Ci siamo cascati di nuovo. Pensavamo di aver toccato il fondo e invece c’è altro oltre le tredici pagine aperte, senza data né firma, di dossieraggio psicologico su Alberto Stasi finito chissà come nei faldoni di Parma. Tre colonne, annotazioni in rosso e in verde, diciassette punti che tratteggiano il ritratto di un monstrum: "manipolatore", "narcisista", "freddo", "senza emozioni". La favola del biondino dagli occhi di ghiaccio confezionata a tavolino. C'è persino la smentita secca della criminologa chiamata in causa, che in TV dichiara di non aver mai scritto né firmato quel profilo. Fa colore, fa rumore, fa indignazione. Fa spettacolo.Ma, appunto, non mette la parola fine, perché è subito venuto fuori anche altro.
Anzi, questa storia del profilo psicologico "informale" rischia di essere un niente. Poco più di un gravissimo diversivo se confrontato con l’assurdo metodologico e materiale davanti a cui ci stiamo trovando. La sostanza, adesso, sta tutta dentro un congelatore spento. Sta nelle immagini consegnate agli atti che mostrano i tecnici del laboratorio mentre preparano lo spegnimento delle celle frigorifere il 15 settembre 2016. Sta nelle provette con gli eluiti del DNA, compresi i campioni liquidi estratti dalle tracce chiave dell'inchiesta finite dritte dentro i sacchi dei rifiuti speciali.Cestinate. Distrutte. Smaltite in blocco sei anni prima che la Corte d'Assise d'Appello di Milano desse qualunque tipo di autorizzazione o via libera formale allo smaltimento.L'ordine, confermato dalle indagini interne e dalle deposizioni, fu impartito dal tenente colonnello Alberto Marino nel settembre 2016, poco dopo aver preso il comando della Sezione Biologia. Ma pure mentre cominciava a circolare la voce che l’agenzia investiva incaricata dalla difesa Stasi aveva raccolto prove che avrebbero potuto portare a una nuova apertura delle indagini sul delitto di Chiara Poggi. Nei primi giorni del 2017, lo ricordiamo, Andrea Sempio sarà formalmente indagato.
Quella distruzione, a quanto emerge grazie agli attuali vertici dello stesso RIS di Parma, è stata un'iniziativa autonoma, senza copertura di un decreto, senza un timbro della magistratura. E quando la difesa di Stasi nel 2021 si è opposta allo smaltimento per chiedere accessi e verifiche, le risposte ufficiali glissavano, scoprendo solo oggi che quei repertori fondamentali semplicemente non esistevano più da un pezzo.Questa volta rimane troppo difficile anche giustificare tutto con la sciatteria e la supponenza che hanno caratterizzato tutte le indagini sul delitto di Garlasco. Stavolta l’odore che si sente, purtroppo, è di altro e basta analizzare le date per rendersi conto di tutto. Perché, che piaccia o no, quando bruci o smaltisci la materia prima biologica senza autorizzazione, distruggi per sempre la possibilità di applicare le nuove tecnologie, di fugare i dubbi, di riparare a eventuali errori del passato. Uccidi ogni altra verità processuale prima ancora che possa timidamente vedere la luce.
Il Comandante Generale dell'Arma, Salvatore Luongo, è dovuto uscire allo scoperto sul Tg1 a parlare di "massima trasparenza", "assoluta fermezza" e risposte necessarie di fronte a eventuali responsabilità individuali. E ha ragione assoluta, perché gli errori degli uomini, anche quelli in divisa, non devono mai e mai potranno far finire in discussione l’istituzione: non sparate sul RIS di Parma.Perché, purtroppo, c’è già chi gli ha sparato da dentro. Il Reparto Investigazioni Scientifiche era e resta una risorsa d'eccellenza, fatta di donne e uomini che lavorano ogni giorno con precisione millimetrica su scenari di crimine complessi. Trasformare il RIS nel capro espiatorio di questa vicenda significa non aver capito come funziona il sistema. E, soprattutto, che al timone di ogni grande nave c’è sempre qualcuno che decide se, come e verso dove navigare.
Il problema non è l'istituzione. Il problema sono le singole condotte, le scorciatoie procedurali, la leggerezza burocratica, la vanagloria. E, forse, il problema è pure chi s’è trovato a far sparire perché, ricordando – visto che c’era – qualcosa di strano relativamente a quel 2007, ha tolto di mezzo nove anni dopo tutto. Chi ha sbagliato, chi ha firmato disposizioni arbitrarie, chi ha tenuto documenti fantasma nei cassetti e buttato via provette senza decreto, ora che sta venendo fuori tutto, ne risponderà personalmente, in ogni sede giudiziaria e disciplinare.La processione verso la Procura della Repubblica di Pavia è già cominciata.