La redazione di MOW mi chiede di dare un’occhiata alla sezione “over” delle selezioni per Miss Reginetta d’Italia. Ecco, non sapevo assolutamente cosa scrivere, poi mi viene un pensiero: bisognerebbe fare soltanto miss reginette “over”, credo che sia l’unica idea veramente femminista che oggi si possa esprimere. Partiamo dall’inizio: i concorsi, le miss, le “reginette” nascono in un mondo in cui esisteva già il concorso di bellezza (ma anche di ricchezza e di dote e di rapporti diplomatici e di potere) per le aristocratiche: ossia i balli delle debuttanti tra i 15 e i 19 anni, oggi – giustamente – rinominati “balli delle ributtanti” (non è colpa mia, si usa così).
Ovviamente il popolo ne restava escluso, anche se il “ballo”, ossia la presentazione delle “miss”, si svolgeva attraverso canali alternativi: la domenica in chiesa con i giochi di sguardi, nelle feste paesane favoriti dalla calca, in campagna nelle sagre di fine raccolto dove il vino arrossava le gote e infiammava gli animi.
I sopradetti eventi, però, non avevano spazio nella stampa (“è la stampa, bellezza aspirante miss”). E così: perché non inventarsi qualcosa come il ballo delle debuttanti per il popolo? Qualcosa che magari aprisse la carriera cinematografica (qualcuno prima o poi dovrà scriverlo un saggio sui legami tra i concorsi di bellezza e il cinema neorealista). Ed ecco l’invasione delle miss, delle “reginette”: anche le “reginette del ballo” della festa di diploma in America disvela il fascino aristocratico del paese che sostiene di avere inventato la democrazia – credeteci, o leggete Tocqueville
Ma oggi, che la stampa è stata sostituita dai social? Perché sì, per la fascia di riferimento sono i social la vera stampa, mentre la vera stampa è roba da chi non ce l’ha fatta e anche i critici letterari sono booktoker che non ce l’hanno fatta. Oggi non si punta più a essere miss, o principessa o reginetta, oggi si punta all’influencer, in una gara al ribasso in cui non si può aprire Instagram senza vedere una carrellata di accalippate che con la scusa della “nuova” rivoluzione femminista woke esercitano invece il mestiere più antico del mondo: cavalline e ricavalline storiche.
Qui subentra la bella novità: dopo il referendum che conferma il divorzio, si apre un nuovo mondo e le “over” possono rimettersi in pista. Magari hanno ancora il loro immaginario legato allo star system che non esiste più, almeno in Italia; per uno star system come si deve ci vogliono i soldi che l’Italia non ha, insomma ci vuole almeno Hollywood, o la capacità di imbrogliare con il linguaggio intellettuale dei francesi – Derrida, Guattari, Deleuze, solo per citarne alcuni.
Ecco, ci vorrebbe una tenuta morale, se mi si passa la brutta parola, per le diciottenni, che si affacciano adesso a un mondo del tutto sbracato, sputtanato e discinto. Si dia spazio invece alle “over”, si permetta loro di “debuttare” nuovamente, di sfilare, cantare, di ballare. Le “over” hanno esperienza e fulgida beltà assieme, oltre al fatto che nessuna di loro ha detto che le piacerebbe “la pace nel mondo”. A me basta questo.