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24 settembre 2026

Le parole pesantissime del pentito Bellusci nel processo Hydra: “I proiettili che uccisero Nino Cutrì venivano da un'armeria in particolare”, ma il titolare smentisce tutto

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

24 settembre 2026

Armi “prestate”, finte retate antidroga, l’evasione di Mimmo Cutrì, l'omicidio di Turbigo riletto dalla prospettiva di un pentito quattro anni dopo e l'epopea del violento Giacomo Cristello. Il pentito “Occhi Celesti” Bellusci racconta la ’ndrangheta lombarda, per lui, ormai “Una grande bugia”

Foto: ChatGpt

Le parole pesantissime del pentito Bellusci nel processo Hydra: “I proiettili che uccisero Nino Cutrì venivano da un negozio in particolare”, ma il titolare dell’armeria Beccaglia smentisce tutto

“Che poi è tutta una grande bugia, ’sta ’ndrangheta. Parole sue del dicembre 2025. Tutto quello che ci siamo raccontati finora era uno scherzo?”, domanda la pm Alessandra Cerreti a Occhi Celesti. Probabilmente davanti agli occhi azzurri del collaboratore di giustizia Francesco Bellusci passa, in una frazione di secondo, tutto il film della sua vita, congelato in un secco “No”. Ma poi si spiega, perché sa benissimo che dalla ’ndrangheta, una volta affiliati, non si esce semplicemente rinnegando la propria dote. O la morte o collaborare con la giustizia. Esiste anche una terza via, ma di quella parleremo più avanti, perché la seconda è quella che potrebbe fornire più risposte e reinterpretazioni di fatti di sangue che si credevano ormai chiusi. Come l’omicidio di Emanuel Rroku, avvenuto a Turbigo il 16 settembre 2022 e non solo. La collaborazione, poi, ogni tanto illumina anche i giudici. Come in questo caso la presidente del collegio, Maria Luisa Balzarotti, a proposito delle placche delle forze dell’ordine. Balzarotti, infatti non sapeva che le placchete identificative delle forze dell'ordine sono vendute anche dalle armerie autorizzate. E quindi, qualora un criminale volesse fingersi forza dell’ordine e sequestrare, ad esempio, cocaina a qualche trafficante, avere un contatto dentro un’armeria potrebbe tornargli parecchio utile. A Cuggiono, dove è nato Bellusci, un’armeria c’è ed è quella di Pasquale Daniele Pelligrò. Bellusci riferisce alla pm che il proprietario di questo negozio, non sapendo come far fronte a un debito da circa diecimila euro, si sarebbe rivolto al suocero di Bellusci. Questo, provvidenzialmente, avrebbe “passato la palla” a Occhi Celesti. “Quando gli do i soldi, lui mi assicura di volermeli ridare con gli interessi. Io gli dico che gli interessi non li voglio, ma gli chiedo in cambio qualche fucile e qualche pistola in prestito”. Queste parole riferiscono la versione di Bellusci e non una verità acclarata dagli inquirenti.

Aula Bunker Ansa
Avviso per i naviganti: la controsoffittatura dell'aula Bunker è crollato Foto Ansa

Tutto questo avrebbe fatto comodo a Bellusci e al suo violentissimo compare Giacomo Cristello, interessato ai tesserini da carabiniere. Il piano sarebbe stato quello di mettere in scena una finta retata antidroga ai danni di alcuni soggetti che hanno in saccoccia parecchia cocaina. “Ho imparato una cosa nuova”, commenta la giudice. Secondo Bellusci, poi, proprio da quest’armeria avrebbero avuto origine i proiettili esplosi dallo Scorpion di Mimmo Cutrì. Durante la fuga dalla polizia e dal Tribunale di Gallarate, scapparono dalla canna dell’arma una raffica di proiettili che uccisero l’amico fraterno di Bellusci. Lo stesso a cui qualche giorno prima avrebbe chiesto di prendere parte al colpo, ma che non si sarebbe voluto immischiare in quell’operazione, a suo dire, realizzata con una batteria di criminali non validi, per lo meno non validi come lui, spiega ai pm. Il giorno seguente la tragica liberazione di Mimmo Cutrì, secondo il racconto Occhi Celesti ai Pm, si sarebbe incontrato con l’armiere al bar. Pelligro’ sarebbe stato preoccupato dal fatto le pallottole conficcate nel collo di Nino avrebbero potuto portare fino a lui. Uno dei tanti motivi per cui l’armiere avrebbe iniziato a tirarsi fuori dai presunti affari con la locale di Legnano. Sarebbe stato per lui, secondo la versione non accertata di Bellusci, sempre più difficile giustificare ai controlli, l’assenza delle armi dal deposito e il loro utilizzo da parte dei criminali. Per giustificare questi “prestiti” un altro criminale, Roberto La Bruna, racconta Bellusci, avrebbe proposto a Pelligro’ di mettere in scena una rapina alla sua armeria. Semplice semplice e pure foriera di qualche soldino in più nelle tasche di entrambi (secondo Bellusci). La domenica Pelligro’ è solito andare a pesca? Perfetto. La Bruna e altri soggetti non identificati gli svaligiano l’armeria. Poi, secondo il racconto del pentito, con l'armiere si sarebbero divisi i soldi dell’assicurazione e pure quelli ricavati dalla rivendita sul mercato nero delle armi fatte sparire.

