Che Madame sia una delle artiste più interessanti degli ultimi anni non è una novità. Dagli albori si era dimostrata un prodigio: non ancora maggiorenne, si era lanciata sul mercato indipendente con brani che oggi contano milioni di streaming: Anna, Sciccherie e 17 poi.
Nel 2019 lo aveva predetto con il titolo di una canzone: La promessa dell’anno, e così è stato. Ma non solo di quell’anno, Madame si afferma ben presto come promessa della musica italiana, una cantautrice che, nonostante la giovane età, è pronta a smentire le dicerie sulla sua generazione, spesso ritenuta vacua e superficiale.
Caterina Caselli la vuole in Sugar e Madame pubblica così il suo primo album omonimo nel 2021 e L’amore poi, nel 2023. Entrambi gli album vengono lanciati sul palco dell’Ariston, a Sanremo: il primo con Voce, nel 2021, e il secondo con Il bene e il male, nel 2023.
Il grande pubblico la premia, grandi artisti la vogliono; tra tutti Laura Pausini sceglie di cantare un brano scritto da lei, Scatola, e Marracash le fa incarnare la sua anima durante il tour negli stadi del 2025, dopo averla omaggiata intitolando il featuring con il suo nome, Madame - L’anima, nell’album disco di diamante, Persona.
In questi anni Madame ha fatto silenzio e ci ha stupiti, in mezzo a un’industria musicale dove si sente tanto rumore per nulla e la corsa alla “prossima hit” imperversa tra gli artisti in perenne gara.
La cantautrice è apparsa in qualche featuring degno di nota, quasi assente sui social. Era chiaro che il suo non fosse un addio, ma una sorta di ritiro spirituale capace di fare spazio a una nuova versione di sé.
L’artista vicentina è tornata una settimana fa con il singolo Disincanto, che lancia l’album omonimo in uscita il 17 aprile. La canzone è un marchio di fabbrica: Madame viviseziona ogni emozione processata dalle profonde consapevolezze giunte in questi anni. A rafforzare il messaggio del testo è una campagna promozionale coerente che non lascia nulla al caso; a partire dalla cover dell’album che è una semplice scritta su sfondo bianco: Madame - Disincanto, con sopra un codice a barre.
Una scelta minimalista ed essenziale che non ha bisogno di colori accesi e grafiche elaborate. L’artista ha rivelato che avrebbe voluto inserire il prezzo del disco al centro della copertina, ma che le è stato impedito da cause di forza maggiore, quindi ha dovuto accontentarsi del barcode.
Tutto ruota attorno a un concetto: qual è il prezzo? Per stare bene, per mostrarsi, per un’infanzia felice, per cambiare. Queste domande sono affisse da ieri per le vie di Milano, accompagnate rispettivamente da immagini che raccontano gli anni silenziosi di Madame: un letto d’ospedale, la sua nudità, lei da piccola con il suo cane, le ciocche dei suoi capelli tagliati. Uno storytelling visivo che anticipa le tracce contenute in Disincanto, il suo nuovo concept album.
Il punto è: perché nel 2026 ci stupisce ancora così tanto un concept album? Perché ci sorprende che un’artista decida di narrarsi sotto la lente della propria arte? Sembra quasi un paradosso e non è la prima volta che capita.
La verità è che negli ultimi anni il mercato musicale ha abbracciato il capitalismo in piena regola, producendo di continuo, male e al solo fine di vendere; costringendo gli artisti a una corsa per scalare le classifiche, o peggio, per conquistare i trend su Tik Tok. Il risultato è stato una sorta di assuefazione e il messaggio che è passato per gli artisti è stato: se non è una hit, non funzioni. Nel frattempo, noi ci siamo abituati al business, così tanto da non riuscire più a distinguerlo dall’arte.
La piega che ha preso la discografia è stato un vantaggio enorme per chi, come Madame, semplicemente fa il suo lavoro: l’artista, e se ne sbatte dei compromessi col mercato, come dovrebbe essere. Questa dovrebbe essere la regola, invece diviene l’eccezione che ci incanta. Forse anche per questo Madame ha scelto proprio il titolo Disincanto, quello in cui viviamo immersi.
Madame brilla perché ha talento, ma appare rivoluzionaria perché nel contesto musicale contemporaneo la rivoluzione non esiste più.
La riflessione sorprendente non è quella che Madame fa con Disincanto, né la narrazione della sua campagna promozionale. È che ci siamo abituati alla melma discografica, così quando un artista ci ricorda come si fa musica, siamo pronti a gridare al miracolo.
E forse questo è il vero disincanto, quello da cui siamo talmente anestetizzati da aver bisogno di poco per destarci.
Se c’è un atto rivoluzionario che Madame ha compiuto è stato proprio farci giungere - forse inconsapevolmente - a questa conclusione: abbiamo decisamente abbassato l’asticella. Stupirsi: qual è il prezzo?