia completamente la luce del pezzo. Lo fa sempre. Porta dentro una malinconia senza diventare pesante; “Ho solo imparato a volare fra i mostri mi sento al sicuro”. Parla di chi si sente al sicuro in questo mood e i mostri sono vecchi compagni di bevute che conosci per nome.
In definitiva, Cattive Abitudini non racconta persone distrutte. Racconta persone che hanno imparato a convivere con quello che manca e smettono di mentire a se stessi.
È la fotografia più onesta del presente: un’accettazione silenziosa della propria imperfezione. Perché forse, in fondo, dobbiamo ammettere l'unica verità possibile: mettiamo pure che le nostre cattive abitudini, alla fine, ci facciano stare bene perchè sono l'unico pezzo di noi che non ha ancora imparato a mentire.
Perché, a volte, l'unica cosa che possiamo fare è restare fuori a goderci il temporale, consapevoli che domani la vita ci sorriderà ancora, con tutti i suoi denti cariati.