Centotrentuno telefonate non sono poche, specialmente se poi c’entra un’assunzione sospetta all’aeroporto di Malpensa. Quel “dì che ti manda Greco” dentro le carte di Hydra, ma senza omissis rende più comprensibile qualcosa che potrebbe essere un po’ di più di una raccomandazione. Giuseppe Greco, 63 anni, nato ad Agrigento, fino a pochi giorni fa era consigliere comunale di “Uniamo Buscate” e capogruppo della maggioranza a Buscate, cinquemila abitanti nel Milanese. Il Fatto Quotidiano scrive che Greco sarebbe “vicino all’europarlamentare di Fratelli d’Italia Mario Mantovani”. Non è indagato, ma si è dimesso ieri per mettersi a disposizione degli inquirenti per chiarire la sua posizione dato che il suo nome è finito nell’annotazione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, depositata nel maxi processo Hydra (sulla presunta alleanza tra ’ndrangheta, Cosa nostra e camorra in Lombardia). A tirarlo dentro questa storia è sempre Francesco Bellusci - il pentito fino ad ora ritenuto attendibile proprio dalla nota di accertamento del Nucleo Investigativo sulle sue dichiarazioni - che il 2 settembre, davanti ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, ha parlato di un “tizio di Buscate”, un politico locale “molto amico” di Giacomo Cristello, già condannato in rito abbreviato a 11 anni nell’ambito di Hydra. Per Bellusci Greco avrebbe fatto da “tramite” tra Cristello e la famiglia Rispoli. Una specie di ambasciatore, utile proprio “per non essere intercettati, per non avere collegamenti”.
Attraverso questo canale sarebbero passati anche soldi destinati a Vincenzo “Cenzo” Rispoli, storico boss detenuto al 41 bis: “1000, 2000 euro”, racconta Bellusci. È dai tabulati telefonici che emerge il nome di quel “tizio di Buscate” fino ad’ora sconosciuto, ovvero Giuseppe Greco. Gli investigatori documentano 131 contatti telefonici con Santo Nicodemo Rispoli, detto “Santino”, zio di Vincenzo Rispoli e indicato da Bellusci come l’uomo che si occuperebbe della “bacinella”, la cassa comune attraverso cui far arrivare denaro al boss detenuto. Nel 2021, poi, Giacomo Cristello si interessa all’assunzione di un certo “Gaetano” all’aeroporto. “Fai il nome di Greco Giuseppe, digli che ti ha mandato lui” e dopo il colloquio di lavoro Gaetano riferisce a Cristello: “c’ho fatto il nome, non mi ha detto né sì né no, però l’ha capita la situazione, mi ha abbassato la testa”. Due settimane dopo, secondo gli atti, inizia effettivamente a lavorare. Solo un favore personale? Oppure, come sostiene Bellusci, il frammento di un sistema di relazioni molto più profondo? Greco, assistito dall’avvocato Roberto Raimondi, ha respinto questa versione dei fatti bollandola come “accuse false” e negando ogni “illazione circa rapporti con affiliati a sodalizi criminali”.