3 giugno 2020, ristorante Sardinia di Inveruno. William Alfonso Cerbo, detto Scarface, arriva con il suo autista. Al tavolo se ne stanno seduti una serie di stinchi di santi. Giancarlo Vestiti, Gioacchino Amico e Vincenzo Senese, figlio di Michele, uno dei nomi storici della camorra romana. Da quando la Lupara Bianca si è inghiottito Gaetano “Tano ’u Curtu” Cantarella bisogna ridisegnare gli equilibri, stabilire chi può continuare a fare affari con chi, chi deve chiedere il permesso a Catania e chi può entrare nell’orbita dei Senese. Vestiti deve spiegare la nuova coalizione a Senese mentre Cerbo doveva rappresentare gli interessi dei Mazzei che, secondo Cerbo, avrebbero scelto di restare “al balcone”, lasciando proseguire gli affari a Castiglia e Amico con Vestiti.
È da questa fotografia che bisogna partire per capire Hydra, che per la procura di Milano, il Tribunale del Riesame e della Cassazione è il momento genetico del consorzio tra i clan delle storiche tre mafie italiane. William Alfonso Cerbo, detto “Scarface”, arriva da Catania e dal clan Mazzei, i cosiddetti Carcagnusi. Già condannato in appello a Catania a otto anni per associazione mafiosa, intestazioni fittizie, bancarotta e corruzione. Quando incontra Vestiti, i due si presentano attraverso le rispettive appartenenze. Vestiti per i Senese, Cerbo i Mazzei ed è forse il collaboratore più importante in questo processo. Nel rito abbreviato ha ottenuto cinque anni con l’attenuante per aver scelto di parlare. Nel dibattimento ordinario ha iniziato a deporre nel luglio 2026, ricostruendo la cena di Inveruno, i rapporti con Cantarella, Vestiti, Amico (quello del selfie con Giorgia Meloni) e gli altri protagonisti. Giancarlo Vestiti, poi, è il personaggio che permette di unire il mondo catanese con quello camorristico-romano. È indicato come referente settentrionale del gruppo Senese e, dopo la scomparsa di Cantarella, avrebbe assunto un ruolo crescente nella gestione degli affari lombardi. In una conversazione del gennaio 2021 emerge la logica che secondo l’accusa anima Hydra: i proventi di Milano devono restare a Milano, quelli di Roma a Roma, quelli della Sicilia alla Sicilia e quelli della Calabria, alla Calabria, dove ci sono Filippo Crea e Massimo Rosi. Una Calabria insediatasi al nord tempo e radicata fortemente sul territorio. Filippo Crea, figlio di Santo Crea e collegato alla cosca Iamonte, è già stato condannato nel rito abbreviato di questo processo a 14 anni e 8 mesi. Il suo nome emerge anche in relazione a un recupero crediti da 250 mila euro, uno dei passaggi attraverso cui Cerbo sarebbe entrato in contatto con la componente calabrese. Massimo Rosi, indicato come figura di vertice della locale di Legnano-Lonate Pozzolo, ha ricevuto 16 anni, la pena più alta del primo troncone. Crea è il link con la ’ndrangheta ionica, Rosi il suo presidio locale al nord. Fidanzati, Pace e la Sicilia occidentale
Giuseppe Fidanzati, condannato a 14 anni, porta nel sistema il peso della mafia palermitana. Il suo cognome richiama la famiglia dell’Arenella e una storia criminale costruita tra Sicilia, Lombardia e circuiti economici nazionali. Accanto a lui si muovono Paolo Aurelio Errante Parrino e altri soggetti riconducibili all’area trapanese e castelvetranese: Bernardo Pace, che sarebbe dovuto essere sentito per la sua conoscenza preziosa del consorzio e poi è stato trovato impiccato nella sua cella a Torino. Era stato condannato a 14 anni, Rosario Abilone a 13 anni e 4 mesi. Dalle carte emerge poi il tentativo, attribuito a Vestiti e Santo Crea, di favorire il percorso di un medico (non indagato) interessato a entrare nell’orbita di Fratelli d’Italia, attraverso un avvocato milanese e ambienti della destra cittadina.
Facciamo però un po' di ordine. Su 78 imputati che avevano scelto l’abbreviato, il gup ha pronunciato 62 condanne e 18 assoluzioni. Parallelamente, 9 imputati hanno patteggiato, mentre 11 sono stati prosciolti in udienza preliminare. Altri 45 imputati sono stati rinviati a giudizio. Il dibattimento del procedimento ordinario è iniziato nel 2026 davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Maria Luisa Balzarotti. Il primo scontro giuridico è stato sulla competenza territoriale. Le difese sostenevano che il momento costitutivo dell’associazione fosse un incontro del marzo 2021 a Dairago, nell’area di Busto Arsizio. Il collegio, il 18 giugno, ha respinto l’eccezione, ritenendo centrale la cena del giugno 2020 al Sardinia di Inveruno. Il processo è quindi rimasto a Milano. A luglio è cominciato l’esame di Cerbo. Il 9 luglio il collaboratore ha iniziato a ricostruire la nascita dell’alleanza e i rapporti tra le diverse componenti. Il 15 luglio il pubblico ministero ha ripreso il tema della cena di Inveruno. Il 17 luglio sono proseguiti i chiarimenti su Cantarella, Vestiti, Amico, Senese e sui rapporti economici. Il 3 settembre è iniziato il controesame delle difese. Sono stati contestati anche passaggi del verbale del 7 ottobre 2025. Il 4 settembre il controesame è proseguito con le difese di Bonvissuto, Mannino, Senese, Crea e Sorrentino. La Procura ha poi depositato due recenti interrogatori di Francesco Bellusci, altro collaboratore di giustizia, che avrebbe riferito anche di presunti rapporti tra esponenti criminali e un consigliere comunale di maggioranza di Buscate, non indagato. Il 10 settembre, invece, il processo è stato rinviato per il crollo del controsoffitto dell’aula bunker di San Vittore. L’udienza prevista per ascoltare Bellusci è stata spostata a oggi 16 settembre nella maxi aula della Corte d’assise d’appello del Palazzo di Giustizia.