L’udienza del bandito Occhi Celesti continua. Francesco Bellusci, pentito della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, riprende il racconto della sua vita criminale che si era interrotto davanti alla Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Milano. Davanti ai microfoni dell’aula bunker di Opera, il racconto della mafia a tre teste lombarda, Hydra, lascia l’hinterland milanese e, a bordo di un suv, si sposta a Torino. Tra i tendoni del mercato di Porta Palazzo. Qui, a cavallo tra il 2020 e il 2021, Bellusci conosce l’ex capo ultras della Juve, alla guida degli Arditi, Giacomo Lo Surdo. L’ex capo ultras, qui, ha una bancarella di vestiti. Bellusci, davanti ai pm Cerreti e Ferracane, non si ricorda precisamente il suo cognome: “Curto, Curdio?”. Ma, è chiaro, si sta parlando di lui.
In quell’occasione glielo presenta il “bad boy” della sua stessa locale, Antonio Esposito. Con loro c’è pure Giacomo Cristello, il loro “superiore”, condannato a 11 anni e 2 mesi in rito abbreviato. “Lui è un fratello nostro”, spiega Tony a Occhi Celesti riferendosi a Lo Surdo. Esposito e Lo Surdo si erano conosciuti qualche anno prima nel carcere di Voghera. Qui l’ex capo ultras, vicino ai fratelli ‘ndranghetisti Adolfo e Aldo Cosimo Crea, si trovava dietro le sbarre per associazione mafiosa dopo essere stato arrestato nel 2011 nella maxi-operazione Minotauro della Dda di Torino. La Stampa scrive di lui come parte dell’esercito violento dell’organizzazione ‘ndranghetista piemontese, che anche tramite la tifoseria juventina faceva affari con il bagarinaggio. Da poco, il 3 giugno, la Corte d’Appello di Torino ha riformulato per lui la pena, comminandogli un anno e quattro mesi di reclusione per una serie di estorsioni, violenze private, sequestri di persona e altri reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla sostituta Manuela Pedrotta sulle attività di Francesco Ferrara, imprenditore di spicco nell’organizzazione di Cioccolatò e dei mercatini di Natale. A Voghera, però, Lo Surdo si trovava detenuto sia per l’inchiesta San Michele, successiva a Minotauro – qui erano emerse varie estorsioni ai danni della società di eventi Set Up Live per ottenere biglietti e altre agevolazioni – sia per il procedimento a Catania, iniziato per lui nel dicembre 2012, quando era già detenuto, per concorso in un’estorsione aggravata commessa, secondo la Dda di Catania, per favorire il gruppo mafioso Sciuto-Tigna.
Ma cosa c’entra tutto questo con la trasferta a Torino? Esposito aveva dato la sua parola a Lo Surdo, durante la loro permanenza a Voghera, che una volta fuori si sarebbero dati una mano a vicenda con il lavoro. In questo caso, rapine. Anche fare le rapine in gioielleria è un lavoro, a suo modo. Si parla infatti, qui, di una gioielleria che fa angolo. “Non saprei dirle dove. Torino è una città che non conosco”, spiega Bellusci alla pm Cerreti. L’idea era quella di avviare una collaborazione con questo Lo Surdo. Peccato, però, che dei Rolex che si sarebbero dovuti rubare dalla ricca vetrina Lo Surdo ne volesse una quota superiore rispetto a quelle spettanti a Esposito e Cristello. Quest’ultimo, da superiore, considerando però il rischio della trasferta e del viaggio, non si trova d’accordo. E alla fine, di questa rapina, non se ne fa più niente. Anche se il colpo, non si fa, racconta un lato importante di Hydra, che non solo ha 3 teste, ma pure infiniti tentacoli infinitesimali che s'intrecciano e tirano dentro di sé anche personaggi lontani dal consorzio lombardo per ragioni del tutto fortuite, anche provenienti dal resto del nord Italia. Il tutto, purtroppo, avviene attraverso quello che dovrebbe essere uno strumento di rieducazione dei detenuti, ovvero il carcere, invece, luogo dove si creano nuovi legami e nuovi progetti criminali.