Daniele Pelligrò, titolare dell'armeria Beccaglia di Cuggiono, però, ci riferisce di non avere mai fatto parte né intrattenuto rapporti con organizzazioni criminali e, in particolare, con la 'ndrangheta; di non avere mai fornito alla stessa armi, munizioni o altri beni, né a titolo oneroso né in prestito; e, conseguentemente, di non essersi mai potuto “allontanare” da un'associazione o da rapporti ai quali è sempre stato totalmente estraneo. È altresì falsa, ci riferisce Pelligrò, la questione debito di circa euro 10.000,00 e che, in relazione allo stesso, di essersi rivolto al Sig. Bellusci o a suoi familiari. Pelligrò, poi, ci spiega di non aver mai venduto tesserini delle forze dell’ordine (dunque non poteva averne alcuna disponibilità), non avendo mai richiesto la relativa licenza prefettizia. Quanto alla rapina subita dall'armeria nell'anno 2023, circostanza effettivamente verificatasi e della quale si è occupata anche la stampa, Pelligro smentisce la ricostruzione di Bellusci bollandola come totalmente falsa in quanto il Sig. Pelligrò non disponeva di copertura assicurativa per il danno in questione e, proprio in conseguenza della rapina, ha subito un rilevantissimo pregiudizio economico.

Siamo nel 2023, ben dopo alla fascia temporale identificata da Bellusci che, sempre più stanco delle domande dei pm Rosario Ferracane e Alessandra Cerreti, perde a tratti il senso del tempo di una vita il cui quotidiano è scandito da reati gravissimi. Per questo Bellusci è una fonte preziosa per i pm. Il rango di sgarrista che lo caratterizza lo mette nella condizione di sapere tutto di tutti. E infatti Bellusci è anche a conoscenza del presunto retroscena sull’omicidio di un uomo albanese a Turbigo, avvenuto nel settembre del 2022, perché racconta di aver riconosciuto, attraverso un articolo di MilanoToday, la Beretta calibro 6 e 35, argentata e damascata, di “Rigi”, ossia Rigels Gjinaj, l’albanese che sarebbe gravitato intorno alla sua batteria. Una testa calda, Rigi, criminale di bassa lega, dice Bellusci, che pochi giorni prima dell’omicidio di Emanuel Rroku, suo giovane connazionale, avrebbe incontrato Bellusci al ristorante Da Mariuccia, in località Malvaglio, a Robecchetto con Induno, insieme alla sua famiglia. Rigi sarebbe stato fuori controllo. Nel racconto di Bellusci stava litigando con un compaesano e sarebbe arrivato a puntargli alla testa la sua calibro 6,35 damascata. Bellusci avrebbe allontanato la famiglia, gli si sarebbe avvicinato, gli avrebbe levato la pistola di mano e lasciato che le acque si calmassero. Così, nel racconto, si prendono una bevuta per sciogliere la tensione.

