Potremmo immaginare un’ondata massiccia, internazionale e inarrestabile di razzisti nostalgici del nazismo, che in ogni caso - a meno di non voler immaginare strani complotti mondiali - avrebbe la stessa natura dal basso e spontanea, di solito giustificata a sinistra, delle rivolte e proteste progressiste come, per esempio, quella dei Black Lives Matter che portò alla distruzione di locali, auto e svariate proprietà private, sfascio e saccheggio apertamente rivendicati da certuni (un esempio su tutti, In Defense Of Looting, di Vicky Osterweil), o come quelle in Usa contro l’Ice negli ultimi mesi. E potremmo immaginare che di base si tratti di legioni di invasati pronte a partire per delle crociate cittadine contro le razze impure, al grido di “in hoc signo vinces” e indicando a favore di telecamere e dirette Instagram una croce bianca con una goccia di sangue al centro. O potremmo limitarci alla realtà dei fatti, e cioè che la società multiculturale non esiste, almeno in Occidente. Esiste semmai una società in cui l’integrazione può arrivare fino a un certo punto, oltre il quale l’accettazione, l’inclusività e la tolleranza hanno un costo sociale, economico e morale che la maggior parte della gente normale non è più disposta a sostenere.
Non troppe ore fa, a Belfast, un uomo sudanese, Hadi Alodid, ha cercato di decapitare un’altra persona in mezzo alla strada. Il sospettato pare sia arrivato nel Regno Unito sfruttando la cosiddetta “rotta irlandese”, una via alternativa che facilita l’ingresso in Uk. Il sospettato, arrivato dal Sudan, passato per l’Europa (probabilmente Francia), sceso a Dublino e solo successivamente finito, senza controlli, in Irlanda del Nord, aveva ottenuto un permesso di soggiorno come rifugiato fino al 2028. Ora Belfast sta andando letteralmente a fuoco, con decine di manifestanti che hanno scelto di farsi giustizia da soli bruciando auto, case e strutture per richiedenti asilo.
A dicembre del 2025 un ragazzo di diciotto anni, Henry Nowak, viene ammazzato a Southampton da Vickrum Digwa, di religione sikh, con un pugnale che portava liberamente con sé poiché simbolo religioso. Potrebbe sembrare irrilevante, se non fosse che Nowak è morto in custodia della polizia mentre continuava a ripetere di essere stato accoltellato e di “non respirare” (una frase che è diventata lo slogan del Blm nel 2020). La motivazione dietro al fatto che Nowak, la vittima, fosse in manette non è più, nel 2026, così assurda e inverosimile: a chiamare il 999 è stato il fratello dell’assassino, sostenendo che Digwa si fosse difeso da un attacco razzista.
A febbraio di quest’anno, un estremista di estrema destra di 23 anni, Quentin Deranque, è stato ammazzato in strada durante una manifestazione pacifica da sei estremisti di sinistra. C’è chi ha sostenuto che se lo sia cercato, almeno su una scala astratta legata ai motivi che giustificano l’omicidio ideologico di un ragazzo ventitreenne chiamato a difendere un collettivo femminista di destra dalle contro-proteste aggressive dei militanti Antifa, anche perché la sinistra francese non era nuova ad appoggiare piccoli gruppi criminali. Le stesse proteste che partono dai quartieri popolari e che usano come viatico il tifo calcistico, possono darci un’idea di come si stia muovendo l’Occidente.
Potremmo andare avanti (ma lo ha fatto, per esempio in Titanic Europa, il giornalista Giulio Meotti) ma la morale della storia l’avete capita. Non serve essere razzisti per capire che il multiculturalismo ha fallito, che un mondo di girotondi al ritmo di Heal the World non solo è impossibile ma è un’illusione tragica e pericolosa, dal momento che apre le porte a una convinzione antropologica ben radicata e ora divenuta un tabù, secondo cui uno squilibrio tra due culture che si incontrano porta non a un progresso ma un regresso omologante e sostanzialmente negativo per la società che soccombe.