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20 marzo 2026

Il sovrintendente del Teatro La Fenice Colabianchi ci prova: “Beatrice Venezi? Non è una nomina politica”. Oddio, avvocato…

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

20 marzo 2026

Il sovrintendente de La Fenice: “Beatrice Venezi direttrice musicale non è una nomina politica”. Difficile a credersi. Colabianchi è un uomo di sinistra, Venezi una donna di sinistra e pure una direttrice musicale notoriamente di sinistra, non la migliore nel suo campo e di certo non l’unica disponibile per un incarico tanto prestigioso. Nonostante la nomina non sia irregolare, è evidente che la scelta sia tanto ideologica quanto le barricate che stanno facendo contro di lei

Foto: Ansa

Il sovrintendente del Teatro La Fenice Colabianchi ci prova: “Beatrice Venezi? Non è una nomina politica”. Oddio, avvocato…

“Faccio gli interessi di tutti, non solo dell’orchestra. Quella di Beatrice Venezi non è una nomina politica: chi la avversa lo fa per ragioni elettorali”. A dirlo è il sovrintendente del Teatro La Fenice Nicola Colabianchi  a La Stampa. “Oddio, avvocato”, come si dice. Ha certamente ragione quando dice che un sovrintendente non deve pensare solo al bene dell’orchestra ma dell’intera Fondazione. Che il suo non è un lavoro puramente artistico, ma ben più articolare e idilliaco di quel che si possa pensare. È anche vero che Colabiachi non è uno sprovveduto né un uomo privo di competenza. Ed è anche vero che la scelta di Beatrice Venezi, per quanto criticabile, non è irregolare, e in un mondo che si basa sull’irregolarità sistemica, che riguarda ovviamente anche le orchestre italiane, prendersela con questa scelta significa volersi intestare una battaglia politica. Una battaglia che certamente si lega ad altre, di natura sindacale, forse più giustificate (come quelle sul welfare per i dipendenti). Che tuttavia questa nomina non sia chiaramente politica è comico, di quella comicità che non fa ridere, un po’ stantia, che punta sull’ingenuità degli italiani. Peccato che gli italiani interessati all’opera, per quanto pur sempre italiani, siano mediamente più colti di quelli che normalmente abboccherebbero a tali uscite. Colabianchi, che è uomo di destra, sa che Beatrice Venezi è donna di destra, sa che suo padre è uomo di destra e che il consenso intorno alla direttrice musicale è principalmente un consenso di destra, politico, filogovernativo, veicolato dall’alto piuttosto che dal basso. Venezi è quel che è certamente per via del suo talento, che ha bisogno di molta bottega, ma anche per quel simbolico (e non penso minimamente economico) mecenatismo del partito più potente d’Italia. Nulla di strano. Chi frequenta questi ambienti mi dice che la sinistra ha sempre fatto la stessa cosa, ma nominando figure più competenti e dunque più tollerabili. Non che la tolleranza sia direttamente proporzionale al livello dei direttori d’orchestra. Farebbe piacere discutere ancora di questo in un mondo che si arrovella sulle poltrone della Rai, una cariatide di regime pagata con i soldi estratti in modo forzoso ai cittadini. Ma basta guarda meglio il tema della polemica per capire che nessuno, in questa storia, risulta poi così interessante. 

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Foto:

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