Aula Bunker Ansa
Aula Bunker Foto Ansa

Peccato che qualche giorno dopo il “boccia” di Rigi, Catanga – cocainomane, dice Bellusci – si trova a Turbigo con la moglie per un compleanno in un bar e con lei sta litigando furiosamente. Catanga la picchia forte e il giovane Rroku interviene con veemenza per fermarlo. Catanga viene affrontato dal gruppo di Rroku, al che chiama Rigi, che in quel momento, stando alla deposizione di Bellusci, si trova nel bar di Giacomo Cristello, compare di Occhi Celesti. Cristello è presente, d’altronde è il suo bar, ascolta tutta la chiamata e il giorno dopo l’omicidio ne parla con Bellusci. Chiusa la chiamata Rigi raggiunge Catanga, finisce in mezzo alla rissa per aiutare l'amico ad uscirne, ma quando per loro le cose si mettono male, estrae la sua 6 e 35 e spara. Uno dei proiettili raggiunge Rroku al collo e lo ammazza. A Rigi danno 17 anni e 4 mesi di reclusione per l’omicidio volontario di Rroku. La pena in appello viene ridotta a 13 anni e 10 mesi. Dal bar di Cristello ne passano di storie. D’altronde, nel racconto di Bellusci, Cristello stesso è un personaggio totalmente disinibito. “Lo ripeteva spesso, ovunque si trovasse, di non aver paura di nessuno. Lo faceva per imporre il suo controllo sul territorio con il terrore”.

Carabinieri Ansa
Carabinieri in fila indiana Foto Ansa

Tant’è vero che una sera Cristello, insieme a Christian Sesto, avrebbe deciso di menare un omone del Nord alto due metri che a Samarate avrebbe dato problemi ogni sera. Sesto gli avrebbe spaccato una sedia sulla schiena e Cristello avrebbe preso una spranga e avrebbe cominciato a colpirlo così forte da fargli perdere un occhio. Un’altra scena a cui Bellusci racconterebbe di aver assistito direttamente sarebbe il regolamento di conti con “un rumeno”, al quale Cristello avrebbe spaccato un boccale di birra in testa. I cocci che gli sarebbero rimasti tra le mani, racconterebbe Occhi Celesti, Cristello, insieme a Filippo Sergi, glieli avrebbe conficcati ulteriormente nel cranio. “Nessuno sarebbe intervenuto?”, domanderebbe Cerreti. “Assolutissimamente no. Nessuno avrebbe mai neanche lontanamente pensato di mettersi in mezzo a una situazione del genere”. Tutti, nel territorio della locale di Legnano, avrebbero saputo benissimo chi fosse l’indomabile Cristello. Bellusci racconterebbe che, durante una precedente e lunga detenzione a Bollate legata a un procedimento per rapina poi conclusosi con l’assoluzione, Cristello avrebbe conosciuto anche Vito Cosco. Sì, lo stesso Vito Cosco che sarebbe stato condannato per la strage di Rozzano del 2003, costata la vita a quattro persone, e che sarebbe stato poi condannato in via definitiva all’ergastolo anche per l’omicidio di Lea Garofalo. Lo stesso Vito, fratello di Carlo Cosco, ex compagno di Lea e suo carnefice, nonché padre di Denise Cosco. Denise, che nel processo contro gli assassini della madre sarebbe stata una testimone decisiva, sarebbe morta il 10 settembre 2026 dopo essersi lanciata dal palazzo in cui viveva ad Ariccia.

Paolo Aurelio Errante Parrino intervistato a "Lo stato delle cose" (Rai 3)
Paolo Errante Parrino Lo Stato delle Cose

Un frattale di violenza, la vita di Cristello, che porta sempre la firma di una calibro 9. Come quella che, il 12 agosto 2015 a Buscate, durante la veglia funebre per il padre Carmine, avrebbe esploso contro suo fratello Francesco vari colpi e gli avrebbe ferito una gamba. Il tutto sarebbe avvenuto alla luce del sole e durante il rosario del loro defunto padre, che proprio in quella piazza Giacomo avrebbe già picchiato tempo addietro. Sangue che non avrebbe lavato via il sangue di questa violentissima locale lombarda, il cui capo società, colui che – riferirebbe Bellusci in aula – “porterebbe la crociata”, sarebbe Pasquale Rienzi, detto Paki. Una ’ndrangheta nella quale si potrebbe entrare, ma non uscire. Eppure, “sarebbe una grande bugia”, confermerebbe Bellusci ai pm. Tutto quel sistema di affiliazione sarebbe una macchina capitalista del profitto, priva di sentimenti e di scrupoli. “Avrei guadagnato meglio quando lavoravo”, ammetterebbe il pentito, e ci terrebbe che alla dottoressa Cerreti questo punto fosse chiaro. Perché nella ’ndrangheta, ripetiamo, si entrerebbe ma non si uscirebbe se non in tre modi. Con la morte, con il “ritiro di buon ordine”, che sarebbe riservato a pochi eletti che avrebbero “dato tanto”, oppure collaborando con la giustizia. Le prime due opzioni, per Occhi Celesti, non sarebbero contemplate. La parola d’ordine, ora, sarebbe una sola: la pelle. Salvare la pelle.

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