Madame: il suo Disincanto è liberatorio
Come la recensisci Madame? Come minimo servirebbe una conoscenza approfondita della letteratura internazionale, ma soprattutto una sensibilità rara, almeno quanto la sua. L’attesa per il suo ritorno è stata lunga, ma ne è valsa la pena? Assolutamente. E questo primo singolo omonimo dell’album che uscirà il 17 aprile, ce lo conferma. Manca più di un mese, ma Disincanto accorcia le distanze dall’album nel quale è contenuto. Nel video una Madame con taglio corto e outfit sgualcito: camicia fuori dai pantaloni, giacca grigia e cravatta rosa con nodo ampio, un dettaglio femmineo nell’estetica androgina che la contraddistingue da sempre. L’atmosfera è rurale, rimanda quasi a una dimensione di essenzialismo che si sposa bene con il minimalismo della produzione - di BIAS, Mr Monkey e Lester Nowhere, con il contributo di Lorenzo Brosio - ma si scontra con la complessità del testo. Madame è complessa, ma cruda. Frammentata e unitaria. La sua penna analitica e viscerale; la cantautrice è mossa da introspezione ad alto impatto emotivo. Nel video - diretto da Jacopo Farina - l’immagine iniziale è quella di un banchetto all’aperto. Madame appare di spalle, mentre tutti gli altri commensali ridono e scherzano: un contrasto tra la profondità “pesante” dell’artista e la superficialità da “livello del mare” del mondo circostante. Madame si alza e tira via la tovaglia bianca della tavola, la trascina con sé su un prato: “io non vivo più con sotto le istruzioni” è il primo verso che accompagna la scena. Un moto di ribellione che appare consapevole e non aggressivo. I commensali la inseguono, ma lei prosegue con il volto di chi non ha niente da perdere - “io non ho più paura, ho gli occhi gonfi del mio disincanto” - e l’espressione liberatoria di chi ha chiuso con una vecchia versione di sé ed è pronta a ricongiursi con la nuova. “Vita eccomi” è il verso che sancisce il suo ritorno, una confessione che è un flow che insegue i passi della cantante tra i boschi. Madame e i suoi versi hanno proprio l’aria di chi, ormai disincantato, non può più essere scalfito da nulla. Ma il disincanto di cui canta Madame non è rassegnazione, è più una sottrazione di aspettative che permette di accogliere le proprie contraddizioni e vivere nel qui e ora. La maturità artistica e personale di Madame è tangibile e se rimane un’aspettativa è quella di sentire un album ricco di nuovi spunti che farà sicuramente bene alla musica italiana. Nel video fa buio, ma Madame prosegue il suo cammino e rimane sola: nessun velo di tristezza, solo una consapevolezza nuova che scopriremo ascoltando le altre tracce dell’album.
Emma e Rkomi: Vacci piano porta la firma non ufficiale di Olly
Emma e Rkomi funzionano. Un featuring che si poteva prevedere, due voci che si sposano bene e una ballad romantica che li unisce sulla stessa linea: nessuno prevale sull’altro. Il brano è stato scritto dai due cantautori insieme a Tredici Pietro - al secolo Pietro Morandi - e la produzione è di Katoo e di July, ormai fedele producer di Emma. Rkomi fa Rkomi, solo in versione un po’ meno rapper e più melodica. I versi e la timbrica sono i suoi, non ci si può sbagliare se lo si becca in radio o in riproduzione casuale sulle varie piattaforme. Emma dimostra ancora una volta la sua versatilità: di qualunque genere si tratti, lei lo veste bene. Negli anni ha attraversato diverse fasi: dalle ballad degli esordi, al rock graffiante, per poi inaugurare la cassa dritta in alcuni brani particolarmente fortunati. Ora è tornata alle sue origini: le ballad, ma con un tocco nuovo. La combo Emma - July funziona e la penna di Tredici Pietro sa stupire. Tra le firme di Vacci piano manca però quella di Olly, che c’è pure senza esserci. Sarà che Olly e July sono imprescindibili, ma in July rimane ancora l’impronta del cantante con il quale ha esordito. Vacci piano si immagina tranquillamente con la voce di Olly. Non è rivoluzionaria, ma è radiofonica e ha il potenziale che serve per scalare le classifiche.
Mara Sattei fa tris col bonus
Mara Sattei è bravissima a cantare, cosa non funziona? Forse manca un po’ di personalità. Una bella voce è una bella voce e basta, se poi si affianca a quella di Elisa (che oltre che “voce” in senso letterale, è un marchio identitario) è più un autogol che un aiuto. Per certi feat bisogna essere all’altezza, altrimenti si rischia di uscirne sconfitti e questo è il caso. Mi penserai è solo uno dei tre brani rilasciati ieri da Mara e risulta quello più interessante: è un caso che sia lo stesso in cui c’è Elisa? Mara Sattei la rischia e non raddoppia, anzi. Dopo un altro Sanremo tiepido, Mara compie un altro passo falso. Difficile identificare il fan standard della cantante, così com’è difficile identificare i suoi brani. Un’identità artistica vacua e un potenziale enorme che non trova il modo di risultare straordinario. I tre brani pubblicati stanotte sono la versione digitale di tre tracce del nuovo album Che me ne faccio del tempo, uscito solo in versione fisica. Le altre due tracce: Freddo dentro e Te ne vai risultano neutre, senza nessun guizzo di freschezza. Forse a Mara non servono i featuring, serve esattamente il contrario: una ricerca solitaria e personale che arricchisca la sua voce di un tono unico e riconoscibile.
Quello che è certo è che dopo questo venerdì non potremo più dire che le donne non hanno spazio nella musica italiana, anzi: all’appello risponde una maggioranza. Alle uscite del venerdì si aggiunge Annalisa, che necessita di un’analisi a parte.